Verso il David: da Mereu a Igort, l’Academy sarda

Del gruppo fanno parte anche tecnici del suono musicisti ed esponenti del mondo della cultura e dell’audiovisivo. Tra gli attori anche Stefano Fresi romano ma originario di Luogosanto

Anche gli Oscar italiani hanno la loro Academy. Mancano pochi giorni alla cerimonia della 67esima edizione dei David di Donatello, i premi più importanti del nostro cinema, e i votanti hanno ormai già fatto il loro dovere. Professionisti del cinema che hanno ricevuto nelle scorse edizioni almeno una nomination ed esponenti del mondo della cultura e del giornalismo proposti dal consiglio direttivo o dalla presidenza dei David che dal 2018 vede in carica Piera Detassis: ecco chi sono i componenti della giuria dell’Accademia del cinema italiano. Tra gli oltre mille membri non mancano sardi che ricoprono diversi ruoli nel settore audiovisivo.

Ci sono tra questi i registi veterani Antonello Grimaldi, candidato nel 2008 per “Caos calmo”, Salvatore Mereu, vincitore come miglior esordiente nel 2003 con “Ballo a tre passi” e in nomination l’anno scorso per l’adattamento di “Assandira”, e Gianfranco Cabiddu che la statuetta l’ha vinta cinque anni fa per la miglior sceneggiatura non originale del lungometraggio “La stoffa dei sogni” girato interamente all’Asinara. Autore cagliaritano che in passato era già stato candidato con la sua opera prima “Disamistade” e con il documentario “Passaggi di tempo”. Tra i registi sardi vittoriosi ci sono poi, pur nella categoria riservata ai cortometraggi, anche Paolo Zucca, con “L’arbitro” nel 2009, e Mario Piredda che si è portato a casa la statuetta nel 2017 con “A casa mia” dopo essere già entrato nella cinquina di finalisti con “Io sono qui”. Pur senza alzare la statuetta negli ultimi anni sono arrivati sino alla short list, e quindi a essere aggiunti come giurati, anche altri autori isolani con i loro apprezzati corti: Roberto Carta con “Sinuaria”, Massimo Loi con “Dove l’acqua con altra si confonde” e Francesco Piras con “Il nostro concerto”. In giuria c’è inoltre Igort, il grande fumettista cagliaritano con il suo esordio dietro la macchina da presa “5 è il numero perfetto” basato su una delle sue graphic novel di maggiore successo.


Passando dalla regia ad altri ruoli fondamentali nella realizzazione di un film, da ricordare la presenza nell’Accademia del cinema italiano del tecnico del suono Roberto Campus nato a Nuoro e vincitore nel 2014 con “Anime nere” di Francesco Munzi e della scenografa sassarese Alessandra Mura che proprio l’anno scorso si è tolta la soddisfazione di ottenere il David grazie al lavoro svolto in “Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti, alla seconda candidatura dopo quella di diversi anni prima con “La ragazza del lago” diretto da Andrea Molaioli. Di nomination ne sa qualcosa il costumista cagliaritano Alessandro Lai che ne ha collezionato ben sei, frutto in particolare del lavoro nei film di Ferzan Ozpetek da “Mine vaganti” a “Napoli velata”, senza però mai alzare la statuetta.

Anche a livello di musica per il cinema non manca in giuria il contributo di alcuni sardi, a cominciare da Paolo Fresu che si è guadagnato la candidatura due volte con le musiche realizzate per “Centochiodi” e “Torneranno i prati” del maestro Ermanno Olmi. La nomination nel 2019 per la colonna sonora di “Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini è valsa invece l’inserimento tra i giurati all’olbiese Cristian Marras, bassista della band Mokaledic. Mancano invece sardi per quanto riguarda il comparto recitazione a parte la presenza dell’attore Stefano Fresi, candidato qualche anno fa per “Smetto quando voglio”, che sottolinea sempre con orgoglio le origini di Luogosanto del padre.

Accanto ai professionisti che il cinema lo fanno trovano poi spazio nella giuria dei David di Donatello anche diversi esponenti del mondo della cultura o legati comunque al settore audiovisivo. Tra le figure sarde risultano così presenti nell’Academy degli Oscar italiani la storica dell’arte Cristiana Collu, direttrice generale della Gnam di Roma, l’olbiese Claudia Panzica che lavora nel team di post produzione di Netflix Italia, e Nevina Satta, direttrice della Fondazione Sardegna Film Commission che sicuramente ha avuto un ruolo importante nello sviluppo del cinema nell’isola negli ultimi dieci anni.
 

WsStaticBoxes WsStaticBoxes