Colpo di pala in testa al padre, per la Procura fu tentato omicidio: indagini chiuse per un 33enne di Nulvi
Indagato il testimone oculare, per l’accusa avrebbe cercato di depistare gli investigatori
Sassari Prima la violenza dentro le mura di casa, con minacce e aggressioni che, secondo la Procura, l’indagato avrebbe rivolto a padre, madre e fratello. Poi la lite esplosa quel 12 aprile, quando una discussione sarebbe degenerata e il figlio, un 33enne di Nulvi, avrebbe colpito il padre di 64 anni alla testa con una pala.
Adesso, a distanza di mesi, emerge una novità nell’inchiesta: nel registro degli indagati è finito anche l’uomo che quel giorno avrebbe assistito alla scena e che, secondo l’accusa, avrebbe cercato di depistare gli inquirenti.
La Procura di Sassari ha chiuso le indagini e ha contestato al 33enne il tentato omicidio del padre e i maltrattamenti in famiglia. Per il testimone oculare, invece, l’ipotesi di reato è quella di favoreggiamento.
La vicenda era accaduta in un’abitazione di famiglia, a Nulvi, ad aprile di quest’anno. Secondo l’accusa, il rapporto tra l’indagato e i suoi familiari sarebbe stato caratterizzato da una lunga serie di episodi di violenza e minacce. Tra quelli contestati dal pubblico ministero Maria Paola Asara nell’avviso di conclusione delle indagini ce ne sono alcuni particolarmente inquietanti.
Tre anni fa, ad esempio, il 33enne avrebbe legato il fratello in più parti del corpo per poi trascinarlo lungo la strada. In un’altra occasione avrebbe “aperto la valvola di una bombola del gas all’interno della casa, minacciando la madre di ucciderla”. E ancora: pochi giorni prima della lite con il padre, avrebbe picchiato la madre e il fratello, colpendoli alla testa e in altre parti del corpo. Quella stessa notte sarebbe rientrato nell’abitazione e avrebbe nuovamente “aggredito verbalmente e fisicamente la madre”. Mentre un altro giorno avrebbe cercato di “stringere al fratello una corda al collo prima di trascinarlo mentre era ancora legato”.
È in questo contesto che si arriva al pomeriggio del 12 aprile 2026. La discussione tra padre e figlio sarebbe rapidamente degenerata. Secondo la Procura, il giovane avrebbe impugnato una pala triangolare e avrebbe colpito il padre alla testa più volte, almeno tre, provocandogli un trauma cranico e una ferita oltre a lesioni al braccio.
L’accusa parla di tentato omicidio: secondo la ricostruzione della Procura, quei colpi sarebbero stati sferrati con l’intenzione di uccidere. La vittima, cercando di proteggersi la testa con il braccio, sarebbe riuscita a limitare le conseguenze dell’aggressione. Poi sarebbe intervenuto un terzo uomo (ossia l’indagato per favoreggiamento ndc), che avrebbe gridato all’aggressore di fermarsi, e solo così il padre sarebbe riuscito a fuggire.
Ma proprio su questa ricostruzione il gip Sergio De Luca, quando aveva esaminato la richiesta di custodia cautelare del pm, aveva espresso forti perplessità. Tanto da disporre la scarcerazione del giovane (difeso dagli avvocati Elisabetta Udassi e Marco Manca), ritenendo non sufficientemente solidi gli elementi per sostenere l’accusa di tentato omicidio. Secondo quanto emergeva dall’ordinanza, infatti, sarebbe stato il padre a impugnare per primo la pala contro il figlio. Il giovane sarebbe riuscito a disarmarlo e avrebbe poi reagito colpendolo. Una reazione che, secondo il gip, non appariva accompagnata da una volontà omicida. Anche le conseguenze dell’aggressione erano state considerate limitate: dodici giorni di prognosi e nessun punto di sutura.
Il giudice aveva inoltre ridimensionato, nella fase cautelare, alcuni dei racconti relativi ai precedenti episodi familiari, sottolineando come in alcune dichiarazioni fossero presenti toni esasperati e perfino “iperbolici”. Il provvedimento era stato impugnato dalla Procura ma il tribunale del Riesame aveva confermato il solo obbligo di firma.
Ora, però, la Procura ha formalizzato le proprie accuse con la chiusura delle indagini. E dentro questo nuovo passaggio dell’inchiesta compare anche il testimone oculare (difeso dall’avvocato Marco Cubeddu). L’uomo che quel giorno si trovava sulla scena – e che avrebbe fermato l’aggressore – è accusato di aver cercato di aiutare il giovane a eludere le indagini. Ai carabinieri, subito dopo la lite, avrebbe negato di aver assistito all’aggressione. Il giorno successivo, ascoltato nuovamente, avrebbe poi fornito una versione dei fatti considerata non veritiera e smentita dalle dichiarazioni del padre e di un’altra persona presente nella vicenda.
È quindi su due ricostruzioni profondamente diverse che ora si concentra l’inchiesta.
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