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Orro, che rabbia «Ma ci rifaremo»

Pallavolo, la regista di Narbolia è appena rientrata da Tokyo «Qualche giorno di vacanza poi dal 18 gli Europei in Croazia» 


08 agosto 2021 di Fabio Fresu


ORISTANO. Il risultato non è stato quello sperato, ma un’Olimpiade è sempre un’Olimpiade. Figuriamoci due, a soli 23 anni. Così per la pallavolista sarda Alessia Orro i giochi a cinque cerchi di Tokyo non sono da dimenticare, anche se l’uscita dell’Italvolley ai quarti di finale per mano della Serbia lascerà degli strascichi.

«Siamo molto dispiaciute di non aver portato a casa una medaglia – ammette la regista, appena rientrata in Sardegna per qualche giorno di riposo – tutti si aspettavano tanto dalla nostra squadra, ed anche noi ci credevamo. Più delusione o rabbia? Forse più rabbia, perché avevamo tutte le potenzialità e le caratteristiche per fare molto meglio. Ma è stato demerito nostro, vincendo solo un’altra gara della prima fase avremmo incontrato la Repubblica Dominicana anziché la Serbia, e arrivando almeno alle semifinali poteva cambiare tutto. Sulla mia prestazione personale faccio fatica a dare un giudizio, con Malinov siamo state spesso alternate in campo, e così fai fatica sia a stare in partita che a fare il tuo gioco. Ma è stata una scelta dell’allenatore, ed ognuna di noi quando è stata schierata in campo ha provato a dare il massimo».

E’ stata la sua seconda Olimpiade, differenze?

«Quella di Rio de Janeiro l’ho vissuta male, abbiamo vinto una sola gara ed ero molto piccola. Per questo a Tokyo ho deciso di godermela a prescindere dal risultato sportivo, e così ho fatto. Apprezzando le piccole cose, per esempio socializzando con tanti atleti di ogni parte del mondo. Ovviamente nel pieno rispetto delle norme di sicurezza, mantenendo le distanze interpersonali ed indossando sempre la mascherina».

Ha incontrato qualche numero uno dello sport?

«Federica Pellegrini. Ma mi ha sorpreso in particolare il tennista Novak Djokovic. Era sempre attorniato da persone che volevano parlargli o avere un autografo, dovevano scortarlo anche quando andava a prendere una bottiglietta d’acqua. Ma nonostante tutto è sempre stato cortese e disponibile con tutti, ha dimostrato di essere un vero campione sia in campo che fuori».

E gli altri atleti sardi?

«Li ho visti tutti, anche se con alcuni siamo riusciti solo a scambiare un saluto e qualche parola. Con altri, come Stefano Oppo, ovviamente ci conoscevamo già da Rio».

Inutile negarlo, un torneo così lungo dall’altra parte del mondo comporta anche delle situazioni complicate.

«In effetti è stato un periodo abbastanza stressante. In mensa mangiavo solo riso sushi ed a volte pizza, ma alla fine tutto stanca, infatti ho perso diversi chili. Poi gli orari, quando giocavamo alle nove del mattino ci alzavamo prima delle sei. E’ indubbiamente l’obiettivo di ogni sportivo, ma ci sono stati anche dei momenti difficili».

Ora la parola d’ordine per Alessia è ricaricare le pile prima di tornare a vestire la maglia azzurra per i campionati europei, dal 18 agosto in Croazia. E per questo ha scelto ovviamente la “sua” Narbolia. «Pochi giorni per stare vicino alla mia famiglia e agli amici. Ho bisogno di staccare. Non è facile ripartire dopo una delusione del genere, ma ci vogliamo riscattare, e dimostrare che meritiamo più di quanto abbiamo fatto vedere a Tokyo».

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