Coronavirus, l'emergenza per il medico di Cagliari e Luna Rossa: «Ci rifaremo presto, ma ora prudenza»
Intervista con Bob Mura: Non vediamo l’ora di ripartire, ma prima di tutto la salute»
SASSARI. Il mare si protegge a terra e il pallone scansa l'erbetta ingabbiandosi negli spogliatoi, mentre fuori è tutto un coronavirus. Al cuore subentra la logica e la professionalità governa tutto, quando lo sport lascia l'estasi e trasloca nella stasi.
Bob Mura è medico del Cagliari e dello staff di Luna Rossa. Libero professionista specializzato in Medicina dello sport con orientamento verso la cardiologia e la traumatologia dello sport, nell'organico della Croce Rossa militare, è il responsabile della salute del Team Prada di vela sin dalla prima tappa cagliaritana del 2014, ed è stato confermato per l'avventura che porterà all’America’s Cup 2021. E prima aveva svolto come un "normale" calciatore anche tutta la trafila nel Cagliari, partendo nel 2009 dalle giovanili e arrivando sino alla prima squadra. Ora, in piena emergenza sanitaria, è a disposizione da casa.
Ci sono differenze fra l'isolamento dei velisti di Luna Rossa e i calciatori del Cagliari?
«Direi di no. La base di Luna Rossa è pressoché deserta, dall'ultimo Dpcm si lavora da casa. Smart working, videoconferenze... si opera per interposta tecnologia. E lo stesso è valso per gli atleti del Cagliari fino alla sospensione delle attività. Io resto costantemente a disposizione degli uni e degli altri, del first e dello short team dei velisti e dell'intera rosa rossoblù«.
Nessun problema?
«No, e nessun caso. È una situazione sempre nuova, Camminiamo giorno per giorno e ogni giorno si scoprono situazioni nuove e nuovi contesti».
Come affrontano gli atleti questi situazione? Il carattere del singolo può fare la differenza? Un allegro mediterraneo e un solitario nordico...
«La sofferenza appiattisce tutti i caratteri, sono tutti leoni in gabbia, non solo i giocatori. Viviamo tutti una situazione di curiosità mista a timore mista alle aspettative per il futuro e non si vedono spiragli. Ipotizzare date per una ripresa risulta superficiale oltre che prematuro e fuori da ogni contesto scientifico».
E man mano vengono meno tante certezze. World series di vela annullate, serie A di calcio non si sa...
«Vero, ogni fuga in avanti su programmi e date è pura avventura».
Ma prima o poi si ripartirà.
«Siamo pronti, pronti a seguire tutte le indicazioni della Federcalcio e soprattutto del Governo. Dipendiamo da loro. Con tutte le precauzioni e i programmi che possiamo stilare per un'eventuale Fase2, ma il via non dipende da noi».
Differenze fra vela e calcio?
«In linea di massima no, tutti devono seguire le raccomandazioni del ministero della Salute sul distanziamento sociale e sulla salute degli sportivi e di chi con loro ci lavora».
Un protocollo è allo studio.
«Prima di ripartire, tamponi nasali e test sierologici per tutti. Ma la priorità va a chi è in ospedale e ai pazienti normali. Calcio e vela non hanno corsie preferenziali. Nessuna squadra ha fatto tamponi a tappeto. Fiorentina e Sampdoria lo hanno fatto per la contestualizzazione della situazione, avevano dei casi, prima che giocatori erano persone, persone sintomatiche».
I suoi consigli agli atleti?
«State a casa. La prevenzione è la cosa più sicura in un contesto nebuloso. Distanziamento sociale in famiglia e quando proprio bisogna uscire di casa, e seguire le norme del buon senso».
Allenamenti?
«Sospesi. Tutti si tengono in forma a casa loro con programmi di lavoro e con un preparatore atletico e noi medici e staff sanitario eventualmente a disposizione, anche in merito all'aspetto alimentare. Sono tutti professionisti, hanno saputo e dovuto fare di necessità virtù».
Come vede il futuro da medico, e come lo vede da tifoso?
«Da tifoso è chiaro che non vedo l'ora che si riparta, ma da medico non mi sento di individuare delle date. Prima di tutto viene la salute, e la salute si fa con la prevenzione, e ancora con la prevenzione. Bisogna attuare le linee guida del ministero della Sanità e nello sport quelle della Federazione medici sportivi, che ha avviato un protocollo che sta facendo scuola in tutto il mondo».
Il bel tempo di questi giorni, un rimpianto o un aiuto?
«Io sono un sardo atipico, non vado in spiaggia da 19 anni, sono cresciuto con l'Inghilterra nel cuore per i trascorsi Oltremanica, ma l’infanzia l’ho vissuta per la maggior parte qui in Sardegna. Sono un fan del clima londinese... Ma so bene che ci sono delle scadenze importanti, come i 50 anni dello scudetto e i 100 anni della fondazione del Cagliari. L'emergenza rischia di mettere sotto traccia anche questi happening importanti ma ci riprenderemo, e ci rifaremo più avanti».
