Sassari, avvocata infedele falsifica una sentenza per avere la parcella

Spuntano due nuove vittime della civilista già a processo. In un caso avrebbe apposto in un atto la firma di un collega

SASSARI. Per far credere a una cliente che il procedimento per il reintegro a lavoro dopo un licenziamento da parte della Europol Services di Sassari, seppure a rilento stava proseguendo, sarebbe arrivata a creare una falsa ordinanza - apparentemente emessa dal tribunale di Sassari - con tanto di firma del giudice, in modo da continuare a percepire la parcella.

Si aggiungono nuovi inquietanti tasselli nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Sassari nei confronti dell’avvocata Garbiella Olia, già a processo con l’accusa di aver intascato (a rate) i cinquemila euro che una sua cliente avrebbe dovuto versare nelle casse di una concessionaria di auto e indagata per aver raggirato con lo stesso sistema una donna invalida, che si era rivolta a lei per concordare un piano di rientro con Abbanoa per un debito di poco più di 6700 euro e per anni le aveva affidato mensilmente la rata da 200 euro destinata al gestore idrico.

Le ultime due vittime di quello che secondo le accuse era un sistema basato su raggiri e truffe, sarebbero l’ex dipendente di una società che prestava servizio di portierato negli ospedali e un’imprenditrice che si era rivolta all’avvocato Olia per un atto di conciliazione. Anche in quest’ultimo caso - secondo le accuse della Procura - la civilista avrebbe tratto in inganno la sua cliente, ricevendo da lei 4350 euro (in rate mensili) facendole credere, mostrandole un atto falso a firma dell’avvocato della controparte, di aver sempre effettuato i pagamenti.

L’indagine, affidata alla guardia di finanza, era scattata quando l’ex dipendente della Europol Services stanca di aspettare l’esito della causa di lavoro (che per un collega nella stessa condizione si era conclusa positivamente con il reintegro) aveva deciso di vederci chiaro e si era recata personalmente in tribunale. Il procedimento per l’impugnazione del licenziamento era iniziato nel 2015 e solo dopo tanta insistenza nella primavera del 2018 l’avvocata Gabriella Olia aveva comunicato alla lavoratrice che qualcosa si stava muovendo. «Mi disse che il giudice del lavoro aveva emesso una sentenza con la quale mi veniva riconosciuto un indennizzo pari a 15mila euro - spiega la donna - oltre agli interessi e la rivalutazione monetaria. In quella circostanza - aggiunge - mi chiese l’ulteriore somma di 200 euro necessaria, a suo dire, per sostenere le spese di notifica di detta sentenza alla controparte. Io sono vittima due volte - conclude la donna - perché forse avrei potuto riavere il mio lavoro e invece la mia causa in realtà non è mai iniziata». Solo a febbraio del 2019 la donna era riuscita finalmente a farsi consegnare dall’avvocata la fantomatica “sentenza”. Con il numero di protocollo si era recata nella cancelleria del tribunale e aveva scoperto di avere in mano un documento falso il cui numero corrispondeva a una pratica intestata a un’altra persona. Il sostituto procuratore Mario Leo aveva avviato le indagini ed era emerso che anche un’altra cliente della donna era stata truffata con lo stesso sistema. Il giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Grotteria ha deciso per il rinvio a giudizio. In aula l’avvocata questa volta dovrà difendersi dalle accuse di truffa, falso e usurpazioni di funzioni pubbliche.

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