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Cardiologia a Sassari, emergenza infinita: 44 malati stipati tra reparti e corsie

di Luigi Soriga
Cardiologia a Sassari, emergenza infinita: 44 malati stipati tra reparti e corsie

Letti sistemati accanto agli scaffali e sotto gli estintori, personale al collasso

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Sassari Prima si salva la vita. Poi si cerca un letto. Se il letto non c'è, va bene una barella. Se manca anche lo spazio per la barella, si allarga il corridoio. Si sposta un armadio, si accosta un letto alla finestra, si inventa una stanza dove prima c'era soltanto un passaggio.

La regola non scritta recita: qui nessuno deve essere lasciato fuori. Anche quando dentro non c'è più posto. Così un'anziana giace in un cantuccio che sembra ritagliato per caso, tra uno scaffale pieno di scatoloni e un passaggio. Attorno a lei si muovono infermieri, medici, operatori.

È la geografia dell'emergenza permanente nella Cardiologia dell'Aou di Sassari, uno dei centri di eccellenza della sanità sarda ma anche un ossimoro logistico: un reparto dove convivono la medicina del futuro e l'ospedale del passato. Tecnologie sofisticate e letti nei corridoi. Specialisti di altissimo livello e pazienti sistemati accanto agli estintori.

Per la precisione 44 persone stipate tra Cardiologia e terapia intensiva (Utic), tre operatori sociosanitari per occuparsi dell'igiene dei ricoverati, pochi medici e infermieri costretti a fare ogni giorno il miracolo di trasformare l'impossibile in ordinaria amministrazione, cercando di garantire assistenza e dignità anche quando gli spazi sembrano averle cancellate.

Le fotografie raccontano tutto. Troppi malati parcheggiati nei corridoi, persone che aspettano di guarire in luoghi dove non avrebbero nemmeno dovuto essere ricoverate. È un ospedale da campo. Con un particolare: la guerra non è scoppiata ieri. Va avanti da anni. Il direttore Gavino Casu, lo aveva spiegato nel 2023 alla Nuova Sardegna, con parole che oggi conservano tutta la loro attualità: «Prima salviamo le vite, poi pensiamo ai comfort. A Sassari arriva un numero tale di pazienti non operati dagli altri ospedali del territorio, che non abbiamo scelta: li accogli anche a costo di ospitarli su una barella, oppure chiudi la porta in faccia. Da altre parti fanno così, e mi chiedo anche con quale coscienza. Io sinceramente non me la sento».

Ma ciò che può essere comprensibile nell'emergenza diventa difficilmente accettabile quando l'emergenza si trasforma in quotidianità. Perché qui che si apre un'altra questione, quella dei livelli essenziali di assistenza, i Lea, che non si esauriscono nella possibilità di ricevere una terapia. Curare significa anche garantire condizioni adeguate di sicurezza, sorveglianza, igiene e rispetto della dignità dei malati. I sindacati denunciano da anni questa contraddizione. Il sovraffollamento non può diventare una condizione ordinaria, né la necessità di garantire i ricoveri può giustificare una riduzione delle tutele.

Che il sovraffollamento non sia un incidente occasionale emerge anche dalla documentazione aziendale. Il problema è riconosciuto nel Bilancio di previsione 2027-29 firmato dal direttore Serafini, che fotografa l'insufficienza della capacità ricettiva e la pressione esercitata sui reparti. Nel frattempo la nuova Cardiologia resta una promessa affidata ai tempi dell'edilizia sanitaria. Il progetto esiste, è finanziato e i lavori sono stati consegnati a settembre all'impresa Mario Ticca. L'investimento complessivo è di 6,3 milioni di euro, dei quali circa 4,2 milioni destinati ai lavori di ristrutturazione di Cardiologia, Utic e Cardiochirurgia. Il piano prevede di trasferire le degenze cardiologiche nell'Ala Sud del primo piano del Santissima Annunziata, in circa 940 metri quadrati di superficie, con una previsione originaria di 30 posti letto. La nuova Utic dovrebbe invece trovare spazio nel corpo B, con 15 posti, mentre la Cardiochirurgia sarà ristrutturata nel corpo A. Tre strutture collegate, concentrate in un unico polo del cuore, con spazi più funzionali, impianti rinnovati e percorsi assistenziali finalmente adeguati. Ma c'è un ostacolo che rende l'intervento più complicato di quanto possa sembrare. Gli spazi destinati alla nuova Cardiologia sono occupati dalla Medicina, che deve essere trasferita prima di consentire la ristrutturazione. Soltanto allora potranno cominciare gli spostamenti successivi, compreso quello temporaneo dell'Utic, necessari per completare l'intera operazione. Un complicato gioco di incastri tra reparti che devono continuare a funzionare mentre si cerca di costruire il loro futuro. Il progetto originario, risalente al gennaio 2024, prevedeva 104 settimane per completare l'intervento. Due anni. Se i tempi saranno confermati a partire dalla consegna del settembre scorso, il traguardo potrebbe collocarsi nell'autunno del 2028. Un tempo ancora lunghissimo prima che l'eccellenza delle cure trovi un reparto alla sua altezza.

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