La Nuova Sardegna

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La ricerca

Stintino, scoperta la causa dell’erosione della spiaggia della Pelosa

di Gianni Bazzoni
Stintino, scoperta la causa dell’erosione della spiaggia della Pelosa

Studio dei ricercatori del Cnr, Enea e Università di Sassari e Cagliari

21 maggio 2023
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Sassari Proteggere i litorali costieri dall’aggressione del mare, studiare gli stretti e i cambiamenti delle spiagge per individuare i problemi e pianificare le soluzioni. Il modello innovativo è stato messo a punto da un team di ricercatori del Cnr, delle Università di Sassari e Cagliari e di Enea. Si tratta di un modello innovativo che può essere utilizzato per comprendere la circolazione marina, l’evoluzione delle spiagge e indagare le cause dell’erosione costiera che anche nel nord Sardegna avanza senza risparmiare niente. La notizia dello studio è stata pubblicata in un volume speciale della rivista internazionale Geological Society Publications e diffusa in occasione della Giornata Europea del Mare.

Nel lavoro dei ricercatori c’è un capitolo importante dedicato a Stintino e alla splendida spiaggia della Pelosa, da tempo oggetto di studi proprio per cercare di assicurare massima tutela e limitare o annullare il fenomeno di erosione. In particolare, è stato “indagato” lo Stretto degli Asinelli, che separa il mare della Sardegna dal golfo dell’Asinara, il cui fondale è caratterizzato da una complessa e intrecciata distribuzione di rocce, sabbia, prateria di posidonia oceanica e mutevoli sistemi di dune sottomarine. Lo studio della circolazione delle correnti ha rivelato la causa dell’erosione (in atto da più di 30 anni) della spiaggia della Pelosa: in pratica la sua estensione e la forma variano in base all’innalzamento del livello del mare, alla prateria sottomarina di posidonia, ma anche al regime dei venti. Il fenomeno può generare la perdita di sabbia dalla spiaggia quando i granelli vengono trasportati a ovest, verso un canalone che li fa depositare a profondità di 15-30 metri, da dove poi non riescono più a risalire.

Grazie all’approccio metodologico messo in campo, i ricercatori sono dunque riusciti a ricostruire la vera e propria “storia evolutiva” di un ambiente molto particolare e potranno contribuire alla riqualificazione ambientale del sistema spiaggia-duna di Stintino.

«La comprensione degli stretti e dei collegamenti tra diversi bacini è fondamentale per i sistemi deposizionali sedimentari attuali, per le ricostruzioni geologiche regionali e per l'evoluzione tettonica e paleogeografica su larga scala e a lungo termine», afferma Stefano Andreucci dell’Università di Cagliari, primo autore del lavoro.

«La comprensione dei processi che interessano lo stretto tra la Sardegna e l’Isola dell’Asinara non è importante solo per l’interesse e il valore economico della spiaggia di Stintino, ma è utile anche per il completamento del Foglio Geologico della zona che si sta ultimando. Per questo la nostra università ha investito notevoli risorse, umane ed economiche negli ultimi venti anni per acquisire dati nell’ambito di diversi progetti di ricerca che hanno consentito di raccogliere molte informazioni nell’area di studio», evidenzia Vincenzo Pascucci dell’Università di Sassari.

«La simulazione della circolazione in ambienti così complessi è sempre un lavoro molto ambizioso e di frontiera, considerata la variabilità delle onde e delle correnti in aree così sensibili ai cambiamenti climatici. La comunità scientifica è da tempo impegnata nelle osservazioni: comprendere le complesse dinamiche idrauliche attraverso gli stretti del Mediterraneo è una linea di ricerca di frontiera ed estremamente complessa», conclude Andrea Cucco (Cnr-Ias).

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