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Playoff Torres, diciotto anni di attesa e 6.000 cuori bollenti ma il gol non è arrivato

di Roberto Sanna
Playoff Torres, diciotto anni di attesa e 6.000 cuori bollenti ma il gol non è arrivato

Un silenzio irreale dopo 95’ di tifo infernale

26 maggio 2024
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Sassari La festa è ancora nella curva sbagliata, siamo in maggio, la palla non vuole saperne di entrare in porta. Uno stadio così non si era mai visto negli ultimi anni, era dal 28 maggio 2006 che Sassari non si stipava dentro lo stadio perspingere la Torres verso la Serie B. Anche quel giorno bisognava rimontare uno 0-1, anche quel giorno bastava un gol che non è arrivato. E’ successo di tutto durante la partita e alla fine è calato il silenzio, il sortilegio non si è spezzato. La compensazione di quel gol non c’è stata, i 5’ minuti di silenzio calati dopo il fischio finale sono stati forse più rumorosi del tifo infernale dei precedenti 95’. Mai stati in B, ancora una volta, la gente sfila silenziosa verso le automobili, seimila persone tornano a casa aspettando un gol che deve ancora arrivare, il gol più lungo del mondo.

Quando al “Vanni Sanna” risuona la campana di “Hell’s Bells” degli Ac/Dc il ruggito della folla fa tremare lo stadio. Sono 18 anni che il popolo rossoblù attende la rivincita di una partita maledetta, i playoff contro il Grosseto persi in una partita maledetta dove la palla non voleva entrare mai. Traversa di Frau, rigore sbagliato da Tozzi Borsoi, Max Allegri in panchina che già comincia a farla franca di horto muso. Però la Torres, si sa, ha un’esistenza complicata e per riprovarci ha dovuto attraversare un inferno dopo l’altro. Hell’s Bells, appunto, le campane infernali che hanno accompagnato l’ingresso in campo delle squadre e acceso i fuochi in curva. Sugli spalti, pronti a soffrire, tanti che quel 28 maggio del 2006 avevano sofferto disperatamente. Un po’ di rughe e tanti capelli bianchi in più, molti racconti fatti alle generazioni di tifosi che si sono succedute negli anni e che solo ieri hanno capito cosa vuol dire uno stadio che esplode di passione.

Il fantasma di quel 28 maggio era un avversario in più da battere, perché non sono ferite che si rimarginano in fretta. E perché quando la palla non vuole saperne di entrare la posizione di chi deve fare gol a tutti i costi comincia a diventare scomoda. L’ideale è togliersi subito il peso di dosso ma Paleari sembra avere una questione personale con Diakite e per due volte gli nega il gol. Poi c’è una traversa, ancora, stavolta di Scotto, e nella mischia furibonda la palla entra in porta. Il sortilegio è sfatato, il boato è impressionante ma no, non è gol, è fuorigioco, seimila persone che avevano lasciato sul campo le tonsille in un urlo impressionante si siedono con l’amaro in bocca. E’ trascorso un quarto d’ora scarso, la sensazione è già che sarà una serata molto lunga, forse troppo. Così si va avanti in apnea, mentre in campo succede di tutto ma i tifosi non arretrano e spingono la squadra fino all’ultimo, fino a un altro gol annullato, due espulsioni, un rigore contestato all’ultimo secondo, il silenzio che cala. Un anno così meritava una fine diversa, l’unica consolazione è che stavolta, per riprovarci, non sarà necessario attendere 18 anni.

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