Un luogo del cuore per tanti sassaresi

Inaugurato nel 1922 ha visto alternarsi sui suoi gradoni generazioni di tifosi

SASSARI. Inaugurato nel 1922 col nome di Stadio Torres, poi modificato in Acquedotto negli anni Settanta e definitivamente intitolato a Vanni Sanna nel 2001, l’impianto ha sempre ospitato le gesta della squadra rossoblù e per molti sassaresi è un vero e proprio luogo del cuore. Intere generazioni si sono succedute sui gradoni dello stadio, con i padri che portavano i figli alla partita come in un rito.

Purtroppo le complicate vicende della Torres, che dopo aver sfiorato la Serie B nel 2006 ha vissuto stagioni difficili dal punto di vista societario rischiando più volte di scomparire, hanno trascinato nel degrado una struttura che è diventata sempre più complicata da gestire. L’impianto è di proprietà del Comune che, con gli anni, hanno avuto a disposizione sempre meno risorse da investire nelle strutture sportive e uno stadio così grande, con la pista di atletica e una capienza che nei tempi migliori era attorno ai 10mila posti, è una sorta di buco nero per un’amministrazione comunale. La linea scelta dalla giunta Campus (non solo sullo stadio ma su tante altre strutture cittadine minori) è stata così quella di affidarla in gestione alla Torres con una concessione pluriennale in cambio di un progetto di riqualificazione. Accordo siglato alla fine dello scorso anno dall’allora presidente Salvatore Sechi: la convenzione firmata il 18 dicembre avrà la durata di quindici anni (+ altri eventuali cinque) e la Torres si farà carico di tutti gli oneri di conduzione. Oneri “ereditati” da Insula Sport, subentrata a Sechi, insieme alla concessione.

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