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Castellacci sentenzia «Daniele De Rossi martedì non ci sarà»

Castellacci sentenzia «Daniele De Rossi martedì non ci sarà»

Polpaccio ko, il centrale romanista è costretto a fermarsi L’ecografia di ieri ha evidenziato un edema al soleo

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Daniele De Rossi non ci sarà. Niente Uruguay per il centrocampista azzurro che salterà la gara decisiva in programma martedì a Natal. Il professore Enrico Castellacci, responsabile dello staff medico della Nazionale, non esclude nulla ma parla di recupero «altamente improbabile».

«Il giocatore – ha spiegato in conferenza stampa il medico degli azzurri – ha sentito durante il secondo tempo un risentimento al polpaccio. La risonanza magnetica ha evidenziato un edema al soleo che potrebbe impedire a De Rossi di essere presente con l’Uruguay. Non sono problemi gravi, quindi non ci poniamo preclusioni sui tempi di recupero, ma per martedì è altamente improbabile la sua presenza».

«L’edema esclude la presenza di lesioni muscolari – prosegue il medico –, in gergo clinico si parla di lesione di primo grado, questo comporta uno stop di alcuni giorni, ma in queste competizioni si cerca di recuperare gli infortunati prima possibile, sempre mettendo prima di ogni cosa la salute del giocatore».

Castellacci spiega che «De Rossi ha avvertito un minimo disturbo, non si è trattato di una fitta, ma solo di un lieve disturbo al muscolo e ha ritenuto di poter continuare tranquillamente. È arrivato fino in fondo perché non era nulla di clamoroso e non ha ritenuto di dover chiedere il cambio». Castellacci spiega poi che Mattia De Sciglio è ormai a disposizione di Prandelli e sulle condizioni del resto del gruppo, rassicura tutti: «Ci sono normali problematiche che si hanno durante e dopo una partita come quella di ieri. Piccole cose gestibili, nulla di preoccupante. Barzagli viene seguito momento per momento, ha tollerato bene la partita ma anche oggi aveva qualche piccolo disturbo. Claudio Marchisio ha avuto un lieve problemino al ginocchio, niente di grave. Ora c’è da lavorare sul fisico e sulla psiche, poi toccherà al mister valutare le condizioni dei giocatori».

Nessun problema, invece, per Gianluigi Buffon.

«Gigi è stato molto bravo, ha reagito molto bene al problema che aveva avuto alla caviglia prima dell’esordio, non ha sentito particolari disturbi nella zona della lesione e la partita con il Costarica è stata anche un recupero psicologico e mentale molto importante per lui».

In questi Mondiali si è parlato tanto del caldo e del clima umido nel quale si svolgono quasi tutte le partite. Secondo Castellacci forse alla questionesi è data anche troppa attenzione. «Il clima è una delle variabili, venerdì a Recife abbiamo giocato con una temperatura di 28-29 gradi per la Fifa, con umidità del 65%. Abbiamo giocato alle 13 e non è questione di poco conto, mentre per i giocatori del Costarica si trattava di temperature di routine. Non hanno vinto per questo, ma noi abbiamo il dovere di evidenziare queste variabili. Le condizioni ambientali saranno similari a Natal, se dovesse piovere potrebbe essere meglio da un certo punto di vista. Questa è la teoria, poi ovviamente la pratica è un’altra».

Castellacci, infine, difende il lavoro fatto dallo staff e dai giocatori per prepararsi alle difficoltà climatiche. «Abbiamo fatto tanti sforzi, anche scientificamente – sottolinea il professore che è ormai da anni responsabile dello staff che cura gli azzurri –, era nostro dovere preparare i ragazzi, poi la partita è un’altra cosa. Noi rimaniamo dell’idea che più di quello che abbiamo fatto per il problema climatico non potevamo fare. Ora, però, basta enfatizzare questo problema delle temperature, abbiamo detto che fa parte delle variabili che si incontrano in una manifestazione come questa e che è una variabile importante. Secondo noi il clima ci ha danneggiato, ma con il Costarica il risultato non è dipeso dal caldo».

«Martedì – ha concluso Castellacci – giocheremo di nuovo alle 13, con la stessa temperatura e la stessa umidità. Non siamo arrivati agli estremi che temevamo, le condizioni climatiche sono difficili sì, ma non estreme», ha concluso il medico degli azzurri.

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