La Nuova Sardegna

Il “non finito” viaggia nello spazio-tempo

Il “non finito” viaggia nello spazio-tempo

A Orani sino al 13 di febbraio la proiezione del film “Alterazioni Video. Appunti per un parco incompiuto”

04 febbraio 2022
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ORANI. Dal 2006 ad oggi, il collettivo artistico Alterazioni Video (Paololuca Barbieri Marchi, Alberto Caffarelli, Matteo Erenbourg, Andrea Masu e Giacomo Porfiri) lavora a “Incompiuto”, un progetto che, nella sua prima fase esecutiva, ha realizzato la mappatura e la geolocalizzazione di 696 incompiute sparse sul suolo italiano, strutture architettoniche iniziate e mai completate, sovvenzionate con fondi pubblici.

Nel 2020 il progetto è entrato nella seconda fase esecutiva, che prevede una serie di cambiamenti di destinazione d’uso delle architetture incompiute, lasciate strutturalmente inalterate, come monumenti del presente, ma tramutate in luoghi polifunzionali di aggregazione della cittadinanza come parchi, giardini, auditorium, teatri, destinati ad attività culturali e sportive all’aperto. La seconda fase ha preso l’avvio con il progetto «Alterazioni video. Appunti per un parco incompiuto», a cura di Giuliana Altea, Antonella Camarda, Concettina Ghisu, al Museo Nivola di Orani (Nu), dal 30 ottobre 2021 sino al 13 febbraio 2022. Il progetto si è concretizzato in un filmato ora visibile al Museo Nivola, che ha come oggetto il Palasport di Nuoro, incompiuto, perso nelle campagne nuoresi, circondato da uliveti e cannabis fields che aspira a diventare un parco. Nel cortometraggio il Palasport diventa un luogo dove realtà e finzione si incontrano. L’edificio si staglia nel suo sinistro splendore sia nella narrazione fictional surreale che in quella meta-documentaristica scelta dal collettivo per raccontare il genius loci, lo spirito del luogo, quello che sopravvive alle continue variazioni del tempo, parte di un’esperienza e di un processo storico in cui tutti siamo coinvolti.

Nella sua seconda fase operativa, il progetto «Incompiuto» ha come obiettivo trasformare luoghi abbandonati e invisibili in spazi da restituire alla collettività. Alla domanda «come si trasforma un’incompiuta in un parco?» «Alterazioni Video» risponde con un film che celebra il Palasport abbandonato con uno sviluppo su due piani narrativi paralleli: quello dell’incontro tra personaggi all’interno della finzione cinematografica, a tratti surreale e magica, dove il tempo sembra essersi fermato, e quello delle riprese sul set reale, teatro di questi incontri, che riporta a una realtà e un presente in divenire.

Tra le rovine del Palasport di Nuoro, vari personaggi si muovono liberamente tra questi due piani narrativi: un guardiano visionario (l’esordiente Ivan Flore) che ha scoperto come viaggiare nello spazio-tempo attraverso una magica porta; una giovane e bionda tiktoker persa tra i rovi (la modella e performer sardo lituana Ugne Gelgotaite); due turisti musicisti americani (Travis McCoy Fuller, Rudi Fischerlehner); uno scrittore (Filippo Anniballi); un geometra rabdomante (l’attore Max Loche). Insieme a loro altre comparse, come i ragazzi che impennano nel parcheggio, anch’esso di cemento, di un ipermercato di periferia, mossi nelle loro azioni e desideri da quel gigantesco deus ex machina che è il cantiere abbandonato del Palazzetto dello sport nuorese.

Da questo luogo sospeso in un eterno presente, segnato ritmicamente da pilastri in cemento, come moltiplicazioni del monolite di Kubrick o un tempio, prende l’avvio la trama e la fine (volutamente indefinita, incompiuta tra incompiute) di questo film.

Ciascun personaggio ha un suo ruolo metaforico, che impersonifica alcuni caratteri e stilemi, in una sorta di Manifesto dell’incompiuto, dove si incontrano bellezza e terribilità (la tiktoker e il guardiano), il passato impacciato e corrotto che smarrisce la diritta via (il geometra rabdomante), il pubblico che, come il coro nelle tragedie greche, diviene parte attiva del processo di trasformazione di questi luoghi (i turisti musicisti che suonano le rovine), la comunità locale che questi luoghi li recepisce quasi in una ipnosi, come i ragazzi con i ciclomotori, che non utilizzano quel luogo, non lo vedono. La porta di ingresso del Palasport, unico spazio coperto del sito, che i personaggi attraversano per viaggiare nello spazio-tempo, diventa la soglia multidimensionale che collega tra loro i vari incompiuti sparsi per l’Italia, come un unico grande parco archeologico dell’incompiuto, espressione del pensiero visionario e magico dei progettisti.

Con questo film, il collettivo che ha dato vita ad «Alterazioni video» racconta l’incompiuto in una nuova chiave interpretativa, esplorando il fenomeno nella sua complessità, attraverso un linguaggio cinematografico che mescola i classici, soprattutto la «Tempesta» di Shakespeare, con il Palasport come l’isola con il suo Calibano, il guardiano Ivan, figura che rimanda anche al Minotauro, in un continuo gioco di citazioni: il Pasolini tragicomico de «La Ricotta» con i suoi doppi piani narrativi, la finzione e le riprese sul set reale, la tiktoker che mangia le scorte di cibo del guardiano (che somiglia incredibilmente a Stracci), il neorealismo alla youtube che incontra gli stereotipi dello spaghetti western e della fantascienza, e, ancora, la scritta iniziale e il giocattolo che sono un omaggio a «Citizen Kane».

L’intreccio narrativo tra l’epica (le gesta eroiche della bella contro la bestia) e il fiabesco (il Palasport che vuole diventare parco è come il burattino che aspira a diventare un bambino, o il brutto anatroccolo un cigno) e il realismo documentaristico procede nel docufilm per binari paralleli, gioco di specchi tra piani di finzione, brutalismo architettonico, la troupe al lavoro.



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