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Sassari, interrogazione di Satta: «Sulle zone turistiche ora parli la Regione»

Lo scontro arriva a Cagliari: «L’assessore Sanna spieghi il suo ruolo»


08 giugno 2022 di Giovanni Bua


SASSARI. Il reset della zone F4, andato in scena giovedì in consiglio comunale con la bocciatura definitiva della procedura legata allo sviluppo turistico di Platamona e Ottava, Biancareddu, Villa Assunta, l'Argentiera e Porto Palmas, si muove in direzione Cagliari. Sulle gambe di un’interrogazione protocollata dal consigliere dei Progressiti Gian Franco Satta e indirizzata all’assessore regionale agli Enti Locali Quirico Sanna.

Nonostante l’appassionato «uno contro tutti» nel quale il sindaco Campus ha risposto per oltre tre ore a domande e dubbi delle opposizioni sulla faccenda resta più di un punto da chiarire. Soprattutto per quanto riguarda il progetto principale cassato da Palazzo Ducale, quello dell’immobiliare Champoluc con un investimento da 150 milioni a Porto Palmas.

Vicenda su cui il primo cittadino ha detto la sua solo alla fine della seduta fiume, e dopo la domanda diretta di Giuseppe Masala del Pd, sottolineando come le interlocuzioni tra immobiliare, Regione e Comune siano state sempre informali, che nessun progetto nuovo sia mai stato recapitato e che di fatto la faccenda era chiusa già dal parere della commissione del giugno 2019.

Abbastanza per chiedersi quale sia l’effettiva ragione della serie di incontri, peraltro nella sede ufficiale della Regione a Sassari, a cui oltre al sindaco ha partecipato anche l’assessore regionale Sanna.

Domanda che si pone anche Gian Franco Satta, che spiega: «Nell'intricata matassa del bando per le manifestazioni di interesse sulle zone F4 turistiche del Comune di Sassari c'è un aspetto su cui riteniamo utile soffermarci: uno dei privati, per bocca del proprio amministratore, accusa apertamente il Comune di voler chiudere una vicenda che per quasi due anni ha coinvolto attivamente la sua rappresentata insieme ai tecnici del Comune e all'assessore regionale all'Urbanistica».

«Secondo quanto riportato da notizie di stampa – continua il consigliere regionale dei Progressisti – infatti, si evince un coinvolgimento dell'esponente della Giunta regionale in una fase di valutazione dei requisiti prettamente tecnica, che a mio avviso non giustifica il suo interessamento. È il motivo per cui presentiamo un'interrogazione in Consiglio regionale: vorremmo capire se l'assessore si sia interessato a tutte le proposte progettuali presentate oppure si sia dedicato esclusivamente a un unico progetto. Se così fosse, visto l'esito finale della procedura, archiviata dal Consiglio comunale di Sassari, ritengo quantomeno dubbio il fatto che l'assessore regionale si sia adoperato in sinergia e dietro richiesta dell'amministrazione comunale».

«Se anche fosse – continua Satta – sarebbe importante capire in che modo abbia agito, se sia stata coinvolta la struttura tecnica regionale o se abbia presenziato agli incontri a titolo personale. Credo che queste risposte siano necessarie per chiarire una vicenda che ha troppi punti oscuri, a tutela dell'integrità della stessa amministrazione regionale».

In attesa dei chiarimenti cagliaritani la faccenda si annuncia comunque tutt’altro che chiusa. Non fosse altro che per l’annunciato ricorso al Tar della immobiliare Champoluc.

E, in attesa dello svelamento delle nuove perimetrazioni delle “F4”, che verranno presentate il 6 aprile in commissione, anche la maggioranza deve smaltire le scorie di uno scontro nel quale ha dovuto usare più di un riservista.

La delibera infatti è passata con 17 voti, compreso quello del presidente del consiglio comunale Maurilio Murru (che scende in campo solo in caso di allarme rosso). Ma, cosa ben più delicata, a garantire il numero legale in aula sono stati Peppino Palopoli (astenuto) e Daniele Deiana (che ha votato contro), teoricamente all’opposizione. Certo, ci sono da scontare tre assenze giustificate in maggioranza, e i numeri non sono dissimili da quelli con cui Campus marcia da mesi, ma mai come giovedì si è andati vicini a far saltare il banco su una pratica che il sindaco non poteva permettersi di fallire.

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