La Nuova Sardegna

Sassari

L’esposto

Sassari, non c’è pace per i lavoratori ex Cobec: «dimissioni e ferie forzate»

di Davide Pinna

	Il Carrefour Express di via Baldedda (foto Nuvoli)
Il Carrefour Express di via Baldedda (foto Nuvoli)

La denuncia della Cgil all’ispettorato del lavoro riguarda i dipendenti dei dodici punti vendita passati sotto l’insegna Carrefour Express

04 maggio 2024
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Sassari Proprio quando sembrava che le cose stessero cominciando ad andare per il verso giusto, un nuovo brutto capitolo si aggiunge alla vicenda del fallimento del gruppo Cobec. Lo denuncia la Filcams Cgil, guidata dalla segretaria provinciale Maria Teresa Sassu, in un dettagliato esposto presentato all’ispettorato del lavoro di Sassari.

Si tratta solo dell’ultimo capitolo di una storia cominciata nel 2017, con il fallimento delle società che facevano capo all’imprenditore sassarese Rinaldo Carta.

Gli ultimi fatti riguardano la sessantina di lavoratori impiegati nei punti vendita ex Cobec oggi passati sotto l’insegna Carrefour Express.

Le contestazioni della Cgil, su cui dovrà far chiarezza l’ispettorato del lavoro per quel che riguarda gli eventuali aspetti in contrasto con le normative, sono articolate.

Per chiarirle, bisogna fare un passo indietro al 2022, quando i curatori fallimentari della Cobec indissero un’asta per l’affitto, di 24 mesi, di dodici punti vendita. Se la aggiudicò la MMF Food srl, società operante in franchising per il gruppo Carrefour. I due soci erano gli imprenditori pisani Mattia Cecchetti e Fabrizio Del Pecchia.

La scadenza del contratto di affitto del ramo di azienda è fissata per il prossimo 3 novembre. A giugno del 2023, i curatori hanno dato il via a una nuova procedura, stavolta valida però per la vendita dei dodici market.

In questa procedura, la MMF Food poteva vantare il diritto di prelazione e lo ha esercitato per quattro punti vendita: via degli Astronauti, via Diaz, via Gorizia e via Baldedda. Un quinto market, quello di viale Trento, era stato invece acquistato da una nuova società, Anilom 21 srl, anch’essa – riferisce la Cgil – riconducibile a Cecchetti, mentre MMF aveva cambiato titolare.

Il primo incontro fra i sindacati e le due imprese si è svolto il 14 marzo: oltre ai curatori, hanno partecipato Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil e Ugl e i rappresentanti delle due imprese. «Il 25 marzo, il secondo incontro si è concluso con la firma del verbale di accordo» spiega Maria Teresa Sassu.

All’interno, l’elenco dei 44 lavoratori scelti in base all’anzianità di servizio, alle mansioni e all’organizzazione tecnica: «Per loro l’accordo che prevedeva il riconoscimento dell’anzianità maturata, del livello di inquadramento, il mantenimento dell’applicazione del contratto Confcommercio» spiegano dal sindacato.

Trentotto lavoratori sarebbero rimasti in forza a MMF Food nei cinque punti vendita acquistati dalla società, gli altri sei sarebbero passati alla Anilom, sempre alle medesime condizioni.

Inevitabile, a questo punto delle trattative, la soddisfazione dei sindacati, fiduciosi di poter far riassorbire i dipendenti rimasti fuori dall’elenco nelle trattative in corso per la riapertura dei market non acquistati all’asta. Nella prima decade di aprile, l’accordo è stato perfezionato davanti a un notaio sassarese.

Qui, però, le cose iniziano ad andare per il verso sbagliato. «Il primo campanello d’allarme – spiegano dal sindacato – è stato il collocamento in ferie di tanti lavoratori, molti dei quali inseriti nei due elenchi».

Ma il quadro doveva ancora peggiorare. «Il 26 aprile – prosegue la Filcams Cgil – siamo stati informati da alcuni lavoratori che 21 dipendenti, sui circa 58 impiegati nei dodici punti vendita, erano stati invitati dalla società a una riunione. Durante la riunione, i lavoratori sono stati informati che i quattro market acquistati da MMF Food all’asta erano stati ceduti a una nuova società, CDS srl, di cui però è sempre titolare Mattia Cecchetti».

Non solo, i 21 lavoratori convocati ricevono una proposta: rassegnare le proprie dimissioni volontarie e farsi assumere dalla nuova società proprietaria, CDS.

«Perdendo così l’anzianità, il livello di inquadramento, le professionalità, ritrovandosi con la mansione di ausiliare di vendita, un orario ridotto, massima disponibilità e flessibilità di orario e sede di lavoro – denunciano dal sindacato -. Quando i lavoratori hanno manifestato la propria perplessità e hanno chiesto perché non si procedesse al licenziamento, gli è stato risposto che l’azienda avrebbe selezionato altre persone».

La Cgil denuncia un ulteriore fatto: dei 21 lavoratori contattati, molti non erano compresi all’interno dell’elenco allegato all’accordo sindacale sottoscritto il 25 marzo. Sono 27 i lavoratori rimasti fuori dall’operazione che si ritrovano ora senza le tutele di cui godevano fino a quando erano rimasti all’interno della procedura di fallimento, con le ferie forzate che si stanno ormai esaurendo e il timore di essere sospesi a zero ore: paradossalmente, sarebbe preferibile il licenziamento, perché almeno consentirebbe di accedere alla Naspi.

«Abbiamo segnalato questi gravi fatti ai curatori» spiega la segretaria Maria Teresa Sassu. Il sindacato contesta «l’estorsione delle dimissioni, l’abuso della collocazione in ferie dei lavoratori e la scarsa trasparenza dei passaggi fra le tre società, tutte riconducibili al medesimo proprietario». 

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