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Francesca Secci: i Giochi? Emozionanti

di Fabio Fresu
Francesca Secci: i Giochi? Emozionanti

La nuotatrice cagliaritana partecipa per la seconda volta alla competizione a cinque cerchi: «Mi cimento in sei specialità»

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SASSARI. Emozionata, ma decisa a fare bene ed anche un pizzico scaramantica. Così la cagliaritana Francesca Secci si prepara a rappresentare la Sardegna nel nuoto alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro. La passione di Francesca Secci per l’acqua ha origini lontane.

Cagliaritana di nascita e residente a Selargius, ha nuotato per la prima volta al mare a tre mesi ed a tre anni è passata alla piscina. Nata con una malformazione congenita ad una gamba causata dalla focomelia, a quindici anni ha scoperto il nuoto agonistico, e da quel momento è stata un’escalation di risultati nazionali ed internazionali, fra cui il settimo posto nei 100 farfalla a Pechino.

«È la seconda volta che partecipo dopo i Giochi di Pechino 2008 – ci tiene a precisare –. Certo l’emozione c’è, perché si tratta pur sempre di una manifestazione molto importante, ma ormai l’impatto del neofita l’ho già superato».

Come ha raggiunto questo traguardo?

«Grazie ai risultati ottenuti ai campionati italiani, dove sono andata bene. A Rio sarò molto impegnata, dato che parteciperò ai 50 metri, 100 e 400 stile, ai 200 misti, ai 100 farfalla ed ai 100 mt dorso».

E come si è preparata all’appuntamento?

«Con tanto allenamento, facendo tutti i giorni quattro ore in acqua e una in palestra».

Dove può arrivare Francesca Secci?

«Ah, riguardo questo non dico niente, quando sarò lì vedremo».

Lei è cagliaritana, tesserata con polisportiva Saspo, ma dall’anno scorso si allena a Milano…

«Sì, faccio parte del progetto AcquaRio che ha supportato un gruppo di atleti di tre regioni diverse nella fase di preparazione. Siamo partiti in otto e in sette abbiamo centrato la qualificazione, condividendo risorse e spazi acqua. In Sardegna sarebbe stato molto più complicato a livello di spazi acqua e di logistica, e poi stando tutti insieme abbiamo proprio fatto squadra».

Sono ancora tanti i disabili che faticano ad approcciarsi al mondo dello sport. Che consiglio si sente di dare loro?

«Anzitutto di provarci, perché fa bene a chiunque, ed a maggior ragione a chi ha delle disabilità. E poi, in questo modo. hai l’occasione, di incontrare tante persone, fare amicizie, e di metterti in gioco – prosegue Francesca Secci, azzurra Italia alle prossime Parolimpiadi di Rio de Janeiro –. Non è importante ottenere dei grossi risultati, quello che conta veramente è divertirsi. Fra l’altro la maggior parte delle società che fanno attività per disabili sono delle polisportive – chiude la nuotatrice –, si possono anche provare tre o quattro discipline diverse prima di decidere quella che piace di più, prima di trovare la strada che meglio accompagna le nostre passioni e esigenze».

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