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Gianpietro Ghidini a Sassari: «Ema e la droga che l’ha ucciso, parlo ai ragazzi con lui nel cuore»

di Giovanni Bua
Gianpietro Ghidini a Sassari: «Ema e la droga che l’ha ucciso, parlo ai ragazzi con lui nel cuore»

Padre del giovane morto suicida nel 2013 a causa di un francobollo di lsd preso in una festa tra amici, strega mille studenti tra lacrime, musica e perdono

01 marzo 2024
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Sassari Lacrime e risate, applausi e musica, sensi di colpa e perdono. Salva il mondo chi salva una vita. E ieri Gianpietro Ghidini, il papà di Ema, che la notte del 24 novembre 2013 si è tolto la vita gettandosi in un fiume sotto effetto di un allucinogeno preso in una festa, probabilmente più di una ne ha salvata.

Sicuramente ha scosso i cuori e rapito l’attenzione di oltre mille alunni delle scuole cittadine, radunati nell’evento organizzato dall’Istituto Europa, con il patrocinio del Comune di Sassari che ha messo a disposizione il teatro comunale. E fatto riflettere decine di genitori, che la sera si sono riuniti nella sede dell’istituto in via Forlanini.

Perché Gianpietro una cosa ha deciso mentre piangeva il suo Ema in una fredda domenica di novembre, che da quel dolore sarebbe ripartito. Anzi di più: che solo tramite un dolore come quello, o come i tanti che nella vita tutti siamo costretti a sopportare, si può chiudere il cerchio che dalla serenità inconsapevole dei bambini porti alla serenità adulta, unica vera forma possibile di felicità.

Un percorso non facile, come ben si vede dalle lacrime di Gianpietro, che più di una volta spuntano mentre racconta di Ema e si descrive come padre assente, troppo preso dal lavoro, impegnato a inseguire soldi e carriera, con qualche problema con la moglie e una separazione (poi rivelatasi temporanea) in corso mentre il figlio viveva la sua adolescenza, un po’ turbolenta come tutte le adolescenze lo sono. Un racconto in cui tutti i genitori non possono che riconoscersi.

«La sera prima che tutto succedesse – racconta – avevo visto nei suoi occhi una strana inquietudine. Frequentava un gruppo di ragazzi più grandi che a me non piaceva, avevo deciso di fargli un bel discorso. Ed ero pronto, per la prima volta da tanto tempo, ad ascoltarlo. Poi sono fuggito via perché avevo un appuntamento di lavoro, gli ho detto che ci saremmo visti all’ora di pranzo il giorno dopo. L’ho rivisto in obitorio».

Un pugno nello stomaco, soprattutto se si pensa che quello che è successo a Ema, che quella sera ha partecipato a una festa, ha bevuto, ha preso per la prima volta un “francobollo” all’Lsd che ha avuto effetti dirompenti convincendolo che l’unica sua possibilità fosse suicidarsi, proposito poi messo in pratica nella notte gettandosi in un fiume, alla fine è una tragica fatalità.

«Il dolore mi ha annientato – spiega Gianpietro – e ho pensato di farla finita anche io, ma sarebbe stato l’ennesimo atto di egoismo. Poi ho fatto un sogno, mi gettavo in acqua, salvano Ema, ero sereno. Ho capito che era dentro di me, e che sarebbe stato dentro ognuno dei ragazzi e delle ragazze con cui da allora ho iniziato a parlare. Per farlo ho dovuto perdonarmi, perché noi non siamo i nostri errori. Voi ragazzi non siete i vostri errori. E se vivete con rispetto, verità e legalità questo sarà il vostro giubbotto antiproiettile per difendervi dalle durezze di una vita».

Lacrime e risate, applausi e musica, quella di Marco Ligabue, che sale sul palco e fa sfogare la tensione ai ragazzi battendo le mani e cantando insieme, sensi di colpa e perdono. In una giornata che non può che lasciare il segno nel cuore di tutti. Perché Gianpietro ha deciso di dedicare la sua vita ai giovani e alla loro crescita, promettendo a suo figlio che avrebbe portato ovunque la sua storia.

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