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Sassari

Storie a lieto fine

Carabiniere ha un infarto mentre guida la sua auto: «Degli angeli mi hanno salvato»

di Nadia Cossu
Carabiniere ha un infarto mentre guida la sua auto: «Degli angeli mi hanno salvato»

Carlo Fabbro, 43 anni, ha riconosciuto i sintomi e ha chiamato il 112: «Sono vivo grazie alla Cardiologia interventistica di Sassari»

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Sassari Un malessere improvviso mentre era alla guida della sua auto, diretto a Sassari. Un malore con delle caratteristiche inequivocabili: «Dolore al petto, al braccio, nausea... Ho capito subito quello che mi stava succedendo, mi sono fermato sulla Buddi Buddi, ho chiamato il 112 e ho detto: “Ho un infarto, mandate un’ambulanza”...».

Da quel momento per Carlo Fabbro, carabiniere di 43 anni, è cominciata una corsa contro il tempo. Al traguardo, che ha tagliato da vincitore, ci è arrivato «grazie alla straordinaria professionalità di medici, infermieri, Oss dei reparti dove sono stato – tiene oggi a sottolineare – A cominciare dall’Emodinamica per proseguire con l’Utic (terapia intensiva cardiologica ndc) e la Cardiologia interventistica, diretti dal professor Gavino Casu. Una menzione speciale va ai due medici che mi hanno operato in Emodinamica: Giuseppe Talanas per il primo stent e Giovanni Lorenzoni che ha eseguito la seconda rivascolarizzazione, trasmettendomi una grande serenità e spiegandomi ogni cosa che faceva. Mi hanno salvato la vita, sento profondamente di doverli ringraziare».

Insieme a un’altra persona che, con tempestività, gli ha prestato i primissimi soccorsi: «Mi riferisco a Davide Ciavarella, l’infermiere che era a bordo dell’ambulanza del 118. Mi ha parlato, mi ha tenuto sveglio finché non siamo arrivati in ospedale e, senza nemmeno passare per il pronto soccorso, sono stato immediatamente preso in carico da dottor Talanas che mi ha impiantato il primo stent coronarico. È stato lui a rimettermi in moto, perché io ormai ero spento...».

Carlo Fabbro, spesso ha salvato vite nel suo lavoro di tutti giorni. Carabiniere “di strada”, in servizio nelle pattuglie del nucleo radiomobile che di giorno e di notte si trovano ad affrontare emergenze e pericoli di ogni tipo. Omicidi, rapine, incidenti, furti, liti in famiglia, aggressioni. «Stavolta sono stato salvato io e devo dire che quando ti ci trovi in mezzo capisci davvero quanto è importante avere accanto delle persone che non solo ti curano e ti strappano alla morte, ma lo fanno anche col sorriso e tra mille difficoltà...».

Perché, in tutto questo, il 43enne evidenzia anche le condizioni nelle quali si trova a operare il personale della Cardiologia clinica e interventistica della Aou. «Ho visto le barelle nei corridoi, un “sovraffollamento” che veniva gestito in modo impeccabile. Io stesso sono stato ricoverato in uno stanzone con altre dieci persone, tipo camerata. Eppure era bellissimo così, perché non c’è stato mai un momento nel quale siamo stati lasciati soli. Mai malumori, sempre un sorriso per ognuno dei pazienti. E questo da parte di tutti: medici, infermieri, oss. Chiedevi una spiegazione? Non ti rispondevano frettolosamente ma, anzi, ti leggevano un’enciclopedia».

E questo accadeva mentre nel reparto i campanelli continuavano a suonare così come non si interrompeva il flusso di pazienti da ricoverare o curare. Momenti difficili che oggi, dopo esser stato dimesso, Carlo Fabbro sta elaborando forse con maggiore lucidità.

«Di quel giorno in cui tutto è iniziato ricordo la stanchezza. Mi sentivo affaticato ma non ho dato troppo peso». Anche perché, proprio per via del lavoro che fa e dei ritmi pressanti che comporta, può capitare di non sentirsi in forma. Ma poi sono subentrati quei segnali: «Se si cercano su internet i sintomi di un infarto, ecco, io li avevo tutti». Accostarsi a bordo carreggiata e chiamare i soccorsi è stata la sua salvezza. Perché se avesse continuato a guidare avrebbe anche potuto provocare un incidente.

«C’erano degli operai vicino a un bar che si trova in quel punto della Buddi Buddi. Erano accanto al loro furgone, hanno capito cosa stava succedendo e si sono avvicinati a me. Allarmati, hanno chiamato il 118 anche loro. L’ambulanza era già vicino a noi, sono stati con me fino a che non è arrivato il mezzo India con l’infermiere e gli altri soccorritori che mi hanno caricato a bordo e siamo volati verso il Santissima Annunziata».

Rapidità di intervento e competenze insostituibili. Gli ingredienti che non possono mancare quando si deve salvare una vita umana: «Se dovessi dare un voto, sarebbe un dieci e lode a tutte le persone con le quali ho avuto a che fare. Sarò eternamente grato a tutti loro». 

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