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La voce di chi è in fila per un pasto: «Grazie di cuore per il bel regalo»

di Carolina Bastiani
La voce di chi è in fila per un pasto: «Grazie di cuore per il bel regalo»

La Casa della fraterna solidarietà in media distribuisce 250 sacchetti di alimenti al giorno

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Sassari «Grazie di cuore, per Ferragosto ci avete fatto proprio un bel regalo – dice una donna – Erano venuti i parenti da Napoli e con i pomodori che ci avete dato ci siamo fatti una bella insalata. Alcuni sono avanzati, ma noi non buttiamo via niente». Non riesce a nascondere la gratitudine una delle numerose persone in fila per ritirare il sacchetto di alimenti al civico 6 di corso Margherita di Savoia, dove ha sede la Casa della fraterna solidarietà. Latte, pasta e pelati, ma anche pesche – nella busta di carta ce n’erano circa dieci a testa – e pane fresco sono nel “menù del giorno”. Insieme a lei, dietro alle transenne, tante altre persone. La fila si allunga per diversi metri. I più impazienti sono arrivati alle 7.30, anche se la distribuzione inizia alle 10.30. Le nazionalità sono le più disparate, eppure, aguzzando l’udito, il luogo d’origine diventa chiaro. E infatti, ormai, l’85% di loro proviene da Sassari. Sulle cause delle difficoltà si possono solo fare ipotesi. Una delle regole della Casa della fraterna solidarietà, infatti, è quella di non chiedere, per non mettere pressioni o creare disagio. E allora, probabilmente molti dei giovani presenti hanno problemi di droga o sono disoccupati. Altri sono pensionati che forse non riescono fare la spesa perché devono pagare un affitto. C’è una mamma probabilmente single con un bambino troppo grande per stare sul passeggino e un giovane uomo, forse separato. Ma ci sono anche lavoratori che non arrivano a fine mese, così come uomini e donne stranieri, magari arrivati da poco. La maggior parte, a parte qualche battibecco sulla precedenza in fila, sembra sereno e scambia pure qualche battuta. C'è persino chi vorrebbe avere un goccio di whisky. Qualcun altro, invece, prova a chiedere un sacchetto di pesche in più; magari ci prepara la marmellata. Dagli occhi di molti traspare un po’ di rassegnazione, mentre altri gli occhi li nascondono dietro scuri occhiali da sole. L’interazione coi volontari in realtà è poca, ma, in un modo o nell’altro, tutti manifestano la propria riconoscenza a chi gli assicura un pasto dignitoso tutti i giorni.

E oggi di turno c’erano Caterina, responsabile della distribuzione, Tiziana, Gianni, Cristian e Fosco operativi dalla mattina presto per ritirare le derrate e impacchettarle in ben 264 sacchetti. Di circa 250 è la quantità media quotidiana. Insieme a loro, il presidente e cofondatore dell’associazione, Aldo Meloni. Classe 1942, Meloni è pronto a passare il testimone dopo quasi 20 anni. Il presidente ha scelto di lasciare la guida e di dare spazio a qualcuno «più giovane e più in forze», dice lui. Il successore sarebbe già stato individuato, ma ancora non ne fa il nome. Nel frattempo, però, continua a prendere parte alla vita della onlus fondata nel 2006. «C’è un mare di poveri – dice – il record nella distribuzione degli alimenti lo abbiamo toccato sotto il Covid, con 600 sacchetti al giorno. Ma la miseria della città è peggiorata».

Molte persone non riescono nemmeno comprare capi d’abbigliamento. E infatti, ecco che in alcune stanze sono immagazzinati vestiti per tutte le stagioni. Ci sono pure dei bianchissimi abiti da sposa. Molti altri, invece, non riescono ad accedere alle cure odontoiatriche ed infatti, più avanti, c’è una stanza allestita con l’occorrente. «Abbiamo toccato quota 1700 dentiere impiantate in 17 anni – dice Meloni – Ricordo una signora che per lavoro faceva le pulizie e purtroppo aveva perso quasi tutti i denti. La gioia più grande è stata letteralmente ridarle il sorriso». Una cosa non da poco, visto che condiziona ogni aspetto della vita, reso possibile dalla disponibilità di odontoiatri e odontotecnici a titolo gratuito. «Qui nessuno prende un soldo – sottolinea Meloni – è lavoro soltanto di cuore». E a mettercelo, adesso, sono in trenta, che sia alternano in turni. «La squadra è ben nutrita – conclude Aldo Meloni – e ce la caviamo bene, ma certo, qualche forza in più non guasta mai».

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