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Sassari, Filippo: il vero re di piazza Tola

È il commerciante più longevo dello storico mercato in centro: «Io qui da 35 anni. Amo questo lavoro»


20 giugno 2022 di Dario Budroni


SASSARI. Il re della piazza sarà anche Pasquale Tola, da oltre un secolo seduto con lo sguardo fiero in cima a un piedistallo di granito. Ma subito dopo c’è sicuramente lui: Filippo Canu, l’uomo che ogni giorno vende calze, mutande e canottiere ai sassaresi che passano per questo angolo di centro storico. Non importa se si muore dal caldo oppure dal freddo: lui è sempre qui. Appena sorge il sole monta banco e tendone e accoglie i suoi clienti col sorriso di chi nel lavoro ci mette anche la passione. Lo fa da 35 anni esatti. Numero che fa di Filippo Canu l’ambulante più longevo dello storico mercato di piazza Tola. Tra l’altro è anche uno dei pochi rimasti, visto che attorno a lui si è quasi creato il vuoto. Perché i tempi sono cambiati, sono arrivati i grandi magazzini della zona industriale e il centro storico nel frattempo è anche andato in crisi. «Ma io non mollo, questo è un mestiere che continua a piacermi – dice –. Amo stare a contatto con la gente. E a dir la verità non voglio neanche andare in pensione. Mancano ancora degli anni, ma non mi viene proprio da pensarci».

Il re della piazza. Filippo Canu, 58 anni, sassarese, ha il commercio nelle vene. «Io lavoro qui, da solo, dal 1987. Sempre biancheria intima – racconta –. Ma prima di me c’era mio padre, mentre mio nonno stava in piazza Pescheria. Anche mia nonna faceva la commerciante, aveva un negozio di merceria in via La Marmora. Se sommiamo tutto, come famiglia superiamo il secolo». Filippo Canu è uno di quelli conosciuti da tutti. La gente lo chiama per nome e lui, molto spesso, sembra anche indovinare le richieste dei suoi clienti, talmente li conosce bene. «Mi piace parlare con le persone, per me è un qualcosa di impagabile – confessa Filippo –. Sono un ragioniere di primo livello, ma non volevo fare né il commercialista né il consulente. Da ragazzo volevo stare qui e le cose non sono mai cambiate».

La trasformazione. La passione per il lavoro non offusca però le analisi su un presente fatto di non poche difficoltà. «Beh, le cose sono purtroppo cambiate – dice Canu –. Una volta in piazza Tola eravamo in 36, adesso siamo pochissimi. Ricordo che, un periodo, gli ambulanti litigavano tra loro per accaparrarsi le varie postazioni. Ogni giorno c’era un problema. Da bambino piangevo quando qualcuno provava a rubare il posto a mio padre. Poi per fortuna certe cose sono state superate e siamo diventati tutti una grande famiglia». Poi la trasformazione. Il mercato di piazza Tola è diventato molto più piccolo e oggi le bancarelle si contano sulle dita di una mano. «Purtroppo non c’è stato un ricambio generazionale – spiega Filippo –. Questo è un lavoro piuttosto duro e spesso i commercianti hanno spinto i propri figli verso altre strade, magari verso il lavoro dipendente. Poi certo, i grandi magazzini non hanno aiutato. Ma qui riusciamo comunque a resistere perché, per fortuna, nel centro sono rimasti alcuni presidi. Quindi un po’ di gente continua a venire. Però è ovvio che si potrebbe fare di più. Sarebbe bello vedere nuovamente tante bancarelle, magari anche con frutta, verdura e altri tipi di merce. Se fossimo in tanti, aumenterebbero anche i clienti».

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