La Nuova Sardegna

Sassari

Il delitto

Omicidio Sedda, Sircana: «Non sono stato io a colpirlo a morte» – Gli aggiornamenti sul caso

di Nadia Cossu

	Mario Sedda, la vittima, nel murale che gli è stato dedicato a Porto Torres
Mario Sedda, la vittima, nel murale che gli è stato dedicato a Porto Torres

Il perito: «La vittima è morta soffocata dal suo stesso sangue»

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Porto Torres Si è aperta con un passaggio cruciale l’ultima udienza del processo davanti al Tribunale per i minorenni di Sassari a carico di Emanuele Sircana, il giovane di 21 anni accusato dell’omicidio volontario e del vilipendio del cadavere del 39enne Mario Sedda.

In aula è stato sentito il medico legale Francesco Serra, che eseguì l’autopsia sul corpo della vittima. La sua ricostruzione ha aggiunto un elemento importante: le coltellate non avrebbero causato direttamente la morte del poeta di strada. Sedda, ha spiegato il perito, è morto per soffocamento, dopo aver ingerito il proprio sangue mentre era gravemente ferito a causa delle contusioni provocate dai colpi che gli erano stati inferti con una grossa pietra e che avevano causato la rottura del setto nasale.

Nel corso dell’udienza – alla quale era presente ance la sorella della vittima assistita dall’avvocato Pietro Diaz, mentre la ex moglie e il figlio sono tutelati da Costantino Biello – Sircana (difeso dall’avvocato Alessandra Delrio), ha anche reso dichiarazioni spontanee. Il giovane ha ammesso di essere stato presente sulla scena, ma ha negato di essere l’autore materiale dell’accoltellamento e di aver colpito la vittima al volto con le pietre. Secondo la sua versione, sarebbe anzi intervenuto per disarmare un’altra persona, riuscendo a strappare il coltello dalle mani di chi stava tentando di accanirsi su Sedda.

L’imputato si è riservato di fornire una versione più completa nel corso del prossimo interrogatorio, già fissato nell’udienza dell’11 giugno.

La vicenda giudiziaria riguarda l’omicidio del “poeta di strada” di Porto Torres, torturato e ucciso nella notte tra il 29 e il 30 marzo 2021. Il corpo fu ritrovato il primo aprile successivo, nascosto tra i cespugli di via Sassari, con evidenti segni di violenza: pugni, calci, coltellate e una punta di lama conficcata nel volto.

Determinante, nelle fasi iniziali dell’inchiesta, era stato il racconto di un “super testimone”, amico dello stesso Sircana. Il giovane aveva confermato, sia davanti ai carabinieri sia successivamente in incidente probatorio, quanto riferito agli inquirenti: cioè che l’imputato gli avrebbe confessato l’omicidio, arrivando anche a mostrargli il luogo in cui si trovava il corpo.

L’incidente probatorio era stato disposto dalla giudice per le indagini preliminari Elisa Marras, su richiesta dei pubblici ministeri Laura Bassani e Angelo Beccu. In quell’occasione, il testimone – assistito dall’avvocata Sara Dettori – aveva ribadito le dichiarazioni già rese nei mesi precedenti, che avevano portato all’arresto del 21enne.

Il processo, celebrato con rito immediato, proseguirà l’11 giugno, quando è previsto l’esame del luogotenente dei carabinieri che ha condotto le indagini e l’interrogatorio dello stesso Sircana.

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