Zero contagi, Babudieri: «Bravissimi i sassaresi»

L’infettivologo: «Questa enclave non è casuale, è senso di responsabilità»  La fase decisiva: «Ora dobbiamo fortificare le mura con la terza dose»

SASSARI. Probabilmente c’è di mezzo anche un pizzico di fortuna, ma Sassari a zero contagi non può essere un caso. Si tratta di un risultato eccezionale, frutto di impegno e senso di responsabilità da parte delle istituzioni e della intera comunità.

«Bravi i sassaresi! – dice Sergio Babudieri, responsabile della unità di Malattie Infettive dell’Aou di Sassari – se la nostra città è diventata una enclave privilegiata, il merito è soprattutto loro. Meritano un enorme applauso per lo spirito col quale hanno affrontato l’emergenza pandemia. I contagi non si azzerano per caso. Significa che l’approccio è stato quello corretto e che tutti hanno lavorato nella giusta direzione. Se le cose si fanno bene, se ci si protegge, se si usa la mascherina, se si rispettano le distanze e soprattutto se ci si vaccina, il Covid si può benissimo arginare».

Le premesse e i segnali per una evoluzione positiva della pandemia si erano visti già nei mesi scorsi. «Una fase critica è stata quella delle feste natalizie. Si temevano i cenoni in famiglia, l’abbassamento della guardia, e il conseguente picco dei contagi. Dopo le vacanze, d’altronde, ci sarebbe stata la ripresa dell’attività scolastica, e si pensava che le aule piene avrebbero funzionato da ulteriore volano per la diffusione del virus. La formula era questa: cenoni-contagi in famiglia-bambini positivi-rientro a scuola-nuova crescita esponenziale dei contagi. Le condizioni per innescare un’altra ondata erano perfette. Invece Sassari in questo frangente ci aveva stupito: il virus non ha circolato e la scuola non ha funzionato da moltiplicatore».

Il reparto di Malattie infettive, in quei mesi era la cartina di tornasole di quanto stava accadendo nell’isola, e di come le condotte irresponsabili creassero il terreno fertile per l’attecchimento del coronavirus.

«Avevamo il reparto pieno di pazienti provenienti dalle zone interne, dal centro nord, qualcuno anche da Lanusei e da Nuoro. In quelle zone dove la convivialità è andata avanti, dove si sono fatti gli spuntini tra amici come se niente fosse, dove ci si ritrovava insieme attorno al tavolino di un bar a bere e a chiacchierare, il virus ha circolato e si è diffuso. Non avevamo nessun ricovero proveniente da Sassari città. Il fatto che i pazienti arrivassero da una determinata zona geografica è stato significativo».

I contagi zero adesso spalancano un’altra fase delicatissima per Sassari. «Se siamo riusciti a erigere un fortino così impenetrabile per il Covid, l’errore più grave che possiamo fare è quello di adagiarci e pensare che sia tutto finito. Invece è il momento di rimboccarci le maniche e di fortificare ulteriormente le nostre mura. E questo lo si può fare subito in due maniere: chi ha la possibilità di sottoporsi alla terza dose deve farlo nella maniera più rapida possibile. E qualora aprissero i vaccini anche ai bambini, nella fascia dai cinque anni sino agli undici, i genitori non devono avere alcun timore. La mia raccomandazione è quella di coprirli subito da possibili contagi, perché in questo modo toglieremo al Covid un altro possibile vettore. La caratteristica del virus è quella di replicarsi e creare delle varianti. Più circola, più muta e più diventerà insidioso. La contromossa migliore che possiamo mettere in campo è quella di accorciare la catena di diffusione. Questo lo si può fare attraverso i vaccini, che restano la nostra arma più efficace».

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