Albergo nautico: il turismo innovativo può andare in porto

L’isola chiede una legge per una ricettività da sviluppare La viceministra Todde al Salone di Genova: «È il futuro»

SASSARI. La Sardegna è la prima regione italiana a regolare con una legge l’Albergo nautico diffuso, una forma di ricettività innovativa e al passo con le evoluzioni del mercato che chiede sempre più di vivere vacanze esperienziali sostenibili a contatto con la natura. Si apre oggi a Genova il Salone Nautico. Un’occasione anche per far capire meglio agli operatori quanto possa essere efficace la soluzione dell’Albergo nautico diffuso. Sul tema, Confindustria Centro Nord Sardegna ha promosso uno speciale talk in streaming per fare il punto e anche per definire meglio le soluzioni di intervento da mettere a sistema. L’obiettivo è sollecitare l’approvazione di una normativa nazionale, ancora assente. Le disposizioni approvate lo scorso giugno dal Consiglio regionale della Sardegna puntano a favorire lo sviluppo di un turismo autonomo, capace di attrarre flussi aggiuntivi rispetto a quelli della ricettività tradizionale. Con il coordinamento di Fabio Colivicchi, giornalista e velista, sono intervenuti al talk Piero Maieli, presidente della V Commissione Turismo e Artigianato del Consiglio regionale della Sardegna, Giuseppe Meloni, consigliere regionale, Giovanni Conoci, vicepresidente di Confindustria Centro Nord Sardegna e presidente Assonautica Nord Sardegna, Giansimone Masia, direttore di Confindustria Centro Nord Sardegna, Sergio Bucci, project manager di SPS S.r.l. e coautore di studi sull’albergo nautico, Roberto Saba, consulente Green Economy, Giuseppe D’Amico, vicepresidente della Federazione Italiana Vela, e, in chiusura, la viceministra dello Sviluppo economico Alessandra Todde.

La legge regionale 13/2021 rappresenta una novità assoluta. «Non c’erano schemi o modelli di riferimento. Eppure il tema ha subito suscitato l’interesse di tutti i gruppi consiliari», spiega Piero Maieli, consigliere regionale e primo firmatario della proposta di legge.

«Il tema può essere rappresentato anche in altre regioni che hanno una vocazione di turismo nautico – spiega la vice ministra Todde – La nostra nazione è fatta di coste e bellezze naturalistiche meravigliose. La fruizione che si può fare mettendo in sinergia nautica e servizi a terra può essere davvero uno strumento di rilancio». In base alle norme approvate lo scorso giugno quindi l'attività turistica deve essere gestita in forma imprenditoriale e le unità da diporto possono essere concesse in uso ai clienti con contratti di locazione. Si tratta di un nuovo modo di concepire l’accoglienza. In realtà, in altri paesi, dalla Grecia alla Turchia, l’albergo nautico è già una realtà consolidata. La Sardegna, con ben 1800 km di coste, può contare su appena 300 imbarcazioni. In Croazia invece sono oltre 6mila. Non bisogna confondere l’Albergo Nautico Diffuso con il classico charter, nel quale si noleggia l’imbarcazione con l’equipaggio. Nell’Albergo nautico invece la struttura aziendale rimane a terra, non ha equipaggi e si occupa di tutti i servizi tipici di una struttura ricettiva: promozione del territorio, accoglienza del cliente, assistenza 24 ore su 24, vendita di servizi turistici territoriali. Le unità sono allora delle camere di una residenza turistico alberghiera in quanto dotate di cucina e, a differenza del charter, non possono muoversi liberamente dove vogliono. Le aree di navigazione sono infatti limitate al tratto costiero di prossimità alla base di armamento. Qui devono avvenire gli imbarchi e gli sbarchi.



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