Sassari, pestato e accoltellato perché rifiutò di aderire al clan criminale: due rinvii a giudizio
La violenza alla stazione ferroviaria: la vittima, un trentenne, fu lasciato a terra sanguinante
Sassari A distanza di tre anni dai fatti, arriva una svolta giudiziaria nell’inchiesta sulla brutale aggressione ai danni di un cittadino nigeriano di 30 anni, pestato e accoltellato a Sassari perché si sarebbe rifiutato di aderire al clan “Supreme Vikings Confraternity”.
Il gup del tribunale di Sassari ha disposto il rinvio a giudizio per due dei tre imputati coinvolti nell’inchiesta, mentre per il terzo è stata pronunciata sentenza di non doversi procedere in quanto irreperibile.
L’episodio risale al 2023 e, secondo quanto ricostruito dagli investigatori della squadra mobile, il trentenne aveva vissuto un vero e proprio incubo. L’uomo, residente a Olbia, era appena sceso da un treno proveniente dalla città gallurese quando, arrivato nella piazza della stazione ferroviaria di Sassari, si era trovato faccia a faccia con quelli che poi avrebbe indicato come i suoi aggressori: quattro connazionali residenti nel centro storico cittadino.
Non si sarebbe trattato del primo episodio intimidatorio. Già in passato, infatti, il gruppo avrebbe tentato di convincerlo a entrare nella “Supreme Vikings Confraternity”, organizzazione criminale nigeriana ritenuta radicata anche nel Nord Sardegna e impegnata, secondo le indagini e le relazioni investigative, nella gestione di traffici illeciti. Ma davanti all’ennesimo rifiuto del trentenne, gli aggressori sarebbero passati a una violenza feroce.
Secondo l’accusa, i quattro avrebbero minacciato il connazionale e poi estratto un coltello. Il 30enne sarebbe stato circondato, picchiato brutalmente e colpito con una coltellata a un braccio, prima di essere lasciato a terra sanguinante nella piazza della stazione. Un’aggressione particolarmente violenta, maturata proprio perché la vittima continuava a opporsi all’ingresso nel clan. Dopo il pestaggio gli aggressori erano fuggiti, mentre il giovane era stato soccorso e trasportato al pronto soccorso del Santissima Annunziata, dove i medici gli avevano prestato le cure necessarie. Solo successivamente aveva trovato il coraggio di raccontare tutto alla polizia.
Le indagini della squadra mobile erano partite immediatamente e, nel giro di meno di un mese, gli investigatori erano riusciti a identificare tre dei presunti componenti della spedizione punitiva. La vittima li avrebbe riconosciuti confermando le accuse nei loro confronti.
La Procura di Sassari aveva quindi aperto un fascicolo iscrivendo i tre nel registro degli indagati. In una prima fase, il gip Sergio De Luca aveva disposto nei loro confronti la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla vittima. L’inchiesta si era concentrata anche sul presunto legame degli aggressori con la “Supreme Vikings Confraternity” e sulla ricerca del quarto componente del gruppo. Gli investigatori avevano infatti cercato riscontri alle dichiarazioni della vittima sull’appartenenza degli indagati alla confraternita nigeriana. La presenza in Sardegna di organizzazioni criminali nigeriane era già stata evidenziata dalla Direzione investigativa antimafia in una relazione presentata al Parlamento nel luglio 2019. Tra le attività attribuite ai Vikings figurano lo spaccio di droga, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e lo sfruttamento della prostituzione.
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