Costretta a vendere la fede dal marito schiavo del gioco

L’ambulante cinquantenne di Ossi a processo per maltrattamenti in famiglia L’uomo avrebbe sperperato i proventi del suo lavoro in alcol, droghe e scommesse

SASSARI. Quando dopo anni e anni di violenze fisiche e psicologiche si è vista costretta a vendere la fede nuziale a un banco dell’oro, per poter dare da mangiare ai figli, ha deciso che era il momento di riprendersi la sua vita in mano e si è rivolta ai carabinieri del paese per chiedere aiuto.

L’indagine dei militari della stazione di Ossi è scattata immediatamente e per un ambulante del paese un anno fa è scattato l’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento alle persone offese: la moglie e i due figli.

Grazie al codice rosso, la legge entrata in vigore nel 2019, la magistratura anche in questo caso ha potuto agire più celermente del passato con un provvedimento che ha consentito alla donna che aveva trovato il coraggio di presentare una querela, di porre fine a un incubo che durava per lei e i due figli da circa vent’anni.

Ieri mattina si è aperto il processo per maltrattamenti in famiglia davanti al collegio presieduto da Mauro Pusceddu. In aula è comparsa come testimone una vicina di casa delle vittime che ha confermato che all’interno della famiglia dell’ambulante ci fosse qualcosa che non andava.

Ai carabinieri la moglie dell’imputato, difeso dagli avvocati Nicola Lucchi e Marco Salaris, aveva raccontato i soprusi che lei e i suoi figli avevano dovuto subire per anni.

Il cinquantenne, schiavo del gioco d’azzardo, consumatore di alcol e sostanze stupefacenti, avrebbe sperperato per anni i guadagni della sua attività, facendo mancare il sostentamento alla famiglia. L’uomo, sempre secondo le accuse della Procura, sarebbe arrivato ad aggredire anche uno dei figli al termine dell’ennesima aggressione domestica.

Esasperata per le continue minacce e gli insulti, la donna aveva deciso di porre fine alla relazione e di rivolgersi ai carabinieri quando - arrivata alla soglia dell’indigenza - era stata costretta a impegnar la fede nuziale in un banco dell’oro per poter acquistare da mangiare.

Il passo successivo era stata la denuncia ai carabinieri. Ai militari era bastato sentire il racconto delle vittime per chiedere alla Procura della Repubblica di Sassari un provvedimento urgente nei confronti dell’ambulante. Il giudice delle indagini aveva disposto l’allontanamento dell’uomo e la famiglia aveva ripreso a vivere.

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