Sassari, la palpeggia nel locale condominiale: amministratore condannato
La biologa aveva ultimato i prelievi nei serbatoi del palazzo e stava per andare via: l’uomo le avrebbe bloccato le braccia e poi toccato le parti intime
Sassari Ha combattuto perché quella che definiva la sua verità fosse ascoltata fino in fondo. E ieri mattina 8 ottobre, davanti al gup di Sassari Gian Paolo Piana, è arrivata la sentenza: una condanna a due anni e otto mesi per l’amministratore di condominio accusato di aver aggredito sessualmente una biologa.
Al fianco della donna, nel processo, l’avvocato Letizia Doppiu Anfossi, che ha sostenuto la sua battaglia e ottenuto anche il riconoscimento di 10mila euro di risarcimento.
Il caso era nato dalla denuncia di una 50enne, incaricata dallo stesso amministratore di condominio (un 35enne sassarese) di effettuare alcuni prelievi di campioni d’acqua nei serbatoi di un palazzo, in una zona residenziale di Sassari. Secondo la ricostruzione accusatoria, una volta terminato il lavoro, alla donna sarebbe stato impedito di uscire dal locale tecnico. L’uomo, stando a quanto denunciato, si sarebbe posizionato davanti a lei, le avrebbe bloccato le braccia, avvicinandole il viso alla guancia. A quel punto la biologa gli avrebbe intimato di allontanarsi immediatamente ma, per tutta risposta, l’imputato le avrebbe detto: «Perché, non ti piace?». E successivamente, “nonostante il dissenso manifestato dalla donna” – scriveva la Procura nel capo di imputazione – le avrebbe toccato le parti intime e le avrebbe palpeggiato il seno. Tutto questo “condito” da un “complimento” non proprio elegante.
Avendo forse capito che le sue attenzioni sessuali non erano gradite, l’uomo avrebbe infine desistito e la biologa sarebbe riuscita a uscire dal palazzo. Particolarmente provata per quello che le era appena successo, aveva subito sentito telefonicamente alcuni colleghi che in seguito avevano confermato agli inquirenti come la loro amica fosse particolarmente scossa.
L’imputato, da parte sua, ha sempre respinto ogni accusa. Anche davanti al gup aveva fornito una versione completamente diversa dei fatti, negando che vi fossero stati comportamenti forzati o non consensuali. La difesa aveva sostenuto, in particolare, che la denuncia della persona offesa fosse maturata in un contesto diverso e fosse arrivata dopo un rifiuto dell’uomo. Una ricostruzione che non ha però convinto il giudice. Il gup Gian Paolo Piana ha condannato l’amministratore a due anni e otto mesi (senza quindi il beneficio della sospensione condizionale), accogliendo la richiesta formulata dal pubblico ministero Giovanni Dore. Istanza alla quale si era associata la parte civile.
A pesare nel procedimento è stata anche la ricostruzione della biologa, sostenuta dal suo avvocato Doppiu Anfossi che ha insistito perché venisse riconosciuta non soltanto la responsabilità penale dell’imputato, ma anche la dimensione del danno subito dalla donna. Istanza accordata dal giudice. «Non condivido l’esito del giudizio – il commento dell’avvocato Laura Secchi, difensore dell’imputato – e resto fermamente convinta della completa estraneità del mio assistito rispetto ai fatti contestati. Ritengo che la sua versione trovi riscontro negli elementi documentali e testimoniali acquisiti e che vi siano fondate ragioni per sostenere la richiesta di assoluzione. Attendo il deposito delle motivazioni per esaminare il percorso argomentativo del giudice e articolare i motivi di appello, che proporrò per ottenere la riforma della sentenza».
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