«Voleva pagare al bar con la droga», assolto un consulente finanziario sassarese: la vicenda
L’uomo era stato fermato dai carabinieri nella zona della spiaggia di Porto Ferro
Sassari Si è concluso con un’assoluzione piena il processo celebrato con rito abbreviato nei confronti di un consulente finanziario sassarese di 45 anni, finito a giudizio con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. La vicenda risale alla sera del 13 luglio 2024, quando l’uomo era stato fermato dai carabinieri nella zona della spiaggia di Porto Ferro, dopo una segnalazione che sarebbe arrivata dal gestore di un locale, come è emerso durante il procedimento.
Secondo quanto ricostruito all’epoca, il professionista avrebbe cercato di pagare alcune bevande offrendo marijuana o cocaina, non avendo denaro contante con sé. Il successivo controllo aveva portato al sequestro di circa 49 grammi di marijuana e poco più di un grammo di cocaina. Le perquisizioni erano poi proseguite nell’abitazione dell’uomo, dove i militari avevano trovato anche due bilancini di precisione, elementi che avevano indotto la Procura a contestare l’ipotesi della detenzione finalizzata allo spaccio. Ieri mattina, però, al termine del processo la giudice Sara Pelicci ha accolto integralmente le argomentazioni della difesa, pronunciando nei confronti dell’imputato la formula assolutoria più ampia: “perché il fatto non sussiste”. Il pubblico ministero aveva invece sollecitato una condanna a nove mesi di reclusione e mille euro di multa.
L’avvocato Carlo Foddai, difensore di fiducia del consulente finanziario, nella sua articolata discussione ha sostenuto che gli elementi raccolti non fossero compatibili con un’attività di spaccio. La difesa ha infatti evidenziato come mancassero del tutto il denaro contante riconducibile a un’attività di vendita e il materiale normalmente utilizzato per il confezionamento delle dosi. Particolarmente rilevante è stato il materiale documentale prodotto durante il processo.
Gli estratti conto bancari hanno consentito di ricostruire gli spostamenti dell’uomo, dimostrando che aveva raggiunto Porto Ferro in taxi e che il servizio era stato pagato con moneta elettronica. La documentazione relativa alla sua attività professionale ha inoltre attestato la provenienza lecita dei suoi redditi, contribuendo a rafforzare la tesi secondo cui la sostanza sequestrata costituiva una semplice scorta destinata esclusivamente al consumo personale.
Anche l’episodio avvenuto nel locale pubblico, inizialmente interpretato dagli investigatori come un tentativo di cessione della droga, ha assunto una diversa lettura nel corso del processo. Secondo la ricostruzione accolta dalla giudice Pelicci, si sarebbe trattato del comportamento isolato e scomposto di una persona in evidente stato di alterazione psicofisica, privo di qualsiasi finalità di spaccio o intento commerciale. Una tesi che ha portato il Tribunale a escludere la sussistenza del reato contestato e ad assolvere il professionista con la formula più favorevole prevista dall’ordinamento. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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