Il mio calcio romantico tra Scirea e Zoff
di Roberto Muretto
L’ex juventino Sergio Brio a Sassari per presentare il suo libro. «Riva oggi segnerebbe 50 gol. Barella? Mi piace molto»
2 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Si commuove ricordando la tragedia dell’Heysel. Ride raccontando aneddoti con l’Avvocato protagonista. Diventa nuovamente serio quando gli viene fatta una domanda su Gaetano Scirea. Sergio Brio, forse, è stato davvero l’ultimo stopper. È uno dei sei giocatori al mondo che hanno vinto le cinque competizioni per club a livello europeo allora esistenti. Una bacheca piena di trofei e una ferita sempre aperta: non è mai stato convocato in Nazionale. «Un dispiacere. La mia nazionale è stata giocare sedici anni con la Juventus», il commento che strappa l’applauso dei presenti.
Forse non tutti sanno che Brio è stato un anno al Cagliari, come assistente di Giovanni Trapattoni. «Una esperienza bellissima. All’inizio avevo delle perplessità, poi ho scoperto un ambiente meraviglioso». All’ex difensore bianconero gli si illuminano gli occhi quando parla di Gigi Riva. «Sarebbe stato un onore marcarlo. Un campionissimo di cui il mio amico Morini parla gonfiando il petto. Lui dice che Riva non gli ha mai fatto gol, io non ci credo. Gigi con i difensori di oggi segnerebbe 50 gol».
Dal passato al presente: Nicolò Barella in maglia azzurra. «Ho visto la partita con l’Ucraina, questo ragazzo mi ha impressionato. Tiene il campo con personalità, ha gamba, entusiasmo e mi sembra tanta umiltà. Quella che lo farà arrivare lontano. Va alla Juventus? Non lo so, ma sono certo che la società lo sta seguendo. La nostra nazionale, che non brilla e ha molti problemi nella costruzione del gioco, ha bisogno di calciatori così».
Sergio Brio ha voglia di raccontare episodi della sua carriera e fa ridere la platea quando ricorda una scenetta a Villar Perosa. «Stefano Tacconi che in quella stagione non stava andando bene, disse all’Avvocato: mi manca tanto Zoff che l’anno prima era il preparatore dei portieri. La risposta è stata questa: sapessi a noi. Stefano è rimasto di sale».
La sua faccia si intristisce parlando dell’Heysel e mentre parla nella sala cala il silenzio. «Boniperti non voleva giocare quella finale, fu costretto dall’Uefa che altrimenti ci dava partita persa a tavolino. Il presidente ci disse che era morto un nostro tifoso, di andare in campo e vincere per onorare la sua memoria. Noi abbiamo saputo solo tre ore dopo in albergo che erano morte 39 persone. Mi dispiace quando sento parlare di coppa insanguinata. Quello che vi ho raccontato è la verità e parlarne mi fa ancora male».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Forse non tutti sanno che Brio è stato un anno al Cagliari, come assistente di Giovanni Trapattoni. «Una esperienza bellissima. All’inizio avevo delle perplessità, poi ho scoperto un ambiente meraviglioso». All’ex difensore bianconero gli si illuminano gli occhi quando parla di Gigi Riva. «Sarebbe stato un onore marcarlo. Un campionissimo di cui il mio amico Morini parla gonfiando il petto. Lui dice che Riva non gli ha mai fatto gol, io non ci credo. Gigi con i difensori di oggi segnerebbe 50 gol».
Dal passato al presente: Nicolò Barella in maglia azzurra. «Ho visto la partita con l’Ucraina, questo ragazzo mi ha impressionato. Tiene il campo con personalità, ha gamba, entusiasmo e mi sembra tanta umiltà. Quella che lo farà arrivare lontano. Va alla Juventus? Non lo so, ma sono certo che la società lo sta seguendo. La nostra nazionale, che non brilla e ha molti problemi nella costruzione del gioco, ha bisogno di calciatori così».
Sergio Brio ha voglia di raccontare episodi della sua carriera e fa ridere la platea quando ricorda una scenetta a Villar Perosa. «Stefano Tacconi che in quella stagione non stava andando bene, disse all’Avvocato: mi manca tanto Zoff che l’anno prima era il preparatore dei portieri. La risposta è stata questa: sapessi a noi. Stefano è rimasto di sale».
La sua faccia si intristisce parlando dell’Heysel e mentre parla nella sala cala il silenzio. «Boniperti non voleva giocare quella finale, fu costretto dall’Uefa che altrimenti ci dava partita persa a tavolino. Il presidente ci disse che era morto un nostro tifoso, di andare in campo e vincere per onorare la sua memoria. Noi abbiamo saputo solo tre ore dopo in albergo che erano morte 39 persone. Mi dispiace quando sento parlare di coppa insanguinata. Quello che vi ho raccontato è la verità e parlarne mi fa ancora male».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
