La videosorveglianza nell’alveare mette al sicuro l’ape regina

Il progetto lanciato al Contamination Lab dell’Università di Cagliari Un algoritmo previene possibili fughe e monitora le celle infettate

C’è un proverbio che racconta di stalle che si chiudono dopo che i buoi sono scappati. Mossa palesemente inutile: la saggezza popolare invita a pensarci prima. Il principio vale lo stesso anche se si parla di api e non di buoi. E che cosa si può fare per non fare scappare via gli abitanti degli alveari mandando in fumo una buona produzione di miele? In questo caso non si possono certo chiudere le arnie, ma usare bene la tecnologia sì. È l'idea lanciata durante l'ultima edizione della Contamination lab, la gara delle start up organizzata ogni anno dall'Universitá di Cagliari, da Daniele Melis, ingegnere di progettazione industriale e laureato in Ingegneria civile strutturale, Sara Sulis, laureata in Informatica, e Federica Romano, laureata magistrale in Scienze della comunicazione.

Dopo la finale, sono rimasti in due, Melis e Sulis, ma la squadra è pronta a riallargarsi. La soluzione? L'innovazione che si allea con l'apicoltore contro la peste americana ed europea. E contro la possibile fuga di una ape regina che si trascina dietro uno sciame e si porta via la possibilità di produrre tanti vasetti di miele. Il progetto si chiama HiveGuard. La “chiave” per tenere sotto controllo gli insetti è un sensore automatizzato che sfrutta un algoritmo di riconoscimento per un monitoraggio scientifico della “casa” delle api.

Un controllo che consente di rilevare nuove larve di ape regina e celle infettate dalla peste. La regola degli alveari – quasi un regolamento condominiale scritto dalla natura – è che ci sia una sola ape regina. Ma gli apicoltori, in certi momenti dell'anno, da febbraio a luglio, devono stare più attenti del solito perché l'equilibrio interno dell'alveare non si spezzi con la nascita di un'altra ape regina. Per fare questo di solito ricorrono a operatori specializzati, spendendo anche 48 euro per ciascuna arnia. Si possono superare i 100mila euro per le aziende più grandi con 3mila arnie. Come funziona la tecnologia? Il sensore controlla l’arnia con una telecamera all’interno dell’alveare e un algoritmo di riconoscimento basato su immagini pre-processate: così si scopre subito la cella regina in più, diversa da quelle delle altre api. E anche le celle infettate dalla peste che cambiano di colore. Tutte queste informazioni sono inviate a un'unità centrale. Un monitoraggio reso ancora più facile da una app creata da HiveGuard. Entro la fine del mese la startup conta di produrre 50 prototipi del dispositivo da presentare agli apicoltori. A novembre saranno firmati invece 5 contratti di pre-vendita. Gli altri passaggi: revisione industriale, produzione nel 2019.

Nel giro di un anno – questo il piano – HiveGuard acquisirà i primi 10 clienti, vendendo circa 5000 dispositivi. Il prodotto sarà distribuito in 3 differenti pacchetti offerti a un costo mensile medio di 24 euro all’anno per ciascuna arnia nella versione standard. La startup garantisce agli apicoltori un risparmio del 50% del costo annuale per ciascuna arnia, rispetto ai metodi tradizionali di monitoraggio.

Hiveguard collabora con l’agenzia regionale Laore Sardegna ed ha già i contratti preliminari con 10 apicoltori che hanno firmato una manifestazione d’interesse per l’acquisto del prodotto. Non solo business, ma anche rispetto per l'ambiente: la salute delle api, è anche la salute della biodiversitá. In Sardegna sono presenti circa tremila apicoltori: la produzione di miele si aggira intorno ai 18-20mila quintali l'anno.

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