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Sassari

L’intervista

Università, al via l’era Chessa: «A Sassari serve un nuovo ospedale, Dipartimento di Olbia da ripensare»

Università, al via l’era Chessa: «A Sassari serve un nuovo ospedale, Dipartimento di Olbia da ripensare»

Il rettore appena eletto parla del futuro e fa un appello all’unità dell’Ateneo

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Sassari Primi giorni da rettore in pectore per Omar Chessa che ieri ha trascorso la giornata fra impegni istituzionali e incontri. Il costituzionalista ha avuto anche un breve colloquio col rettore in carica, Gavino Mariotti: «È stata l’occasione per un saluto, ma non è stato ancora definito alcun passaggio di consegne, a quello si provvederà nei prossimi giorni». L’avvicendamento ufficiale avverrà ai primi di dicembre e nel frattempo Chessa lavorerà alla composizione della squadra di governo. Nella quale però c’è già una prima certezza, il nome della pro rettrice: l’incarico andrà a Lidia De Luca, ordinaria di Chimica e direttrice del Dipartimento di Scienze chimiche, fisiche, matematiche e naturali. Nel suo primo discorso ha insistito molto sull’unità dell’Ateneo.

Dov’è mancata e come pensa di ricostruirla?

«Credo che negli ultimi anni l’Ateneo abbia sofferto soprattutto di una perdita di abitudine a pensarsi come un’istituzione comune. Quando ogni componente legge le scelte in termini di ciò che guadagna o perde, il problema diventa culturale prima ancora che organizzativo. L’unità però non si ricostruisce con un richiamo generico alla concordia, ma cambiando il modo di governare: decisioni fondate su dati accessibili, confronto reale negli organi collegiali, motivazioni chiare e verifica dei risultati. Le grandi scelte su risorse, reclutamento, offerta formativa, sedi e investimenti devono tornare a essere riconoscibili come scelte dell’intera comunità accademica».

Veniamo al rapporto fra l’ateneo e Sassari. Il progetto del nuovo ospedale appare in stallo. Deve essere rilanciato? E quale ruolo può svolgere l’Università?

«Sì, va rilanciato, ma prima ancora va restituito a una prospettiva chiara. Il problema più grave non è solo il ritardo: è l’incertezza. Quando un’opera strategica rimane troppo a lungo sospesa tra ipotesi, passaggi procedurali e responsabilità frammentate, si perde non soltanto tempo, ma anche capacità di programmare il futuro. Il nuovo ospedale è indispensabile per integrare assistenza, ricerca e formazione nel principale presidio del Centro-nord della Sardegna, superando le inefficienze dell’attuale frammentazione. L’Università, attraverso l’Aou, deve essere propulsiva».

E poi c’è il centro storico. L’ateneo può avere un ruolo nella sua riqualificazione, magari partendo proprio da piazza Università?

«L’ateneo deve assumere una responsabilità urbana. Sassari sarà davvero città universitaria se studenti, biblioteche, servizi, attività scientifiche e spazi culturali contribuiranno alla vita quotidiana del centro. Piazza Università può diventare uno spazio pubblico accessibile, verde e prevalentemente pedonale, per attività culturali, iniziative studentesche e momenti della vita cittadina. Il concorso di idee dell’Ateneo ha prodotto proposte interessanti: ora serve un progetto condiviso e realizzabile».

Uno dei temi più caldi della campagna elettorale è stato Dipartimento di Innovazione con sede a Olbia. Lei ha detto che dev’essere ripensato. In che modo? Quando e come partirà?

«Olbia è una sede importante per Uniss, ma un nuovo Dipartimento deve nascere su basi solide: qualità scientifica, personale adeguato, servizi, risorse certe e sostenibilità nel tempo. Nelle prime settimane di mandato porterò negli organi di governo dell’Ateneo una verifica completa del progetto: offerta formativa, personale, costi, infrastrutture, ricerca e ricadute sugli altri Dipartimenti. Il principio per me è semplice: Olbia deve rappresentare una crescita per tutto l’Ateneo, non uno spostamento di risorse da una sede all’altra. Ripensare il progetto, quindi, non significa fermarlo, ma renderlo più forte e sostenibile».

L’intelligenza artificiale è una delle grandi sfide dei prossimi anni. Come dovrà affrontarla Uniss e quale funzione avrà il centro di ricerca da lei proposto?

«L’Ia impone di ripensare didattica, valutazione, ricerca e lavoro amministrativo. Ogni studente dovrebbe acquisire competenze critiche di base, declinate nei diversi corsi. Serviranno formazione per docenti e personale, regole sugli strumenti generativi, protezione dei dati e infrastrutture adeguate. L’Ia comunque non può sostituire rapporto educativo, giudizio scientifico e responsabilità umana. Nel mio programma ho previsto il Cridia(Centro di ricerca su informatica, dati e intelligenza artificiale), una struttura interdisciplinare che metta in rete competenze di informatica, medicina, agraria, veterinaria, ambiente, economia, diritto e scienze umane».

Quale contributo può offrire l’Università alle grandi sfide della Sardegna: spopolamento, crescita economica e futuro dell’autonomia?

«L’Università può contribuire a rendere l’isola un luogo in cui restare, tornare e investire il proprio talento. Questo significa formare competenze di qualità, creare ricerca, innovazione e nuove opportunità di lavoro, e mettere il sapere dell’Ateneo al servizio dei grandi problemi dell’isola: salute, ambiente, agroalimentare, energia, acqua, turismo e trasformazione digitale. Insieme all’Università di Cagliari vorrei aprire una riflessione su una maggiore responsabilità della Regione nel sostegno stabile e pluriennale al sistema universitario sardo, senza mettere in discussione la natura statale e l’autonomia dei due Atenei. L’autonomia, per me, non è rivendicare più poteri in astratto: è avere più strumenti e assumersi più responsabilità».

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