“Bomba”: il rock dei Grog sotto l’albero di Natale
di Roberto Sanna
Esce il nuovo cd del gruppo guidato dall’intramontabile frontman cagliaritano «Canto con la mia solita rabbia le storie di un mondo dominato dalla violenza»
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SASSARI. Bomba. Joe Perrino ritorna in pista coi suoi Grog e sforna praticamente sotto l’albero un disco che di spirito natalizio in realtà ha ben poco. “Bomba w w la guerra” è il titolo forte e ironico del lavoro prodotto dalla Minotauro Records, che vede le collaborazioni importanti di Gianni Maroccolo, Gian Luca Perotti e Gabriele Eretta nei “featuring” e aggiunge un tocco in più con un libretto disegnato da Paolo Gallina, con la supervisione di Antonio Solinas e la grafica di Simone Satta. Disco uscito ieri e che sarà presentato domani a Roma nel corso della Festa sarda organizzata dall’Associazione Brincamus. A due anni di distanza dall’esordio con “L’esercito del male” i Grog (Nicola Macciò-Joe Perrino, il “Conte” Gianni Solinas alla chitarra, Marcello Capoccia al basso, Gianmario Solinas alle tastiere e Gabriele Lobina alla batteria) propongono ai fan tutto quello che possono aspettarsi: sei canzoni ruvide e dirette nei testi, suonate alla grande e con l’inconfondibile graffio del rocker cagliaritano: «Un album veloce e istintivo, che ci siamo divertiti a completare in sala di registrazione – racconta –. Per capirci: prima abbiamo preparato la farina e poi il pane lo abbiamo fatto direttamente in studio, sfruttando l’ispirazione. Ci è piaciuto tantissimo e c’è stato subito un grande feeling, l’abbiamo chiuso in quattro giorni».
I testi?
«Sono miei. Uno, addirittura, giaceva dai tempi degli Elefante bianco, l’ho recuperato e rivestito di Grog. Il titolo è ironicamente forte, racchiude gli argomenti delle canzoni: quelli di un mondo difficile, dove spesso per risolvere le situazioni si usa la guerra, ci sono quattro-cinque entità superiori che vogliono gestire tutto, i giovani ti deludono perché non sanno uscire dalla rete del web e siamo circondati dalla violenza e dai femminicidi. Sono un padre di famiglia preoccupato di tutto questo e lo canto con la mia solita rabbia».
Tutto in salsa Grog: quali sono gli ingredienti del vostro sound?
«I Grog sono duri, suoniamo quello che io definisco un hard rock moderno, ma non facciamo heavy metal, anzi non l’ho mai fatto. A me piace la musica di qualità, gli ultimi tre cd che ho comprato sono quello di Bjork appena uscito, “In Utero” dei Nirvana e “Come è profondo il mare” di Lucio Dalla. Il problema è che fare musica di qualità è difficile, significa essere l’underground dell’underground, non è più musica di nicchia ma di ultra-nicchia: si finisce a suonare negli sgabuzzini».
Il motivo?
«Domina il business. Devi pagare per tutto: se hai i soldi hai interviste, vetrina, passaggi nei network. In Italia la situazione è triste, vecchi gruppi rock cone Litfiba e Diaframma si sono persi per strada, anche Marlene Kunz e Afterhours sono a un punto morto. Il denaro è diventato la priorità, per me invece deve essere una conseguenza. Purtroppo la gente ormai associa la fama e la ricchezza alla qualità».
I Grog sono però solo una parte dell’universo di Joe Perrino: quali sono gli altri progetti che sta portando avanti?
«Io sono anche solista come “L’Operaio romantico”, ho le “Canzoni di vita amara” coi detenuti delle carceri e poi sono le “Canzoni di amore a mano armata” a teatro, piano e voce con Claudia Piras. Il prossimo passo sarà un film che chiuderà il progetto delle Canzoni di vita amara e che sto progettando con Leonardo Boscani: a bordo di un’Apecar andremo in giro per le carceri della Sardegna per raccogliere memorabilia, desideri e sogni scritti dei detenuti che appenderemo all’Apecar trasformandolo così piano piano in un’opera d’arte viaggiante. E che andrà poi a morire, probabilmente, nel piazzale del carcere storico di Cagliari, Buoncammino. Di sicuro non sto mai fermo, vivo di musica e sono sempre impegnatissimo su tutti i fronti: un’altra idea che ho e riprovare un’esperienza in Gran Bretagna dove ho già suonato per tre anni prima degli Eelefante Bianco».
Ormai è sulla scena musicale dagli anni Ottanta: come vede la situazione musicale in Sardegna e, soprattutto, c’è un altro Joe Perrino all’orizzonte?
«Ci sono movimenti interessanti, gruppi come i King Howl Quartet e cantautori come Pasquale Demis Posadinu e Claudia Crabuzza. Un altro frontman come me, però, senza offesa per nessuno, non lo vedo. Forse perché ho sempre voglia di rimettermi in gioco e quando vado sul palco dò tutto me stesso finché non finisce la voce e porto sempre avanti le mie tematiche senza paura di svariare. Da questo punto di vista la situazione è davvero drammatica, gli altri parlano ma alla fine fanno sempre la solita minestra».
I testi?
«Sono miei. Uno, addirittura, giaceva dai tempi degli Elefante bianco, l’ho recuperato e rivestito di Grog. Il titolo è ironicamente forte, racchiude gli argomenti delle canzoni: quelli di un mondo difficile, dove spesso per risolvere le situazioni si usa la guerra, ci sono quattro-cinque entità superiori che vogliono gestire tutto, i giovani ti deludono perché non sanno uscire dalla rete del web e siamo circondati dalla violenza e dai femminicidi. Sono un padre di famiglia preoccupato di tutto questo e lo canto con la mia solita rabbia».
Tutto in salsa Grog: quali sono gli ingredienti del vostro sound?
«I Grog sono duri, suoniamo quello che io definisco un hard rock moderno, ma non facciamo heavy metal, anzi non l’ho mai fatto. A me piace la musica di qualità, gli ultimi tre cd che ho comprato sono quello di Bjork appena uscito, “In Utero” dei Nirvana e “Come è profondo il mare” di Lucio Dalla. Il problema è che fare musica di qualità è difficile, significa essere l’underground dell’underground, non è più musica di nicchia ma di ultra-nicchia: si finisce a suonare negli sgabuzzini».
Il motivo?
«Domina il business. Devi pagare per tutto: se hai i soldi hai interviste, vetrina, passaggi nei network. In Italia la situazione è triste, vecchi gruppi rock cone Litfiba e Diaframma si sono persi per strada, anche Marlene Kunz e Afterhours sono a un punto morto. Il denaro è diventato la priorità, per me invece deve essere una conseguenza. Purtroppo la gente ormai associa la fama e la ricchezza alla qualità».
I Grog sono però solo una parte dell’universo di Joe Perrino: quali sono gli altri progetti che sta portando avanti?
«Io sono anche solista come “L’Operaio romantico”, ho le “Canzoni di vita amara” coi detenuti delle carceri e poi sono le “Canzoni di amore a mano armata” a teatro, piano e voce con Claudia Piras. Il prossimo passo sarà un film che chiuderà il progetto delle Canzoni di vita amara e che sto progettando con Leonardo Boscani: a bordo di un’Apecar andremo in giro per le carceri della Sardegna per raccogliere memorabilia, desideri e sogni scritti dei detenuti che appenderemo all’Apecar trasformandolo così piano piano in un’opera d’arte viaggiante. E che andrà poi a morire, probabilmente, nel piazzale del carcere storico di Cagliari, Buoncammino. Di sicuro non sto mai fermo, vivo di musica e sono sempre impegnatissimo su tutti i fronti: un’altra idea che ho e riprovare un’esperienza in Gran Bretagna dove ho già suonato per tre anni prima degli Eelefante Bianco».
Ormai è sulla scena musicale dagli anni Ottanta: come vede la situazione musicale in Sardegna e, soprattutto, c’è un altro Joe Perrino all’orizzonte?
«Ci sono movimenti interessanti, gruppi come i King Howl Quartet e cantautori come Pasquale Demis Posadinu e Claudia Crabuzza. Un altro frontman come me, però, senza offesa per nessuno, non lo vedo. Forse perché ho sempre voglia di rimettermi in gioco e quando vado sul palco dò tutto me stesso finché non finisce la voce e porto sempre avanti le mie tematiche senza paura di svariare. Da questo punto di vista la situazione è davvero drammatica, gli altri parlano ma alla fine fanno sempre la solita minestra».
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