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Usini, il paese dove il vino è storia: il Cagnulari conquista il mondo

di Franco Cuccuru
FOTO. Usini, il vino conquista il mondo: dalle antiche vendemmie alle cantine di famiglia.
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FOTO. Usini, il vino conquista il mondo: dalle antiche vendemmie alle cantine di famiglia.

Oltre 340 ettari di vigneti, cantine premiate e una produzione di qualità

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Usini Il “tlac-clac-tlac” del torchio, spinto dalla forza delle braccia, rompeva il silenzio delle notti d’autunno. Era una melodia che arrivava dalle cantine, dove si lavorava fino a tarda notte. Di giorno i carri carichi d’uva attraversavano le strade del paese, mentre nelle campagne la vendemmia riuniva parenti e amici in un clima di festa. I preparativi iniziavano prima della raccolta. Le botti di legno venivano portate fuori, in attesa delle piogge che le facessero gonfiare e tornare stagne. Poi, adagiate su due assi e riempite a metà d’acqua, si facevano oscillare avanti e indietro per ripulirle.

Era la Usini in cui il vino scandiva la vita quotidiana e il paese profumava di mosto. Da quelle campagne partono ora bottiglie dirette in Inghilterra, Giappone, Stati Uniti, Australia e Svizzera. Il vino sostiene l’economia e ha reso Usini un riferimento dell’enologia sarda.

A S’Elighe Entosu sono stati ritrovati resti di Vitis vinifera, testimonianza dell’antica presenza della vite. Nel 1878 i vigneti occupavano 173 ettari, soprattutto sui pendii. Secondo il rapporto Laore 2026, su dati del 2022, Usini contava 342 ettari di vigne, tredicesimo in Sardegna per superficie vitata. Insieme ad Alghero è tra i comuni con la maggiore superficie iscritta alla Doc Vermentino di Sardegna. Dalle vecchie cantine dello sfuso è nata una produzione in bottiglia che raggiunge enoteche e ristoranti.

Dal 2002 Usini fa parte dell’Associazione Città del Vino. Ad aprire questa strada fu Giovanni Maria Cherchi, “Zio Billia”. Quando negli anni Settanta il Cagnulari rischiava di scomparire, lo recuperò e piantò nuovi vigneti. Fondata l’azienda nel 1970, nel 1982 iniziò a imbottigliare il Cagnulari in purezza. Se oggi il Cagnulari è un simbolo di Usini e del territorio, il merito della sua riscoperta è di Billia: ebbe la tenacia di salvarlo e dargli un futuro.

Nel 1987 nacque il Vermentino Tuvaoes. Oggi Salvatore e Grazia Cherchi continuano il lavoro del padre, affiancando al Tuvaoes i vini della linea Billia, il Cagnulari, il Soberanu e lo spumante Filighe. Il Tuvaoes 2025 ha ottenuto i Tre Bicchieri del Gambero Rosso; la cantina produce circa 180mila bottiglie destinate anche all’estero.

Altre famiglie seguirono Billia. Per Francesco Fiori il vino è una tradizione di famiglia da tre generazioni: a otto anni partecipava alla vendemmia di Serra Aspridda con i fratelli, i cugini e la nonna Viola. Fu il padre Diego a impiantare le vigne che Francesco seguì poi personalmente. Nel 1996 ne fece un’azienda e nel 2003 iniziò a imbottigliare, senza rinunciare allo sfuso. Il Vermentino Serra Aspridda e il Cagnulari Nebriosu, premiato al Vinitaly nel 2011, ne hanno segnato la crescita.

Oggi al Cagnulari Serra Juales e al Cannonau Torricla si aggiungono il Don Diego, Vermentino macerato sulle bucce, e la Malvasia Neelea.

Giorgino Careddu avviò Carpante, poi cresciuta con i figli Antonietta e Damiano. Dal Vermentino Frinas al Longhera, dal Cagnulari Lizzos al rosato Cipria, la cantina ha ampliato nel tempo la produzione, ottenendo nel 2011 il premio “Vinitaly Regione”.

Giovanna Chessa ha continuato il lavoro del padre Luigi dando ai vini di famiglia un proprio marchio. Al Vermentino Mattariga affianca il Cagnulari, il Cannonau Gemmanera, il C’era una Volta e il passito Kentàles. Il suo Cagnulari ha ottenuto i Tre Bicchieri, e già nel 2015 la cantina partecipava a una fiera a Tokyo.

Nel 2015 Franco Manca, insieme alla moglie Annalisa Cherchi, figlia di “Zio Billia”, ha fondato Binza ’e su Re, dove il Vermentino Boese, il Cagnulari Pinta e il Cannonau Tùmbaru hanno aperto la strada al rosso Giommaria. L’imbottigliamento non ha cancellato lo sfuso.

Tanarighe di Giovanni Chessa, che insieme al padre Nicolino porta avanti una tradizione vitivinicola di famiglia lunga tre generazioni, propone il Vermentino Lughe e il Cagnulari in bottiglia, mantenendo viva anche la vendita di vino sfuso: Cannonau, Vermentino e Cagnulari.

Sandro Panzali mantiene lo stesso rapporto con i clienti, proponendo anche Averadu, Cagnulari e Impero IV. Salvatore Chessa ha costruito la propria gamma intorno al Vermentino Anninnia e ai Cagnulari Sinzeru, Corrau e Cesarì, quest’ultimo premiato al concorso Città del Vino nel 2026.

A Badde Ruos Tonino Merella ha fatto crescere Galavera, che dal Vermentino Promissa e dal Cagnulari Beranu ha allargato la produzione al Cannonau Messadore, al Babáy e agli spumanti metodo classico. Promissa e Beranu sono stati premiati. Guido Pisoni prosegue il lavoro del padre Pasqualino: nei vigneti di Laccheddos coltiva le uve da cui nascono il Vermentino Laccheddos, il Cannonau Cantigos e il Cagnulari, tutti in bottiglia.

Anche Gavino Delogu, figlio di Francesco, prosegue una tradizione che dura da tre generazioni. Nei suoi 3,5 ettari coltiva Vermentino, Cagnulari e Cannonau con attenzione all’ambiente. Il PrimaStella è stato premiato nei concorsi del Vermentino e il rosso Istella Manna si è distinto nelle guide. Produce anche il Cagnulari UltimaStella.

L’enologo Giuseppe Pocobelli produce Lisamarì, Tadija e Signorguì e collabora con Salvatore Dore a Tenute ReDo, che propone il Vermentino ReDo e il rosso Ultima Goccia.

Nelle cantine si produce anche ottimo vino sfuso. I piccoli viticoltori hanno adottato attrezzature moderne: al torchio manuale e a su lacu si sono affiancate presse, pigiadiraspatrici e vasche in acciaio. È cambiato il modo di lavorare, non il rapporto diretto con chi compra. “Vini di Coros” e “Ajò a Ippuntare” tengono vivo l’incontro fra produttori e appassionati. Dietro ogni tralcio, ogni grappolo e il mosto che diventa vino restano la fatica, la storia e il sapere di generazioni. Ed è da quel lavoro che il nome di Usini continua a viaggiare nel mondo.

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