La Nuova Sardegna

L'intervista

«Mediterraneo culla della civiltà ben prima della Grecia dei filosofi»

di Paolo Ardovino
«Mediterraneo culla della civiltà ben prima della Grecia dei filosofi»

Sardegna tra passato e presente nell’ultimo libro di Silvano Tagliagambe

21 aprile 2024
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Non è una provocazione, tutt’altro. Si tratta di uno studio lungo e un processo lento attorno alla «coscienza mediterranea» dei popoli del bacino.

E il punto di vista non può che partire dalla Sardegna. Silvano Tagliagambe, professore emerito di Filosofia della scienza all’università di Sassari, fisico, autore prolifico con centinaia di pubblicazioni, stavolta la prende larga. Con il suo ultimo libro, “Il Mediterraneo dentro” (Mimesis) passa dalla filosofia alla mitologia alle neuroscienze per dimostrare che «la culla della civiltà non è la Grecia, ma è il nostro Mediterraneo».

Professore, da dove parte l’impulso che l’ha portato a percorrere questa precisa strada?
«Sono duplici. Il primo, un problema di carattere storico e culturale. In Sardegna, vede, c’è una concentrazione come in nessun’altra zona del mondo di testimonianze antiche. Possiamo tornare indietro al XII-XII secolo avanti cristo. Monumenti talmente complicati nella loro realizzazione e costruzione, ma anche dal punto di vista logistico, che sono espressione di un pensiero forte. E la domanda che non ci si è posta finora è: da dove viene questo pensiero forte?».

Nella Storia, siamo ben prima i secoli della nascita della filosofia in Grecia: è ciò che suggerisce.
«Sì, traducendo le lezioni di Pavel Florenskij, dobbiamo retrodatare l’inizio della filosofia al quattordicesimo secolo, e non al quinto-sesto. E delocalizzarlo perché alla base del pensiero filosofico c’è quello mitologico, già presente nell’intero bacino del Mediterraneo».

Perché il Mediterraneo?
«Era attraversato da fitti scambi di popoli. Questo pensiero mitologico, estremamente avanzato, era di impronta religiosa. Il merito della Grecia è stato di laicizzarlo. Ma i concetti erano già tutti presenti. Ci fa capire che il Mediterraneo, nella sua globalità, è la culla della nostra civiltà e questo spiega perché è necessario, oggi, porci un problema culturale e politico serio. Oggi il Mediterraneo è ridotto a una sorta di cimitero e questo è intollerabile».


E la nostra isola?
«La Sardegna va pensata non più come destinataria passiva di un pensiero che proviene altrove, da lontano, ma un soggetto che ha partecipato alla formazione di un pensiero, che ha visto tanti scambi dimostrati dall’archeologia».

Parlava di duplice impulso. Cos’altro c’è?
«Oggi le neuroscienze si pongono un problema filosofico a cui danno una risposta scientifica. Le faccio un esempio».

Prego.
«L’esperimento de “Il pulcino di Kant” di Giorgio Vallortigara: prende i pulcini, che nascono dalle uova, prima che possano avere qualsiasi tipo di interazione, e in laboratorio li sottopone a esperimenti cognitivi. Prima di poter imparare qualunque stimolo, i pulcini dimostrano di saper fare molte cose».

Cosa significa? A proposito di filosofia, sembra rispondere ai concetti puri di Kant, appunto.
«Non è solo l’esperienza, ma ogni individuo conta su una memoria trasmessa filogeneticamente ed è risultato di competenze acquisite da generazioni della specie. Il che significa che il passato è presente e incide. Il passato non è morto. Se si configura, infatti, sotto forma di memoria che viene depositata, intreccia una relazione forte e senza tempo».

Qui entrano in gioco gli elementi del passato presenti ancora oggi.
«Sì, viviamo in un’area densa di testimonianze e se questa atmosfera la respiriamo, la intrioiettiamo in maniera molto più forte di quanto facciamo, la nostra memoria storica si alimenta di continuo e arricchisce e sostiene competenze frutto del Mediterraneo. Noi parliamo di spirito come una cosa immateriale, ma in realtà è la trasformazione metaforica del respiro».

E anche qui, che ruolo ha la Sardegna?
«Ha delle testimonianze così importanti che la rendono capace di candidarsi a diventare laboratorio di questa incidenza del passato – che le neuroscienze stanno dimostrando – che può venire vissuta».

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