Legalità, diritti e stop al bullismo: la lezione di Acrisure – guarda il VIDEO
Il progetto presentato agli studenti del Liceo Scientifico Spano di Sassari: il confronto con giudici, avvocati e giocatori della Dinamo basket
Regole, rispetto, consenso, gruppo. Parole che spesso sembrano lontane, ma che in realtà fanno parte della vita di tutti i giorni: in classe, nello sport, online. È da qui che è partita la mattinata dedicata al progetto “Legalità e Diritti”, un incontro pensato per parlare ai ragazzi in modo diretto e senza giri di parole. Promosso da Acrisure Italia insieme alla Fondazione Dinamo per accompagnare i ragazzi in ogni fase della crescita, partendo dalle scuole elementari, dove si piantano i primi semi della convivenza civile, fino agli istituti superiori con La Nuova@Scuola.
Il primo messaggio ai ragazzi del Liceo Scientifico Spano di Sassari è arrivato dal giudice del Tribunale di Milano, Ilio Manucci Pacini, che ha spiegato come consenso e dissenso siano normali, ma che esiste sempre un limite da non superare.
«Le regole sono il canovaccio da cui non ci si può allontanare – ha detto – valgono nello sport, a scuola e nella società. La legalità è fatta di regole, ma dietro ogni regola deve esserci un diritto». Il giudice ha poi toccato un tema molto vicino agli studenti: il bullismo. «Se offendete o minacciate un vostro compagno, state ledendo il suo diritto a vivere serenamente.
Violenza e bullismo non sono mai scherzi». L’invito finale è stato chiaro: leggere l’Articolo Tre della Costituzione, quello che parla di uguaglianza e dignità. Sulla stessa linea l’intervento dell’avvocato Guido Bergamo, che ha messo l’accento su un aspetto spesso sottovalutato: «Il bullismo non è una ragazzata. La cosa più grave, molte volte, è la risata intorno, l’approvazione di chi guarda e non fa nulla». Una frase semplice, ma che ha fatto riflettere.
A parlare ai ragazzi con un linguaggio diretto è stato anche Francesco Sardara, Ceo di Acrisure Services, che ha messo in guardia sull’uso delle parole, soprattutto online: «Una parola in più può fare la differenza tra la vita e la morte. Il mondo dei social può ingannare: sembra che vinca chi è più veloce, ma nella realtà vince chi è più costante». Il tema della leadership è tornato più volte durante la mattinata. Per il giudice, «il vero leader è chi rispetta tutti, non chi tratta male i più deboli. Vale in classe come in una squadra sportiva». Un concetto ripreso anche da Stefano Sardara: «Il leader non è un capo, ma chi riesce a unire il gruppo e a renderlo migliore».
La parola è poi passata allo sport, con i giocatori della Dinamo. Alessandro Zanelli ha spiegato cosa significhi vivere in un gruppo fatto di persone che arrivano da parti diverse del mondo: «Il leader deve dare l’esempio. Non è semplice stare in gruppi così diversi, ma alla Dinamo ho imparato che il dialogo e vivere come in una famiglia è la soluzione. La squadra viene prima di tutto». Luca Vincini, 22 anni, ha raccontato invece il lato più leggero ma educativo della vita di squadra: «Abbiamo culture diverse, ma bisogna essere uniti e sapere qual è il limite dello scherzo». Ha ricordato un episodio di nonnismo sportivo, quando si ritrovò a dormire senza materasso per uno scherzo: «L’ho presa bene, ma è importante capire quando ci si deve fermare». Tornando al tema del consenso, il giudice ha lasciato un messaggio finale molto chiaro: «Il no è no, anche se prima era sì. E se vi accorgete di aver sbagliato, chiedere scusa e riparare è un atto di responsabilità». Per l’avvocato, la sintesi è semplice: «La legalità è rispetto del prossimo».
La mattinata si è chiusa con la visita all’azienda Acrisure, dove gli studenti hanno scoperto un modello di lavoro giovane, dinamico e radicato nel territorio. Come ha spiegato Francesco Sardara, l’obiettivo primario è coltivare le eccellenze locali e dare ai giovani le tutele e le motivazioni per restare e investire nel proprio territorio. Nel 2025 l’azienda ha intermediato circa un miliardo di euro e solo a gennaio ha assunto 33 persone, tutte locali, età media di 34 anni. «Acrisure non è solo numeri – ha detto Francesco Sardara – punta a costruire un ambiente di lavoro sano, dove si previene il burnout e si promuove il benessere delle persone. Formare cittadini e professionisti consapevoli, dai banchi delle elementari fino alle aule universitarie, significa investire sul futuro della Sardegna, creando valore e opportunità per tutti».
