La Nuova Sardegna

Addio a Quilici, il narratore dell’Oceano

di Fabio Canessa
Addio a Quilici, il narratore dell’Oceano

È morto a 87 anni il documentarista che fece conoscere l’universo della natura. I suoi primi passi in Sardegna

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SASSARI. «Il viaggio sempre ricomincia, ha sempre da ricominciare, come l’esistenza». Quella di Folco Quilici, dopo una vita di viaggi in tutto il mondo, si è fermata ieri e viene da ricordare la citazione di Claudio Magris che aveva voluto inserire in apertura di uno dei suoi tanti libri: “I miei mari”, uscito per Mondadori nel 2007. Un volume dedicato al suo profondo rapporto con il mare, del quale lo affascinava prima di tutto il legame alla storia dell’uomo: «Mi ha sempre interessato questo aspetto più della vita marina in sé, delle piante e degli animali del mondo sommerso: l’interazione tra natura e vicende umane» spiegava in un’intervista alla Nuova Sardegna incentrata su quel libro nel quale dedicava diverse pagine anche all’isola.

Dove nacque come regista. «Non potrei scrivere di mare – raccontava – senza fare riferimento alla Sardegna che è stata per me un punto di partenza. A Capo Testa e Capo Carbonara ho fatto, non ancora ventenne, i miei primi veri viaggi, le prime immersioni e iniziato a girare immagini subacquee con attrezzature rudimentali». Riprese per un corto, “Pinne e arpioni”, che divenne il suo saggio di ammissione al Centro sperimentale di cinematografia e usò poi come base per “Attorno a una scogliera”. Il primo vero documentario di Folco Quilici che se n'è andato a 87 anni (ne avrebbe fatto 88 il 9 aprile) all’ospedale di Orvieto. Viveva a Ficulle, nella provincia umbra, ma era nato a Ferrara. La madre, Emma Buzzacchi, era una nota pittrice mentre il padre, Nello, un giornalista. Morto quando Folco aveva solo 10 anni. A pochi giorni dall’ingresso dell'Italia nella Seconda guerra mondiale l’aereo sul quale viaggiava, insieme a Italo e Lino Balbo, fu abbattuto. Episodio sul quale Folco Quilici ha scritto “Tobruk 1940”, un altro dei suoi vari libri. La scrittura era per lui importante quanto la regia. Nella stessa intervista alla Nuova Sardegna diceva su questo aspetto: «Sono per me due vie parallele, mi sento come un muratore che mescola sabbia e calce. Non potrei filmare senza pensare a quello che dovrò scrivere e non scriverei senza aver visto quello che ho filmato».

Due attività portate avanti con capacità uniche di racconto, attraverso immagini e parole. Significativa la descrizione che fece di lui il grande storico francese Fernand Braudel dopo la collaborazione per la serie “Mediterraneo” nella prima metà degli anni Settanta: «Un pianista dotato di grande padronanza tecnica: le note della mano sinistra si inseriscono nella serie delle note della mano destra, la mescolanza è la musica, la poesia avvincente di libro e film assieme».

Letteratura e cinema. In entrambi i casi una vasta produzione e tanti riconoscimenti: dal premio Marzotto a quello Hemingway per i suoi scritti, dal premio speciale alla Mostra del cinema di Venezia nel 1954 con “Sesto Continente” a l'Orso d'argento al festival di Berlino due anni dopo con “L'ultimo paradiso”.

Documentari. Ma Quilici realizzò anche film con elementi di finzione, come “Dagli Appennini alle Ande” (ispirato dal romanzo “Cuore” di Edmondo De Amicis e vincitore del festival di San Sebastian) e quello che forse è il suo film più visto e amato: “Ti-Koyo e il suo pescecane”, indimenticabile racconto dell’amicizia tra un bambino della Polinesia e uno squalo. Al lungometraggio andò il premio Unesco per la cultura. A sottolineare i meriti culturali di Folco Quilici arriverà, nel 1983, anche la medaglia conferitagli dall’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. Un’attività che trovò come mezzo di divulgazione ideale la televisione. I racconti per immagini del regista hanno infatti trovato vasto spazio in programmi tv.

Tra i progetti più importanti “L'Italia vista dal cielo”, una serie di documentari che avevano l’obiettivo di ritrarre le bellezze paesaggistiche, artistiche e architettoniche delle diversi Regioni con riprese aeree effettuate tramite elicottero. Nella collana presente anche l'isola: «Scrivendo della Sardegna il suo maggior letterato contemporaneo Giuseppe Dessì nota che i greci, i primi a circumnavigarla, da abili cartografi quali erano, scoprirono che assomiglia all’impronta di un piede umano, donde l’antica denominazione di Icnusa». Così inizia lo straordinario video firmato da Folco Quilici, un viaggio emozionante che mostra l’isola dall’alto e ne racconta la storia.

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