Allevamento di maiali a Caniga, arriva l’atto Asl: «Trenta giorni per chiudere»
Sassari, lo stop ufficiale dopo il blitz dei giorni scorsi: il termine non è prorogabile
Sassari Dopo il sopralluogo dei giorni scorsi condotto dai servizi veterinari dell’Asl insieme al settore Ambiente della Città Metropolitana, alla polizia locale del Comune e al Corpo forestale, arriva l’atto ufficiale del Servizio di Sanità Animale dell’Asl che fissa tempi e obblighi per l’allevamento di suini nell’area dell’ex pollaio di Maccia d’Agliastru. Il provvedimento dispone lo stop immediato all’ingresso di nuovi animali e lo svuotamento completo dell’allevamento entro 30 giorni, termine concesso esclusivamente per consentire ai capi presenti di raggiungere il peso minimo necessario al trasferimento in altre strutture autorizzate.
Nel documento, l’Asl chiarisce che l’intervento sanitario si fonda sull’assenza di un titolo autorizzativo valido, richiamando il provvedimento interdittivo adottato dal Suape del Comune di Sassari. Un atto che recepisce i rilievi formulati in precedenza dalla Città Metropolitana, competente in materia ambientale, e che ha portato all’annullamento in autotutela della Dichiarazione unica abilitativa presentata dalla ditta.
Il provvedimento comunale ricostruisce nel dettaglio le criticità emerse durante l’istruttoria. In particolare, sulla base delle valutazioni della Città Metropolitana, viene evidenziato che la documentazione non garantiva il rispetto delle norme sulle emissioni in atmosfera, non prevedeva sistemi di abbattimento degli odori e non chiariva le modalità di gestione dei reflui. Sono state inoltre rilevate incongruenze tecniche e l’assenza di approfondimenti ritenuti necessari in relazione alla vicinanza dell’allevamento agli insediamenti abitativi.
Proprio alla luce di questi rilievi, la Città Metropolitana aveva espresso parere negativo e indicato la necessità di sottoporre l’intervento a una valutazione di impatto ambientale, escludendo il ricorso a procedure semplificate. Il SUAPE del Comune ha quindi dichiarato irricevibile la pratica e intimato alla ditta di non avviare né proseguire l’attività.
L’atto dell’Asl si inserisce in questo quadro amministrativo e interviene sul piano sanitario, imponendo la cessazione dell’attività e il depopolamento dei circa 1.600 suini presenti. Nel documento viene precisato che il termine dei 30 giorni non costituisce una proroga dell’attività, ma un tempo tecnico finalizzato esclusivamente alla dismissione dell’allevamento.
L’azienda ha già annunciato l’intenzione di presentare ricorso al Tar contro i provvedimenti adottati, affidando la pratica a un legale. Nel frattempo, però, dovrà dimostrare nei tempi indicati di aver avviato e completato lo svuotamento, oltre chiaramente a sospendere immediatamente i nuovi acquisti, chiudendo di fatto l’attività. In caso di inadempienza, viene chiarito, la vicenda potrebbe assumere ulteriori profili di responsabilità. Che peraltro potrebbero emergere dalle indagini in corso su come, in questi mesi, sono stati smaltiti i rifiuti prodotti.
Quel che appare certo è che, dopo le schermaglie delle scorse settimane, il sopralluogo congiunto e il successivo atto formale firmato dal servizio veterinario dell’Asl, segna un punto fermo, almeno sul piano amministrativo, in una vicenda che da mesi alimenta le proteste dei residenti e dei gruppi animalisti e il confronto tra azienda e istituzioni. Una tensione crescente, con un gruppo di residenti che, durante il sopralluogo, ha cercato di entrare nell’azienda. Situazione fortunatamente ben gestita dalla polizia locale che ha riportato tutti i più miti consigli.
La lezione che ne viene fuori è che il Comune dovrà prima o poi affrontare lo storico paradosso urbanistico di un agro cittadino che agro non è, che questa vicenda ha per l’ennesima volta messo in luce. © RIPRODUZIONE RISERVATA
