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L’intervista

Sinner riparte da Wimbledon: «Alcaraz è un amico e un rivale, ma la mia vita non è solo tennis»

Sinner riparte da Wimbledon: «Alcaraz è un amico e un rivale, ma la mia vita non è solo tennis»

Al Telegraph racconta la squadra, la famiglia, Gucci, la passione per la Formula 1 e il rapporto con lo spagnolo

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Roma Jannik Sinner torna sull’erba di Wimbledon con il peso leggero dei grandi favoriti e quello, ben più concreto, del campione in carica. Oggi, lunedì 29 giugno, il numero 1 del mondo debutta nel primo turno dello Slam londinese contro il serbo Miomir Kecmanovic, nel torneo che un anno fa lo aveva consacrato con la vittoria in finale su Carlos Alcaraz.

Alla vigilia dell’esordio, Sinner si è raccontato in una lunga intervista al Telegraph, parlando non solo di tennis ma anche di ciò che ruota intorno alla sua carriera: la squadra, gli sponsor, la moda, la famiglia e le passioni coltivate lontano dal campo.

Il 2026, finora, gli ha già regalato altri traguardi importanti, compreso il completamento del Career Golden Masters con il successo agli Internazionali d’Italia. Ma nei momenti di festa, ha spiegato, il merito non è mai soltanto suo. Per Sinner conta soprattutto condividere i risultati con il gruppo che lo accompagna ogni giorno: cene tutti insieme, musica, buon cibo, qualche brindisi e molti dolci. Con una preferenza dichiarata più per gelati e torte che per l’alcol.

La popolarità crescente ha portato con sé anche una fitta agenda di impegni mediatici e commerciali. Sinner li considera parte del mestiere, senza però lasciare che prendano il sopravvento: «Il tennis rimane sempre la mia priorità principale», ha detto al quotidiano britannico.

Tra le collaborazioni più visibili c’è quella con Gucci, che gli ha aperto una finestra su un mondo lontano dalla routine sportiva. Da italiano, ha spiegato, riconosce il peso e la storia del marchio, e durante i servizi fotografici ha iniziato a interessarsi di più ai vestiti e ai look. Ma senza trasformarsi in un personaggio mondano: Sinner si descrive come una persona semplice, poco incline all’eleganza ostentata, consapevole che tutto ciò resta secondario rispetto alla sua identità di atleta.

Nel racconto al Telegraph torna anche il tema delle origini. Sinner ricorda di essere cresciuto in un piccolo paese dove il tennis non era certo lo sport dominante. All’inizio giocava poche ore alla settimana, poi il campo è diventato il luogo in cui misurarsi con se stesso. A colpirlo era soprattutto l’idea di poter incidere direttamente sul risultato, senza attendere l’errore dell’avversario. Una mentalità aggressiva che, racconta, lo accompagna da sempre.

Il numero 1 del mondo si sofferma anche sul modo in cui il pubblico giudica i giocatori, spesso osservati solo nelle due ore della partita. Dietro una reazione nervosa, ricorda, possono esserci difficoltà personali o familiari che nessuno conosce. «Siamo umani», ha detto, invitando a non fermarsi alla superficie.

Prima del tennis, però, il sogno era un altro: la Formula 1. Sinner racconta di non aver avuto veri idoli tennistici da bambino e di aver desiderato, invece, diventare pilota. Un percorso mai iniziato anche per ragioni economiche. La passione per le auto è rimasta: possiede una Ferrari, ma precisa di non amare l’ostentazione. Guidare, per lui, significa soprattutto isolarsi, sentirsi in una bolla. E sull’ipotesi di un giro sulla Mercedes dell’amico George Russell scherza: gli piacerebbe, ma non vorrebbe distruggergli la macchina.

Inevitabile, poi, il passaggio su Carlos Alcaraz. La rivalità con lo spagnolo è ormai uno dei grandi temi del tennis contemporaneo, ma Sinner ne parla senza toni esasperati: «Carlos è un amico, ma anche un rivale». Una competizione che l’azzurro considera sana, capace anche di trasformarsi in un rapporto positivo fuori dal campo. Con la consapevolezza, però, che nello sport gli equilibri cambiano rapidamente e che prima o poi potranno arrivare nuovi protagonisti.

Negli ultimi anni Sinner dice di aver capito meglio anche il valore del tempo trascorso lontano dal tennis. La famiglia, le cene, le passeggiate, i momenti semplici con il padre e con i genitori hanno assunto un peso diverso. Per lui, più del denaro, conta la possibilità di restituire tempo a chi ha fatto sacrifici lungo il percorso.

E se la carriera finisse oggi? La risposta è sorprendentemente serena: sarebbe felice. Dopo il tennis, immagina un nuovo capitolo, probabilmente lontano dal circuito.

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