Sassari, i consumatori battono Abbanoa

Il Tribunale fissa i risarcimenti in caso di acqua non potabile: 30 centesimi al giorno a persona

SASSARI. Trenta centesimi al giorno per ogni componente del gruppo familiare, e la restituzione del 50% della quota fissa corrisposta in bolletta da ciascuna utenza. É quanto Abbanoa potrebbe essere chiamata a risarcire a ciascuno degli oltre 3000 utenti dell’Isola (principalmente concentrati su Sassari) che hanno aderito alla Class Action promossa dal Comitato per l’acqua di Sassari, in cui è confluita la simile azione messa in piedi da Adiconsum, relativa a tutti i periodi in cui l’acqua che sgorga dai rubinetti è stata dichiarata non potabile.

A stabilirlo la sentenza parziale emessa dalla seconda sezione del tribunale civile di Cagliari lo scorso 15 ottobre firmata dal giudice Giorgio Latti. Una vera e propria pietra miliare per i diritti dei consumatori, e non tanto per quanto Abbanoa potrebbe essere chiamata a risarcire, con il giudice che si è riservato di quantificare quanti dei richiedenti abbiamo effettivamente diritto e per quanto tempo a loro sia mancata l’acqua potabile, ma perché sancisce, per la prima volta nell’Isola, che un erogatore di servizi è chiamato a rifondere i danni a una classe di utenti che subisca un disagio per sue carenze, e che deve inoltre scontare una parte della “quota fissa” della bolletta apparsa fino a oggi intoccabile.

Una doppia vittoria portata a casa da un’azione di classe partita nel 2015, con cinque ex consiglieri comunali di Sassari (Pier Paolo Panu, Piero Frau, Giancarlo Rotella, Isidoro Aiello, Dario Satta), uno attuale (Lello Panu) qualche volenteroso cittadino, un avvocato abituato a prendersela contro i pesi massimi (Gianni Allena), e un avversario che, nelle antipatie dei sardi, è battuto (forse) solo da Equitalia: Abbanoa. Queste le forze in campo in una storia, nata da un piccolo comitato cittadino nato nel marzo 2013 per combattere al fianco dei residenti di alcuni quartieri di Sassari, esasperati per il razionamento quotidiano dell’erogazione dell’acqua che andava avanti (e in molti casi va avanti ancora) da più di un decennio. Una piccola-grande battaglia lievitata fino ad arrivare a un clamoroso esito: una class action all’americana, prima nell’isola, tra le prime in tutta Italia e unica a livello nazionale per quanto riguarda l’acqua.

In realtà le azioni di classe sono state almeno due. «E – sottolinea sornione l’avvocato Gianni Allena – a leggere bene il contratto ad Abbanoa se ne potrebbe fare una al giorno». Ma la prima, legata ai costi fissi della bolletta, per i ricorrenti non dovuti a causa dei disservizi, naufraga per una serie di vizi di forma. Non la seconda, che nel 2017 ottiene il riconoscimento di legittimità, e per la quale, lo scorso 15 ottobre, è arrivata la sentenza parziale. «Sicuramente non esiste provvedimento più farraginoso, costoso e poco chiaro dell’attuale class action all’italiana – attacca Allena – ben diversa da quella americana dove spesso chi ha sbagliato è stato chiamato a pagare risarcimenti miliardari. E anche in questa parziale, quanto comunque importante, vittoria, ci sono molti punti contro cui ci appelleremo. Portiamo comunque a casa un risultato storico, consci che è solo l’inizio».

La sentenza in effetti non entra nel merito di tutta una serie di questioni, a iniziare dalla legitimità o meno di ogni singolo aderente di presentare ricorso, finendo con l’effettivo conto di quanto a lungo l’acqua nella sua utenza non è stata potabile e quanto il servizio sia o meno stato sostituito da Abbanoa con la messa a disposizione di autobotti. Tutti temi che saranno oggetto del contendere nella successiva udienza sempre che, come auspicato dal giudice, le parti non trovino prima un accordo.

Ma poco importa per il piccolo Davide che ha abbattuto Golia: «Abbiamo vinto una battaglia importante – sottolinea il presidente del comitato Pier Paolo Panu – contro un ente come Abbanoa che sta rendendo un pessimo servizio ai cittadini, che vivono in un perenne stato di razionamento dell’acqua, di disagi di ogni tipo, di ingiustizie di cui finalmente sono chiamati a rispondere. E lo abbiamo fatto usando uno strumento come la class action che apre a una serie di ricorsi simili contro chi eroga tanti pessimi servizi nella nostra Isola. Ci è costato soldi, tempo, passione e rabbia. Ma oggi non possiamo che festeggiare e prepararci alla prossima battaglia».

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