La Nuova Sardegna

Samar Yazbek racconta gli orrori della guerra civile

di Silvia Lutzoni
Samar Yazbek racconta gli orrori della guerra civile

L’intensa e documentata testimonianza della giornalista, scrittrice e attivista politica Dalla rivolta contro il regime di Assad alle violenze alimentate dal terrorismo islamico 

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Nell’agosto del 2011, quando la primavera araba in Siria volgeva già al suo triste epilogo, per degenerare in guerra civile, Samar Yazbek riuscì a compiere un reportage all’interno delle carceri di al-Assad – reportage che fu pubblicato da «The Guardian», «Libération» e poi da «Repubblica» – nel quale denunciò le torture cui erano sottoposti gli oppositori del governo. Si trattò di un suo primo autorevole passo in un percorso che sarebbe culminato nel 2015 nella pubblicazione di un libro ora tradotto da Andrea Grechi per Sellerio e intitolato Passaggi in Siria (340 pagine, 16 euro).

Giornalista, scrittrice e attivista politica siriana, nota nel nostro paese per i romanzi pubblicati da Castelvecchi («Il profumo della cannella» del 2010 e «Lo specchio del mio segreto», 2011), Yazbek prese parte nel marzo del 2011 alle manifestazioni pacifiche che in Siria chiedevano maggiore libertà e auspicavano la costituzione di uno stato laico e democratico; a causa della sue opinioni, vive ormai da anni in esilio a Parigi, ma nonostante ciò ha continuato la sua attività di resistenza al regime e di supporto alla popolazione, rientrando illegalmente nel suo paese per ben tre volte – tre passaggi, per l’appunto – tra il 2012 e il 2013. Il libro è il racconto di queste esperienze e insieme un atto d’accusa nei confronti della comunità internazionale per il suo comodo torpore davanti agli orrori perpetrati in una guerra che non sembra avere fine.

Né romanzo né reportage, «Passaggi in Siria» muove dunque da un sapere che non è letterario, e che non rivendica altro privilegio che l’esperienza; un sapere che non fa appello alla realtà quanto piuttosto alla verità, tant’è vero che la narratrice non può fare a meno di definire il suo racconto come un’«impostura estetica, un’impostura odiosa che posso solo sperare di riscattare attraverso il mio desiderio di scrivere, narrare ed esporre la verità su quanto sta accadendo. Esporre tale verità mi appare un dovere nei confronti di tutte le persone che sono morte difendendo l’ideale di una Siria libera e giusta». Alla sua voce nel libro si affiancano e sovrappongono quelle dei civili – e in particolare le donne, coloro le quali, insieme ai bambini, stanno pagando il prezzo più alto di questo conflitto – e i combattenti: una pletora di disertori, rivoluzionari talvolta improvvisati, ragazzini a cui è stata negata l’infanzia, e infine i capi delle formazioni integraliste che la narratrice in qualche occasione non esita ad affrontare a viso aperto.

Sono pagine in cui la barbarie è protagonista e la morte onnipresente, come si può leggere nelle parole che seguono: «Qui, il fluire della vita e l’accelerazione della morte si attraevano ed entravano in rotta di collisione come da poli opposti. Nella loro indissolubile intimità, era diventato difficile distinguere la vita dalla morte in questo fiume in piena di anime erranti in fuga dai bombardamenti verso la miseria che le attendeva . In direzione opposta, dall’altro lato del confine defluiva la fiumana impetuosa di combattenti che andavano incontro alla morte, la porta d’accesso all’eternità del loro presunto paradiso».

Attraverso un intreccio di testimonianze, Yazbek ricostruisce il processo attraverso cui una rivoluzione popolare e pacifica contro un dittatore è precipitata nella spirale di una rivolta armata contro l’esercito e lo Stato, fino al punto in cui «gli islamisti si sono impadroniti della scena trasformando i siriani in marionette di una guerra per procura, su un palcoscenico insanguinato nel quale l’Isis recita il ruolo di protagonista». «Passaggi in Siria» è insomma un libro il cui valore estetico è forse opinabile, ma la cui importanza risiede senza dubbio nel suo indiscutibile valore di documento e testimonianza.

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