Sassari, appello senza quartiere contro la chiusura della casa famiglia delle Poverelle: i comitati raccolgono tremila firme
Giovedì 2 luglio un vertice tra l’arcivescovo Soddu e la congregazione di Bergamo
Sassari La mobilitazione del quartiere di San Giuseppe si trasforma in un appello corale alla città e alle istituzioni. Sono quasi tremila le firme raccolte in pochi giorni per chiedere che la casa di accoglienza delle Suore Poverelle di Bergamo, in viale Dante 8, continui la propria attività al servizio delle donne in difficoltà e dei loro bambini.
Nei prossimi giorni il parroco di San Giuseppe, don Tonino Canu, consegnerà personalmente la copia cartacea della petizione alla segreteria dell’Arcidiocesi. Parallelamente, il comitato promotore invierà il documento tramite Pec all’arcivescovo di Sassari, monsignor Francesco Soddu, alla prefetta Maria Grazia Fauci e al sindaco Giuseppe Mascia, affinché tutte le istituzioni coinvolte siano chiamate a valutare la richiesta arrivata da migliaia di cittadini. La raccolta firme, partita dal quartiere ma sostenuta da residenti di tutta Sassari e dell’hinterland, rappresenta una delle più partecipate mobilitazioni degli ultimi anni su un tema sociale. L’obiettivo è scongiurare la chiusura di una struttura che da oltre ottant’anni rappresenta un punto di riferimento per l’accoglienza delle persone più fragili.
Nella petizione i firmatari ripercorrono la lunga storia delle Suore delle Poverelle a Sassari. Dall’assistenza agli orfani del dopoguerra fino all’impegno negli asili, nel sostegno agli anziani soli, alle persone con disabilità e, negli ultimi anni, all’accoglienza di gestanti e madri con bambini in condizioni di grave disagio. Un’opera che, sottolineano i promotori, ha saputo adattarsi ai bisogni della città senza mai interrompersi. «La comunità di viale Dante non è semplicemente una struttura di accoglienza – si legge nel documento – è una casa aperta giorno e notte per chi fugge dalla violenza, dalla povertà, dall’abbandono e dall’emarginazione. Qui non si offre soltanto un tetto, ma si ricostruiscono vite, si restituisce dignità e si accompagna le madri verso l’autonomia». I promotori ricordano inoltre come la comunità operi in stretta collaborazione con i servizi sociali, le forze dell’ordine, il pronto intervento sociale e l’autorità giudiziaria, rappresentando un presidio essenziale nella rete di protezione delle persone più vulnerabili.
«La possibile chiusura – scrivono ancora – significherebbe perdere molto più di un servizio. Vorrebbe dire privare il territorio di un luogo dove la solidarietà diventa vita quotidiana e dove tante donne e tanti bambini trovano la forza di ricominciare». L’attenzione è ora rivolta all’incontro fissato per il 2 luglio, considerato un passaggio decisivo per il futuro della comunità. Attorno a un tavolo si confronteranno l’arcivescovo Francesco Soddu, la madre provinciale dell’Istituto Palazzolo e la superiora della congregazione, che arriveranno appositamente da Bergamo per affrontare la situazione della casa di Sassari. I promotori della petizione confidano che il peso delle quasi 3000 firme raccolte possa contribuire ad aprire un dialogo e a individuare una soluzione che consenta alle Suore Poverelle di proseguire la loro missione. «Ogni firma – scrivono nell’appello – rappresenta la volontà di difendere una presenza che appartiene all’intero territorio e che continua ogni giorno a restituire speranza a chi non ne ha più».
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