Abusi sui figli, sei anni ai genitori

I tre bimbi avevano riferito agli assistenti di una comunità protetta le squallide attenzioni subite

SASSARI. L’intervento degli assistenti sociali e il trasferimento in una comunità protetta otto anni fa aveva messo fine a un incubo durato anni e consentito a tre fratellini di trovare la forza per iniziare a raccontare quello che per troppo tempo avevano dovuto subire nel sottoscala in cui la famiglia viveva in condizioni di assoluto degrado.

Ieri mattina una madre e un padre accusati di aver fatto crescere i tre figli senza un briciolo di affetto, di averli maltrattati e violentati sotto minaccia prima che il Tribunale dei minori li allontanasse finalmente da quell’inferno, sono stati condannati dal collegio presieduto da Elena Meloni (a latere Valentina Nuvoli e Giampaolo Piana).

La pena più alta è stata inflitta alla madre, difesa dall’avvocato Elisabetta Udassi. La donna, che ha poco meno di cinquant’anni, dovrà scontare sei anni e mezzo di carcere. Sei anni di reclusione sono stati inflitti invece al marito (di circa 60 anni) difeso dall’avvocato Marco Palmieri.

Per i bambini c’era stata la costituzione di parte civile da parte del tutore attraverso l’avvocato Fabio Bruno. Due di loro già qualche anno sono stati adottati da due diverse famiglie e attraverso l’amore dei nuovi genitori stanno provando a dimenticare il male subito da chi avrebbe dovuto amarli e proteggerli. Il terzo fratellino si trova purtroppo ancora in una comunità, con strascichi fisici mai risolti.

La triste vicenda era venuta alla luce otto anni fa, quando il tribunale dei minori - attivato dalle assistenti sociali - aveva messo in moto la Procura della Repubblica. Il campanello d’allarme che aveva dato il via all’inchiesta sulla coppia sospettata di aver abusato di tre figli tra i 7 e 15 anni era stata una «precoce sessualizzazione» dei tre bambini.

I presunti abusi emersi dalle chiacchierate con le assistenti sociali facevano riferimento a un passato lontano, quando la più piccola aveva 4-5 anni. Era stata proprio lei a tradire comportamenti e poi parole troppo precise, difficili da equivocare, che avevano portato chi aveva iniziato a prendersi cura di lei e dei suoi fratelli a scrivere, appunto, di una sessualizzazione precoce.

La bimba conosceva aspetti delle relazioni intime che non avrebbe nemmeno dovuto immaginare. Le sue parole, raccolte inizialmente in modo informale, fuori quindi dall’inchiesta penale - erano state poi ribadite nel corso di un’audizione protetta davanti a un perito nominato dal giudice. La famiglia, era emerso durante le indagini, abitava in un sottoscala malsano, con una sola camera da letto dove i genitori dormivano con i bambini. Uno di loro aveva raccontato che spesso venivano lasciati soli, talvolta senza cibo, mentre padre e madre andavano al bar, anche a tarda sera.

Quando gli incaricati dal tribunale per i minori si erano accorti che forse molti dei problemi affettivi e cognitivi dei tre bimbi nascondevano altro, le relazioni erano state trasmesse al terzo piano del Palazzo di giustizia e subito dopo era partita l’inchiesta.

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