1920. Calcio, un medico siciliano si inventa il Cagliari

Il cagliaritano Giorgio Mereu in azione durante la sfida Cagliari-Torres dell’8 settembre 1920

Il club rossoblù viene fondato dall'oncologo Gaetano Fichera. L'8 settembre il battesimo ufficiale contro la Torres

Un anno fa il Cagliari ha festeggiato il centenario della sua fondazione. Già, perché la società rossoblù vide la luce proprio alla fine del secondo decennio del secolo scorso. Una nascita che si deve a un isolano, ma non sardo, bensì siciliano. Fu infatti l’oncologo Gaetano Fichera, arrivato da Catania a Cagliari per lavorare in ospedale e insegnare nella prestigiosa facoltà di medicina, a inseguire e poi realizzare l’idea di un club che portasse il nome della città capoluogo della Sardegna. Già diverse polisportive avevano iniziato a praticare il calcio, sport approdato in Italia alla fine del 19° secolo grazie ai marinai inglesi. Fra queste sono da segnalare la Torres, sbocciata nel 1903, e ancora a Cagliari, l’Eleonora d’Arborea e l’Amsicora, e a La Maddalena l’Ilvarsenal.

Il professor Fichera non si capacitava del fatto che non esistesse una società esclusivamente calcistica e che si chiamasse Cagliari. Di questo stupore fece partecipe in una serata primaverile del 1920, alcuni notabili della città, fra cui l’industriale vinicolo Antonino Zedda. Dalle parole si passò presto ai fatti e il 30 maggio, nello storico cinema Eden di via Roma, fu fondato il Cagliari Football Club. A giugno si svolse l’assemblea che approvò lo Statuto e distribuì le cariche sociali. Presidente, ovviamente, Gaaetano Fichera, della compagine dirigenziale fecero parte altri personaggi influenti dello sport cagliaritano come il presidente dell’Amsicora Guido Costa o ancora Enrico Nonnoi dell’Eleonora d’Arborea, Natale Illario della Canottieri Ichnusa e Carlo Papi della Rari Nantes.

Un robusto gruppo ben avvezzo alle cose dello sport, che non tardò a mettere insieme il primo organico della squadra e a reperire anche il campo da gioco. Fu scelto lo Stallaggio Meloni, di proprietà della omonima famiglia cagliaritana, che veniva usato come ricovero di carri e cavalli che facevano la spola fra la città e gli altri centri della Sardegna. Lo spiazzo centrale fu reso agibile in qualche mese quindi a settembre finalmente si giocò la prima partita. Il campo era situato all’altezza dell’attuale viale Trieste, fra la strada alberata e i binari della ferrovia. Ora non resta qualche rudere della caserma che nel Ventennio venne costruita in quel luogo per ospitare gli aviatori.

Comunque l’8 settembre del 1920 ci fu il battesimo di fuoco, e i dirigenti cagliaritani chiesero a quelli della Torres di fare da sfidanti. Da Sassari la proposta fu accettata con grande entusiasmo. E così il primo di tanti derby che hanno appassionato i tifosi del Capo di sotto e del Capo di sopra, ebbe luogo. Va subito detto che ricerche d’archivio hanno stabilito che il Cagliari da ospitante lasciò ai torresini l’onore di vestire la maglia rossoblù, colori scelti anche dalla neonata società. La squadra del presidente Fichera invece scese in campo con una casacca bianca, dei camici riadattati e ottenuti grazie all’attività del medico catanese. La gara fu preceduta anche dalla cerimonia di inaugurazione del campo da gioco, con tanto di madrina, donna Teresina Loy Donà, e il brindisi con lo spumante, offerto a spettatori e giornalisti presenti.

Il derby sardo per eccellenza si concluse con il punteggio di 5-2 per i cagliaritani, che già alla fine del primo tempo conducevano per 4-0, mentre le reti ospiti arrivarono nella ripresa insieme alla quinta marcatura cagliaritana, A influire sul risultato, probabilmente, anche la stanchezza accumulata dai sassaresi per il lungo viaggio per raggiungere Cagliari. Per la cronaca i marcatori furono Alberto Cocchino Figari, autore insieme al primo storico gol della squadra anche di una tripletta, e Giorgio Mereu e Cottiglia. Per i sassaresi, invece, andarono a segno Sanna e Tocco. Di quel primo incontro ci sono anche le formazioni. Il Cagliari schierò Bertari, Picciau, Vittino, Rocca, Mereu II, Levanti, Mereu I, Salabè, Puddu, Cottiglia, Figari. C’erano anche quattro riserve: Coni, Maxia, Cau, Pisano. La Torres del presidente Nicolò Di Suni scese invece in campo con Ferdinandi, Congiatu, Firpi, Manconi, Duce, Torchiani, Marongiu, Dessy, Tocco, Ottonello, Sanna.

Il via, insomma, era stato dato. Il 10 ottobre il Cagliari giocò la seconda partita nella sua storia, ultima di quell’anno. Allo Stallaggio Meloni arrivò l’Ilvarsenal, gloriosa società della Maddalena. Stavolta i cagliaritani persero per 3-2 davanti agli arsenalotti, al termine di un match molto combattuto. Anche in questo caso, esistono le formazioni di quella partita. Cagliari: Bertari, Fiori, Mastio, Rocca, Mereu C, Levante, Figari, Coni, Puddu, Cau, Mereu G. Ilvarsenal: Abis, Angioini, Dulbecco, Lisati, Amato, Zecchina, Casazza, Bovone, Memoli, Bodini, Fava. Furono questi i primi passi di quella che sarebbe diventata la società calcistica più importante della Sardegna e che avrebbe conquistato nel 1970, prima squadra del Mezzogiorno, il titolo di campione d’Italia.

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