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Sassari

Vive a Sassari e condanna la guerra: "Non voglio più essere cittadino russo"

Nadia Cossu
Vive a Sassari e condanna la guerra: "Non voglio più essere cittadino russo"

L'iniziativa di un uomo che protesta contro la guerra innescata dal suo paese: "Mi sono rivolto a un legale per rinunciare alla cittadinanza e diventare apolide"

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Sassari Pacifista convinto, in netto contrasto con le scelte politiche del suo Paese, un 50enne russo che da anni vive e lavora a Sassari si è rivolto a uno studio legale: «Voglio rinunciare alla cittadinanza russa. Cosa devo fare?». Una richiesta certamente singolare quella arrivata all’avvocato Giuseppe Onorato (esperto di diritto internazionale) ma che nel periodo storico che stiamo vivendo assume un significato emblematico: «Nel mio piccolo – ha detto l’uomo al legale – voglio esprimere in questo modo la massima forma di protesta e contestazione verso l’attuale dirigenza del mio Paese. Una posizione politica che aborro, incompatibile con la mia e nella quale non mi riconosco».

Tecnicamente rinunciare alla cittadinanza è possibile, l’uomo diventerà a tutti gli effetti un apolide e chiederà asilo in Italia. «Il nostro Paese potrebbe concedergli – spiega l’avvocato Onorato – la protezione umanitaria o quella sussidiaria. Opto più per quest’ultima. D’altronde questa persona, che vive e lavora a Sassari da anni in un’azienda agricola, se dovesse rientrare in Russia potrebbe rischiare quindici anni di galera, considerata la scelta di contrapporsi a Putin».

Il cinquantenne si è mostrato molto convinto della sua decisione, per nulla spaventato dalle conseguenze che potrebbe avere per sè e per i suoi familiari. «In questi ultimi giorni stiamo assistendo a qualcosa di incredibile – aggiunge Onorato – Molte persone si stanno rivolgendo al mio studio per avere informazioni, si tratta di stranieri (in particolare ucraini) ma anche molti italiani che danno ospitalità volontaria agli ucraini familiari di lavoratori alle loro dipendenze (badanti ad esempio)».

Vogliono capire cosa devono fare per fornire garanzie e tutela. «A seguito dell’invasione russa all’Ucraina – spiega il legale – la Commissione europea ha proposto al Consiglio dell’Unione europea di adottare una decisione vincolante per tutti gli Stati in base alla direttiva 2001/55/CE sulla protezione temporanea (di almeno un anno) che va concessa alle persone vittime della guerra in Ucraina». Per quanto riguarda l’Italia nello specifico è atteso il Dpcm «con il quale vedremo come concretamente il nostro Paese darà attuazione ai suoi obblighi verso i partner europei in favore dei cittadini ucraini e non solo».

Alle persone che ottengono la protezione temporanea sono concessi non tanto dei diritti ma dei “benefici”: «Un titolo di soggiorno, la possibilità di esercitare qualsiasi lavoro subordinato o autonomo – aggiunge l’avvocato – di partecipare ad attività nell’ambito dell’istruzione per adulti, della formazione professionale. Possono ottenere un alloggio adeguato o i mezzi per un’abitazione, oltre ad aiuti legati all’assistenza sociale e alle cure mediche».

Ma a livello pratico cosa devono fare i cittadini ucraini in arrivo a Sassari? «Presentarsi in questura o in commissariato – dice Onorato – possibilmente muniti di documenti e fare la “dichiarazione di presenza” per poter avere quei famosi benefici. Gli uffici della questura, che mi risulta si stiano attrezzando, sono aperti dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12. Nella maggior parte dei casi le persone richiedenti protezione sono ospitate da familiari, amici, associazioni. Ecco, gli ospitanti hanno l’obbligo di comunicare entro 48 ore alla questura di avere dato accoglienza al cittadino straniero. Un adempimento che viene realizzato essenzialmente compilando in questura o in commissariato (e talvolta nei Comuni) la dichiarazione di ospitalità».

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