Pozzomaggiore ricorda la beata Edvige

Mercoledì a San Giorgio la messa celebrata da monsignor Mauro Maria Morfino

POZZOMAGGIORE. Mercoledì, alle 18,30, nella parrocchiale di San Giorgio, la diocesi di Alghero Bosa e la parrocchia di Pozzomaggiore, ricorderanno nella solenne celebrazione liturgica, presieduta dal vescovo di Alghero-Bosa monsignor Mauro Maria Morfino, il 110° anniversario della stimmatizzazione della beata Edvige Carboni e ringrazieranno il Signore per il dono fatto alla Chiesa.

La Santa Messa sarà animata dal coro “S’Amistade”. Tra i tanti carismi ricevuti in Edvige Carboni, proclamata Beata dalla Chiesa il 15 giugno del 2019, la stimmatizzazione è il segno esteriore che più l’ha caratterizzata e fatta conoscere. “Ti chiami Edvige e devi essere l’effigie della mia passione”, le disse un giorno il Signore. Questo dono la rese compartecipe alla passione del Cristo e del tutto coinvolta nella costante riparazione dei peccati degli uomini e per salvare le loro anime. Accettazione della volontà divina, sofferenza, offerta, preghiera, amore assoluto verso il Signore e, di riflesso, ai fratelli: Edvige fu tutto questo. Lo fece in uno dei periodi più bui della storia umana caratterizzati da due guerre mondiali. La sua figura appare efficacemente proponibile anche oggi. Incomparabili le sue virtù, visibili e tangibili a quanti la conobbero. Si poteva pur non credere alle stimmate di Edvige, ma non alle sue virtù eroicamente vissute e praticate. Il fenomeno della stimmatizzazione avvenne il 14 luglio del 1911. Edvige pregava nella sua casa a Pozzomaggiore. Furono i concittadini e i sardi in genere, a constatare il fenomeno delle stimmate e a presentarlo ai processi per la beatificazione. Lo stesso parroco volle sincerarsene toccando il foro in una delle mani con il suo pollice e indice, fino a farli combaciare. Quando la Beata si trasferì nel Lazio e chiese a Dio la grazia che le fossero tolti i segni esteriori e rimanessero solamente i dolori. Scomparvero le stimmate alle mani, ma non quelle al costato e ai piedi.

Emidio Muroni

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