Ossese in serie D, il sindaco: «Che gioia, come le Domus patrimonio Unesco»
Ora il sogno continua con la squadra femminile
Inviato a Ossi La lumachina ci ha messo 64 anni, ma alla fine è arrivata lontanissima. Era il 1962 quando la Polisportiva Ossese – nello scudetto, una lumaca in campo bianconero – disputò la sua prima partita ufficiale. «Mi chiede se mi sarei mai aspettato di festeggiare una promozione in Serie D? Ma no, all’epoca avevo 17 anni. Diciamo che non ci pensavo nemmeno» scherza Battista Sanna, che oggi a 80 anni ricopre il ruolo di presidente onorario della società, ma gli incarichi li ha attraversati più o meno tutti: «Calciatore, fin dalla prima partita, poi dirigente, presidente tra il 1990 e il 1995, e poi allenatore fino al 2010. Carlo (Mentasti, il presidente, ndr) è stato mio allievo». Una carriera lunghissima, riconosciuta anche dalla Figc: «Nel 2013 ho ricevuto la benemerenza da Gianni Rivera e dall’allora presidente federale Carlo Tavecchio».
Ma l’Ossese-mania è intergenerazionale: «Negli allievi ci sono 19 ragazzi, anche da Sassari e dal circondario: cercano di non perdersi una partita dei grandi, per loro sono un modello da seguire. E forse funziona, visto che siamo primi in classifica insieme all’Ampurias» dice il dirigente degli Allievi Giampaolo Meloni. Chi gira per il paese, non può non accorgersi delle bandiere a scacchi bianconere esposte in diversi balconi: non è il Gran Premio di Ossi, ma opera del Gruppo Stafffette («si scrive con tre “effe”, mi raccomando»): «Ultras? Sì, beh... c’è scritto nel nome. Ma siamo un gruppo di amici e tifosi» racconta Gianni, uno dei componenti. Ma se ultras vuol dire coltivare una passione folle per una squadra, allora la definizione è perfetta: in casa o in trasferta, il gruppo Stafffette c’è sempre.
L’anno prossimo, la maggior parte dei match si giocherà oltre Tirreno: «Ci stiamo già organizzando. D’altra parte a quelle importanti non siamo mai mancati: Terni, Civitavecchia, Barletta... uno stadio da 5mila persone strapieno». Intanto, il prossimo appuntamento è una traversata tutta sarda: “Tutti a Calangianus” si legge su uno striscione. In mezza giornata si sono riempiti tre pullman, alla fine potrebbero essercene quattro, più tutte le auto. Ma c’è da preparare la prossima stagione: lo stadio va adeguato alle norme per la Serie D, bisogna fare la tribuna ospiti e omologare l’impianto elettrico. Lavori impegnativi e costosi, su cui si stanno confrontando la società e il sindaco Pasquale Lubinu: «Cosa vuol dire questa promozione per il paese? È come l’ingresso delle Domus de Janas nel Patrimonio Unesco» sorride il primo cittadino.
E a Ossi di Domus se ne intendono, visto che il paese ospita la meravigliosa necropoli preistorico di Mesu ’e Montes. L’ultima partita lo stadio era pieno, 600 persone, esplose di gioia quando è arrivata la notizia che i rivali dell’Ilva La Maddalena avevano perso a Villasimius. Fra loro anche tante ragazze, amiche dei giocatori, compagne, semplici tifose: «Siamo contentissime, tutto il paese era in festa: i bambini hanno saltato l’asilo, i mariti non sono tornati a casa... ma domenica scorsa è stata una bellissima giornata» ci dicono con un gran sorriso Silvia Salis, Marta Sini e Laura Branca. Donne tifose, ma dalla prossima stagione le si vedrà anche in campo: la società è già al lavoro per costituire una prima squadra e i settori giovanili al femminile. E chissà che fra qualche anno la lumachina non torni a festeggiare una bella promozione, stavolta in rosa.
