Sardara indica la strada alla Dinamo: "Avanti così"

Stefano Sardara

Il presidente della società sassarese riassume gli ultimi dodici mesi e pensa al futuro: "Lascerò la squadra in buone mani"

SASSARI. «Nessuno vuole quanto me, con tutti gli sforzi di questi dieci anni, che la Dinamo resti dove l'ho portata». Dopo un anno complicato dal Covid, dal palasport mezzo vuoto, da spese che non sono calate mentre le entrate sì, il presidente della Dinamo Stefano Sardara guarda al 2022 tra speranze, sogni e progetti, anche personali. «Lascerò il club in mani sicure, il mio addio è una scelta di vita ma cederò solo se si farà avanti qualcuno con intenzioni serie, altrimenti andrò avanti: il mio sogno di avere più tempo per me può attendere», assicura colui che ha rilevato la squadra in un momento di impasse e l'ha trasformata in una realtà sportiva e aziendale solida, portandola a calcare stabilmente i palcoscenici internazionali e a conquistare uno scudetto, due Coppe Italia, due Supercoppe italiane e una Europe Cup.

I risultati, la situazione sanitaria, le prospettive, le scelte impopolari: Stefano Sardara rilegge gli ultimi 12 mesi per farne tesoro. «È stata dura per tutti, non solo per noi, il Covid ha fatto saltare equilibri e parametri - racconta - Noi ne abbiamo risentito sul piano sportivo, mentre sul piano societario la pandemia ci ha colti in ottima salute». «Il cambio di allenatore rispetto alla scorsa stagione è stato complicato, il campo non ha confermato quanto immaginato - confessa Sardara - è stato un errore non reagire subito, come in passato, ma sono l'amministratore delegato di una società multinazionale, spesso non c'ero, serve un presidente a tempo pieno».

Lasciare per riscoprire il concetto di tempo libero e assicurare alla società una guida con le energie che lui ha messo sinora, prima di decidere di rallentare. «Restare nella proprietà e affidarsi a un presidente esterno? È un'opzione, ma serve una figura di altissimo profilo cui delegare un impegno e una responsabilità gravosi», è il messaggio tra un discorso e l'altro. Di sicuro, «ora abbiamo recuperato il gap di esperienza che ci ha fatto iniziare la stagione in modo travagliato. Abbiamo messo in campo troppi giovani, con Bucchi colmiamo buona parte del disequilibrio». Sardara non si pente dell'addio a Gianmarco Pozzecco. «Siamo un'azienda e vendiamo un prodotto, perciò il consenso della piazza ci interessa, ma esistono cose di cui si può e si deve discutere coi tifosi e altre decisioni che vanno prese e basta», sentenzia.

«Con Gianmarco abbiamo fatto cose eccezionali, non è colpa di nessuno se le prospettive sono mutate - continua - è bellissimo che la piazza si affezioni a un coach o a un giocatore, ma tutto cambia e non è la fine del mondo». Passano giocatori, allenatori e anche i presidenti. «Per ora non si è fatto vivo nessuno, se non succederà sposterò avanti il mio obiettivo di rallentare e pensare anche alla mia vita», garantisce. Nel frattempo, «spero che si esca dal caos Covid e che continuiamo così», auspica. «Ci è mancata la fortuna con Napoli e Bologna, altrimenti saremmo in piena zona Final Eight, ma è la strada giusta, continuiamo in quella direzione». Sempre la stessa, e da dieci anni la decide Stefano Sardara. (ANSA).

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