Lo sport cittadino chiede aiuto

Mancano gli spazi e molti impianti, obsoleti e trascurati, hanno bisogno di interventi non più rinviabili

SASSARI. Fare sport, in città, è sempre più difficile. Il covid ha messo a nudo i problemi degli impianti cittadini, vetusti e poco fruibili, a fronte di una domanda importante. Il problema delle palestre scolastiche emerso qualche settimana fa, che ha visto uno scontro acceso tra alcuni dirigenti scolastici, diverse società di volley e l’amministrazione comunale, è stato solo l’ultimo episodio di una serie lunghissima che penalizza soprattutto gli sportivi. Non solo quelli di alto livello e non solo quelli che praticano lo sport a livello agonistico: lo sport di base, quello che convoglia amatori, anziani e soprattutto bambini, è quello più a rischio.

Già avere una mappa completa delle strutture diventa complicato: «L’ho chiesta in commissione nel 2019 ma dagli uffici comunali non è mai arrivata una risposta concreta nonostante le rassicurazioni» dice Mariolino Andria, capogruppo del gruppo misto in consiglio comunale. Le strutture cittadine hanno tutte dei problemi. Il PalaSerradimigni è un cantiere da diverso tempo e i tempi si preannunciano lunghi: l’omologazione finale è prevista nel 2024. Nel frattempo la Dinamo continua a giocare le sue partite ma l’errore è stato vedere l’ampliamento (intervento in due tranche con 10 milioni in ballo) solo nell’ottica, sacrosanta, della società biancoblù. Perché dalle palestre accessorie sono stati cacciati i praticanti di altre discipline, che ancora faticano a trovare una nuova casa. Il “Vanni Sanna” sta risorgendo solo grazie ai corposi investimenti privati di Abinsula, che lo gestisce e per renderlo funzionale ha dovuto fare i conti soprattutto coi problemi della messa a norma delle varie componenti di una struttura trascurata da anni. Tre impianti molto frequentati sono addirittura sprovvisti del certificato di agibilità generale: si tratta dello stadio di atletica intitolato a Tonino Siddi, per il quale redentemente sono stati stanziati 720mila dalla legge regionale Omnibus, il “diamante” di baseball di Li Punti e il pattinodromo, con annessi campi da tennis dell’Accademia, di Rizzeddu. E il generoso operato delle società che gestiscono alcuni di queste strutture non può certo andare oltre certi limiti. L’estate scorsa è stato a un passo dal baratro l’ippodromo Pinna, che ha rischiato la chiusura definitiva dopo un’ispezione ministeriale. Riaperta la pista, va considerato che l’ippodromo è molto frequentato anche nell’anello esterno da persone che si tengono in forma correndo o camminando e meriterebbe qualche attenzione in questo senso.

Una ferita ancora aperta è l’ex palestra Coni di via Coradduzza intitolata a Pier Paolo Peru. Potrebbe risolvere tantissimi problemi, ma il dialogo con Sport e Salute, la società del Coni proprietaria dell’impianto che sarebbe disposta a cederla in gestione solo per dieci anni, pochi per rientrare dall’investimento necessario per rimetterla a nuovo. Un comitato cittadino sta seguendo il tortuoso percorso e pare che ci sia un gruppo cittadino pronto a presentare un’offerta, ma non alle condizioni di Sport e Salute. Su questo argomento, tra l’altro, nel luglio del 2019 intanto il consiglio comunale aveva approvato a maggioranza una mozione firmata dallo stesso Andria; mozione che si concludeva con un passaggio nel quale si chiedeva di «attivare l’insieme delle progettualità che possano trasformare Sassari in un’ampia e fruibile cittadella sportiva».

È indubbio che la situazione attuale è il risultato di una stratificazione avvenuta nel corso degli anni e non si può risolvere in pochi mesi. Ma in qualche modo bisognerà pur affrontare il discorso e muovere i primi passi di un cammino che si preannuncia lungo.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes