La Nuova Sardegna

Intervista

Geppi Cucciari: «Nel mio teatro, che emozione. Il boom tv? Condurre mi diverte»

di Alessandro Pirina
Geppi Cucciari: «Nel mio teatro, che emozione. Il boom tv? Condurre mi diverte»

La conduttrice e attrice nella sua Macomer con lo spettacolo Perfetta

15 maggio 2024
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È la star tv del momento, capace di passare dal salotto più elitario - ma con ascolti sempre in crescita - di “Splendida cornice” su Rai 3 alla platea più pop di Amici di Maria De Filippi. Geppi Cucciari non sbaglia un colpo, le geniali idee sue e della sua squadra di autori fanno sempre notizia. Dal tavolo tutto al femminile per parlare di suv e impotenza in risposta agli uomini che parlavano di aborto da Bruno Vespa all’ignara Lilli Gruber in versione Lillo. Messa per ora in stand by la tv ora l’attrice sarda è di nuovo in tournée con il suo spettacolo, “Perfetta”, la pièce scritta e diretta da Mattia Torre, uno dei più grandi autori dell’ultima generazione, prematuramente scomparso nel 2019, con musiche di Paolo Fresu e abito di scena di Antonio Marras. Cinque appuntamenti nell’isola firmati Cedac: ieri e oggi al Teatro Costatino di Macomer, da venerdì a domenica al Teatro Massimo di Cagliari.

Geppi, com’è stato tornare a Macomer, la sua città?
«Ho provato una emozione forte. Può sembrare una parola un po’ generica, ma è davvero così. Quello è il teatro in cui andavo con mia madre quando ero al liceo: non ci perdevamo uno spettacolo, da Raf Vallone all’Antigone di Sofocle. Salire su quel palco era un sogno che avevo fin da allora».

Un sogno diventato realtà.
«La prima volta fu in quinta liceo, quando la mia professoressa di filosofia, Maria Assunta Calvisi, che ora dirige il teatro di Sinnai, ci fece fare “Vita di Galilei” di Brecht. Poi ci sono tornata con “Si vive una volta...sola”, ma questo spettacolo è un’altra cosa, rappresenta una stagione diversa della mia vita. Ci tengo molto. E poi sono felice di portarlo nel mio teatro riaperto dopo tanto tempo. E soprattutto non capita tutti i giorni di esibirsi davanti a un pubblico di gente che conosci quasi tutta... Macomer non è Los Angeles».

“Splendida cornice”, un esempio di bella tv, alla Arbore, Dandini. Qual è il segreto?
«Questo lo dice lei, sia chiaro. Sono due nomi che hanno fatto la storia della televisione, io mi reputo solo un tassello del presente. È vero che “Splendida cornice” ha avuto un finale di stagione particolarmente felice, inaspettato. Passare dal 4 al 7 per cento di share è stata una grande soddisfazione. Intorno a questo programma ho respirato grande affetto, interesse: quando gli ospiti sono felici di venire è davvero bello. E poi il gruppo di lavoro che ho alle spalle è eccezionale, è cresciuto con me in questi anni».

Chi erano i suoi miti in tv?
«Mi piacevano tantissimo per quanto avessero uno stile molto diverso, Corrado e Raimondo Vianello. Quel loro modo di condurre ironico e quello sguardo sempre leggero sulle cose. E poi è chiaro che Serena Dandini è un modello di conduzione e di contenitore: la sua bellezza non solo consisteva solo nella conduzione ma anche nelle persone che stabilmente o non stabilmente stavano al suo fianco».

Comica o conduttrice?
«Splendida cornice è il passaggio ultimo - spero non finale - di un percorso che è iniziato anni fa. Ho cominciato con Zelig, e a quello devo tutto. Ma ammetto che mi diverto di più in una durata più lunga. Dopo che salgo sul palco mi rilasso, se devo starci solo 6 minuti resto tesa».

È considerata una delle poche voci libere, perché dice sempre quello che pensa.
«La libertà non è dire tutto quello che si pensa. La libertà sta in un anfratto che hai coltivato negli anni e ti permette di parlare delle cose che più ti stanno a cuore. Io in questo sento di avere grande libertà».

È riuscita a fare sorridere il presidente Mattarella.
«Mattarella è una persona che ha avuto l’ingombro di incontrarsi e scontrarsi con me in più di una occasione e vederlo sorridere è sempre una grande gioia. È chiaro che noi lo vediamo sorridere poco, non perché non sia allegro, ma perché è computo nel suo ruolo».

È stato anche l’anno del ritorno al cinema con “Romeo e Giulietta” di Giovanni Veronesi.
«Giovanni è un caro amico, ha scritto questo film con Pilar Fogliati. Il mio è un ruolo di accompagnamento, di quelli che servono a mandare avanti la trama. È un film leggero ma non superficiale».

Cosa c’è dopo il teatro?
«A settembre si ricomincia con la radio, il teatro e ovviamente “Splendida cornice”».

E il festival di Tavolara?
«A malincuore, estremo davvero, quest’anno non sarò a Tavolara per decisioni organizzative unilaterali. Per me è difficilissimo parlarne perché è un enorme dispiacere».

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