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Ossese, il sogno chiamato serie D è realtà: il paese in festa per i suoi “eroi” – La storia

Ossese, il sogno chiamato serie D è realtà: il paese in festa per i suoi “eroi” – La storia

l presidente Mentasti e il vice D’Apote raccontano la lunga l’impresa

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Inviato a Ossi Tre pullman riempiti in poche ore, per una trasferta che ha già il sapore delle partenze epiche. Di quelle che non servono per arrivare da qualche parte, ma per celebrare un cammino iniziato tanto tempo fa. Centocinquanta persone - adulti, bambini, famiglie - hanno già prenotato un posto per fare parte della comitiva bianconera, ma alla fine saranno molti di più gli ossesi che, domenica pomeriggio, raggiungeranno Calangianus anche in macchina, per regalare alla squadra un altro abbraccio e regalarsi un’altra giornata da brividi.

L’ultima gara del campionato di Eccellenza, conquistato domenica scorsa dall’Osssese, sarà solo un antipasto della festa in programma giovedì prossimo allo stadio “Walter Frau” di Ossi, quando tutto il paese si stringerà intorno ai ragazzi, che qui - in questo centro di 5500 abitanti a pochi minuti da Sassari - sono già degli eroi. Prima della musica, dei panini e delle birre, squadra e dirigenza saranno ricevute in municipio dal sindaco Pasquale Lubinu, come si fa con chi ha restituito orgoglio e identità a una comunità intera che aspettava questo momento da 64 anni. A Ossi, intanto, la felicità ha preso casa. Non fa rumore, ma si vede ovunque. Nelle bandiere bianconere che ancora resistono appese ai balconi, nelle vetrine dei bar, nelle parole ripetute senza stancarsi mai. Si racconta ancora l’impresa di domenica scorsa, come si raccontano le cose che non si vogliono perdere, il rigore che aveva gelato lo stadio, la reazione, i gol, l’attesa. Soprattutto l’attesa.

«Quando è arrivata la notizia da Villasimius – dice il presidente Carlo Mentasti – ho capito che tutto aveva trovato un senso. Stavolta non abbiamo pianto. Stavolta abbiamo vinto». Dentro quella frase c’è una storia lunga. C’è un ragazzo di 18 anni, portiere dell’Ossese nei primi anni Duemila, che vede la sua squadra retrocedere e che, a fine stagione, trova la forza di dire al presidente di allora, Battista Sanna: un giorno prenderò questa società e la porterò in alto. Non era una promessa da spogliatoio, era una missione. «Non me la sono più tolta dalla testa – racconta Mentasti sul terreno sintetico dello stadio dedicato al carabiniere ucciso 31 anni fa nella strage di Chilivani – sapevo che prima o poi sarebbe arrivato il momento». Quel momento arriva nel 2015, quando l’Ossese riparte dalla Seconda Categoria dopo la fusione con l’Ossi 2001. Poi la scalata – Promozione nel 2017, Eccellenza nel 2019 — e infine gli anni della rincorsa, quelli in cui il traguardo si vede ma non si prende. «Abbiamo perso, siamo ripartiti, abbiamo corretto. Questa Serie D è il risultato di tutto questo, non di una stagione sola». La squadra è un mix vincente, costruito con equilibrio. Insieme a tre ossesi, tra cui l’ex capitano Alessandro Sechi, ci sono otto sassaresi, compreso il portiere Werther Carboni con un passato nel Cagliari e nella Torres. E poi 6 o 7 stranieri, come l’argentino Blas Dante Tapparello, che di promozioni se ne intende e che ha saputo portare esperienza e gol nel momento giusto. Ma più dei nomi, conta il contesto. Lo si vede nei bambini che qui ancora giocano per strada e sognano la maglia bianconera dell’Ossese, nelle storie dei dirigenti, nei ricordi che affiorano senza bisogno di essere cercati. Lo si sente nelle parole del vicepresidente Vincenzo D’Apote, che riassume tutto con semplicità: «Sono arrivato tre anni fa promettendo che se non avessimo raggiunto la D sarei andato via. Oggi rimango, perché questa vittoria è solo l’inizio». E mentre il paese continua a festeggiare, già si intravede il futuro. «La Serie D è un’altra dimensione – dice Mentasti – dovremo crescere, organizzarci meglio, non lasciare nulla al caso». Anche fuori dal campo, la stazione dei carabinieri, guidata dal maresciallo capo Leonardo Pintus, dovrà moltiplicare l’impegno, perché il calcio nazionale porta con sé nuove responsabilità, un’attenzione diversa, un ordine pubblico più complesso da gestire. Ma per ora Ossi resta dentro il suo tempo perfetto. Tra una trasferta che sa di festa, quasi di gita fuori porta, e un ritorno che sarà celebrazione. Tra una promessa fatta a 18 anni, dopo una retrocessione e una realtà costruita passo dopo passo. E in mezzo, un paese intero che ha imparato a non smettere mai di credere in quel sogno che ora, finalmente, è realtà.

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