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Storie del passato

Sassari, la saga degli Ardisson: dall’industria olearia a misteriosi delitti

di Luca Fiori
Sassari, la saga degli Ardisson: dall’industria olearia a misteriosi delitti

Paolo Cau ha ricostruito in un libro le vicende della potente famiglia attraverso gli archivi sardi e liguri

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Sassari Ci sono storie che sembrano aspettare per anni, nascoste dentro una carta d’archivio, una firma sbiadita, un vecchio registro. Aspettano qualcuno che le riporti alla luce e sappia rimettere insieme i frammenti di una città. La storia degli Ardisson è una di queste. È una storia di uomini arrivati da lontano, di impresa e ambizione, di ricchezza e tragedie, di innovazione e di famiglia. Ma soprattutto è una storia di Sassari, di quella Sassari che nell’Ottocento cominciava a cambiare volto e a scoprire, tra commercio, agricoltura e industria, il gusto della modernità. 
Il libro. A ricostruirla è Paolo Cau, per decenni uomo degli archivi e della memoria cittadina, nel suo nuovo libro Le sanse di San Paolo. Storia degli Ardisson di Sassari: la famiglia e l’impresa, pubblicato da Arkadia - realizzato con il contributo della Fondazione di Sardegna - e premiato con il primo premio per la Saggistica al Premio letterario Osilo 2026. Il libro, 252 pagine, nasce da una ricerca che ha preso forma lentamente, quasi come le storie che Cau ha trascorso una vita a inseguire. Nato a Trieste e arrivato a Sassari negli anni Settanta, Cau aveva già incontrato gli Ardisson nelle carte, ma l’idea di ricostruirne la vicenda è rimasta a lungo in sospeso. «Le prime chiacchiere con la famiglia risalgono a una decina di anni fa. Poi, dopo il Covid, ho iniziato a lavorarci attivamente». Da quel momento è cominciato un viaggio dentro archivi sardi e liguri, tra documenti conservati nell’archivio storico diocesano di Albenga, a Imperia, a Diano Castello e nelle carte sassaresi. Un lavoro paziente che ha permesso di andare molto più indietro della memoria familiare e di seguire le tracce degli Ardisson fino alle origini liguri. 

L’arrivo in città. Ed è proprio da lì che comincia l’avventura. Agostino e Pasqualino Ardisson arrivano a Sassari da Diano Marina nei primi anni dell’Ottocento, secondo la tradizione familiare «in fuga da Napoleone». Ma il loro approdo non è casuale. Esiste già una rete di rapporti tra il Ponente ligure e la Sardegna, alimentata da commerci, migrazioni e dalla lunga stagione della pesca del corallo. E c’è soprattutto un terreno economico ideale: l’olio. Un documento del 1814 racconta di un bastimento arrivato ad Alghero per scaricare materiale destinato al mercante Piccinelli, una delle tante tracce che permettono a Cau di ricostruire quel mondo di relazioni commerciali nel quale gli Ardisson si inseriranno con sorprendente rapidità. Portano con sé conoscenze che in Sardegna rappresentano una novità. 
Lavatoi alla genovese. Sono loro a introdurre e diffondere tecniche e manufatti legati alla conservazione dell’olio, compresi i lavatoi «alla genovese» e i grandi «trogoli» di pietra di Lavagna. Prima mastri, poi negozianti e imprenditori, i fratelli estendono le loro attività a Bosa, Cuglieri e Alghero. Poi le strade si separano e Agostino punta tutto su Sassari. È qui che arriva la grande intuizione: trasformare gli scarti della lavorazione delle olive in ricchezza. Nasce lo stabilimento di San Paolo, destinato a diventare molto più di un’industria e ancora oggi visibile per chi arriva in città da Porto Torres, a pochi metri dal cimitero e dall’antica chiesa di San Paolo fuori le mura. Diventerà il cuore della famiglia, il luogo della sua fortuna, ma anche quello delle sue tragedie. «Gli Ardisson – racconta Cau – importano tecnologie, ma soprattutto portano a Sassari un modo nuovo di fare impresa». La crescita dello stabilimento accompagna la trasformazione della città. Il vapore, le nuove tecniche di estrazione, gli investimenti e il controllo della filiera fanno degli Ardisson una delle famiglie protagoniste della nascente borghesia industriale sassarese. Non è soltanto la storia di un’impresa, è il racconto di come una famiglia arrivata da una piccola città ligure riesca, nel giro di poche generazioni, ad assumere un ruolo centrale nella vita economica e sociale di Sassari. Ma la fortuna ha il suo rovescio. 

Uno strano delitto. Nel 1846, dentro lo stabilimento di San Paolo, Antonio Ardisson e la giovane moglie Maddalena Ottonello vengono aggrediti. Lui muore quasi subito, lei due giorni dopo. È incinta di sette mesi. Il delitto apre una delle pagine più oscure della vicenda familiare e trascina gli Ardisson in una lunga e tormentata storia giudiziaria. Il libro di Cau segue quelle carte con la precisione dell’archivista e il ritmo di un racconto, mostrando una Sassari fatta di interessi, alleanze, rivalità, matrimoni e patrimoni da difendere. Perché nella storia degli Ardisson anche i legami familiari diventano strumenti per conservare e accrescere la ricchezza. È così che San Paolo attraversa l’Ottocento e arriva al nuovo secolo. Al centro emerge Francesco Ardisson, destinato a diventare uno degli uomini più ricchi e influenti della Sassari di inizio Novecento. Investe nell’industria, nel credito, nelle società e nei grandi affari cittadini. Attorno a lui si muove una classe imprenditoriale che accompagna la modernizzazione della città. 
La tomba a forma di piramide. E proprio a Francesco è legata una delle immagini più suggestive lasciate dagli Ardisson: la grande tomba a forma di piramide del cimitero monumentale di Sassari, fatta costruire nel 1905 per la moglie Maddalena Schiappacasse. Un monumento imponente, quasi una dichiarazione pubblica di amore, dolore e potere economico, che ancora oggi restituisce fisicamente la misura della famiglia e del suo ruolo nella città. La parabola continuerà ancora per decenni, attraversando la Prima guerra mondiale, il fascismo, la Seconda guerra mondiale e il difficile dopoguerra. Ma il mondo che aveva consentito agli Ardisson di diventare protagonisti cambia profondamente. La grande industria olearia nazionale, le nuove tecnologie e la trasformazione dei mercati mettono progressivamente in discussione il modello costruito a San Paolo. E la famiglia, dopo oltre un secolo e mezzo di storia, comincia lentamente a perdere il controllo di quella macchina imprenditoriale che aveva rappresentato la propria identità. Cau, però, non racconta questa vicenda come una semplice storia di ascesa e declino. 
La borghesia sassarese. La sua ricerca mostra come dentro quella famiglia si possa leggere un pezzo della storia di Sassari, la città agricola che diventa industriale, la nascita della borghesia, la modernizzazione delle tecniche, il rapporto tra impresa e potere, il ruolo delle donne, la forza dei vincoli familiari e anche il prezzo umano delle grandi fortune.

«La storia degli Ardisson non aveva bisogno di ricostruzioni romanzesche», spiega Cau. «Sono le fonti, se interrogate con rigore, a restituire una vicenda già di per sé straordinaria». È la cifra di un lavoro che arriva dopo una vita trascorsa negli archivi. Cau è stato archivista di Stato a Sassari dal 1980 al 2000 e poi direttore dell’Archivio storico comunale. Ha pubblicato una sessantina di saggi e una decina di monografie, dedicandosi alla storia delle istituzioni, della società e della cultura cittadina.

Ma con gli Ardisson il rapporto è diventato qualcosa di più personale: «Avevo in mente di raccontare la loro storia, poi è stata la famiglia a contattarmi». Da quel primo incontro sono passati anni. Poi sono arrivati il lavoro sistematico, gli archivi, le carte inattese, le testimonianze e le scoperte. Fino a trasformare una vicenda familiare in un grande racconto collettivo. Perché dentro la storia degli Ardisson non ci sono soltanto Agostino, Pasqualino, Antonio, Domenico e Francesco. C’è Sassari. C’è una città che cambia, che corre verso la modernità e che lascia dietro di sé il mondo antico. E ci sono ancora, a San Paolo, nelle carte e persino nella grande piramide di pietra del cimitero, i segni di quella stagione. Una stagione in cui una famiglia arrivata da lontano riuscì a diventare, nel bene e nel male, parte della storia stessa della città. 

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