“Intro e fora”, tra l’isola e il mondo

Migrazioni, la mostra di Antonio Mannu allestita al Lazzaretto di Cagliari

CAGLIARI. Tema affascinate e drammatico, la migrazione quando assume volto e voce racconta viaggi, destini e avventure. Nel progetto “Migrazioni – I sardi nel mondo”, realizzato dal fotografo Antonio Mannu, i viaggi sono due e si specchiano l’uno nell’altro. C’è il viaggio, lungo e ampio, dell’autore che indaga la diaspora dei sardi, cercando l’isola fuori dell’isola; ci sono le storie dei migranti che sanno di nostalgia e vita nuova, simili alle altre, se non fosse per l’insularità che rende più radicata l’identità e più forte il bisogno di andare. Antonio Mannu ha presentato a Cagliari il documentario: “Intro e fora – 11 storie sarde” girato in undici paesi diversi, e inaugurato la mostra di ritratti “Migrazioni- la trasmissione del senso”, allestita al Lazzaretto fino a domenica 8 luglio, sintesi di un lavoro lungo, concluso di recente con la catalogazione di 117 storie esemplari.

“Intro e Fora” racconta la nuova generazione di sardi cittadini del mondo che partono per studiare e restano altrove. L’archeologa Monica Cappello vive oggi a Dubai; dopo aver lavorato a Londra per una low cost, è assistente di volo per gli Emirati arabi perché, dice: “per fare gli archeologi bisogna essere ricchi”. Paolo Angeli, musicista di fama ha l’aria felice del ragazzo partito a studiare al Dams: voleva trovare la propria anima meticcia e ha scoperto la musica liturgica sarda, il canto a chitarra; Giorgio Casu da San Gavino è finito a N.Y. dopo aver girato il mondo: il meticciato resta impigliato nelle sue tele e gli apre le porte della città più competitiva del mondo; Giulia Melis da Iglesias è arrivata in Venezuela e di qui a Buenos Aires dove lavora per le Abuelas di Plaza de Mayo; Federica Di Felice da Nuoro è andata a Malta e ancora non si spiega come possiamo essere così pochi e costretti a migrare. “Intro e fora” si apre con i versi di Alberto Masala e il rumore dei passi: il cammino tra paesaggi di una Sardegna in bianco sono la nostalgia, ha spiegato il fotografo sassarese. Ma partire è accettare la sfida: per Ignazio Mannu che parla dal suo rifugio in Tailandia è il compimento di un destino familiare, vivere in viaggio su antiche barche a vela; per Paolo Arca dal suo ristorante in Bahrain è la fuga da un dolore perché ha lasciato Oristano dopo la morte del fratello. La diaspora dei sardi ritratta da Antonio Mannu non somiglia di Ottocento e Novecento, neppure per la frattura che si allarga tra la terra che si lascia e quella che si trova. C’è semmai il rimpianto per la lingua perduta, per i sapori dell’infanzia.

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