Sassari, tre mesi dopo l’esplosione le macerie restano lì: manca l’autorizzazione per bonificare
Il 30 giugno il botto tra via Principessa Maria e via Don Minzoni
Sassari Le transenne proteggono ancora cumuli di cemento, travi contorte e mattoni in calcestruzzo sparsi sul marciapiede, mentre due automobili rimangono lì, schiacciate sotto le macerie, immobili e silenziose, testimoni di un disastro che ha cambiato per sempre la vita di chi abitava nei piani superiori. Tre mesi dopo l’esplosione che ha devastato una palazzina tra via Principessa Maria e via Don Minzoni, il paesaggio resta fermo, come se il tempo si fosse fermato a mezzogiorno del 30 giugno, quando il botto ha terrorizzato un intero quartiere causando la morte di residente, Antonello Lambroni. Il cartello della Questura, scolorito dal sole, recita ancora “Immobile sotto sequestro giudiziario”, ma qui nessuno è mai venuto a portare via almeno i detriti. Eppure, intorno, la città prova a ripartire. A pochi isolati le scuole hanno riaperto i cancelli e ogni mattina centinaia di studenti - sassaresi e pendolari - percorrono quella strada, costretti a camminare accanto alle macerie, osservando con curiosità e timore quello che resta del crollo. Tutto è fermo per la colpa della burocrazia: manca infatti l’autorizzazione per bonificare.
L’articolo completo nel giornale in edicola e nell’edizione digitale del 30 settembre
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